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Coronavirus, «la Spagna vieta tutti gli spostamenti: oltre 1500 casi in 24 ore, è stato d’emergenza»

La decisione del governo spagnolo ufficializzata da Sanchez. Oltre 6000 i contagi, 189 le vittime …

La Spagna sarà tutta zona rossa dalle 8 di lunedì mattina, mentre il bilancio dei contagi ha superato i 6000 e le vittime sono 189. Il decreto approvato dal consiglio dei ministri assieme alla dichiarazione dello stato d’emergenza sanitaria in tutto il paese è stato ufficializzato dal presidente Pedro Sánchez. «È l’ora della responsabilità», ha detto.

Il decreto istituisce il divieto di circolazione e spostamenti, salvo ragioni imprescindibili, più o meno come in Italia; la possibilità per lo Stato di prendere la gestione delle industrie e delle compagnie energetiche (gas e petrolio).

Al ministro degli Interni saranno avocati i poteri su tutta la polizia, incluse quelle locali e regionali; sarà disposta la chiusura di tutti i locali e i luoghi pubblici (parchi cittadini e nazionali inclusi) e degli esercizi commerciali, con l’eccezione delle farmacie, dei supermercati, benzinai, edicole e tabaccai. Alle forze armate potrebbe spettare invece il compito della distribuzione alimentare, in caso di necessità.

Le ragioni per le quali i cittadini sono autorizzati a uscire di casa e a circolare (in auto o a piedi) sono analoghe a quelle contemplate dal decreto italiano: fare la spesa, andare al lavoro o in banca, dal medico o nei centri sanitari, per assistere anziani e malati, rifornirsi di carburante. Per cause di forza maggiore o di necessità che devono essere comunque giustificate. Non si conoscono per ora le sanzioni e le conseguenze per i trasgressori. Sui pannelli luminosi delle città lampeggiano per ora solo le raccomandazioni rivolte alle categorie a rischio, come quella di evitare l’uso dei mezzi pubblici. A Barcellona sono già stati soppressi alcuni servizi di trasporto pubblico per ordine della Generalitat, il cui governatore, Quim Torra, insiste da ieri con Sánchez affinché tutta la regione sia isolata, chiudendo porti e aeroporti. Non viaggiano i bus tutistici, né la teleferica.

Il presidente Pedro Sánchez aveva annunciato stanziamenti di oltre 18 miliardi di euro. Alcune grosse industrie hanno deciso di chiudere le loro filiali spagnole: Seat, Volkswagen e Renault. Sospese le attività del Parlamento, che non si riunirà prima del 24 marzo.

A Madrid dove si registrano la metà dei casi nazionali, è stato modificato il criterio dei test che saranno condotti soltanto su chi ha sintomi e prima di dimettere chi è guarito. Le autorità spagnole non sono riuscite a frenare l’esodo in massa da Madrid verso le seconde case, al mare o nei villaggi di origine. Nella regione di Murcia è stato disposto l’isolamento di 376mila persone nelle località sulla costa. Treni ad alta velocità sono arrivati strapieni a Valencia, che aveva già deciso di annullare Las Fallas,la festa del fuoco e dei giochi pirotecnici, frequentata ogni anno da migliaia di turisti. La Catalogna si prepara a chiudere dopo aver isolato 70mila abitanti nell’area di Igualada, particolarmente colpita dal virus. Quasi certo il rinvio delle elezioni galiziane e basche.

Il virus ha attaccato la classe politica: due ministre sono risultate positive, Irene Montero (Pari opportunità), Carolina Darias (Politiche territoriali), Santiago Abascal, presidente di Vox, nuova formazione parlamentare di estrema destra, e almeno tre deputati, tutti reduci dall’assemblea generale del partito, con 9000 partecipanti. In isolamento il leader di Unidas Podemos, Pablo Iglesias, secondo vice presidente del governo e partner di Montero; in quarantena anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau.

È la seconda volta, nella storia della democrazia spagnola, che si dichiara lo stato d’allerta: nel 2010 furono precettati così i controllori aerei in conflitto con il governo.

14 marzo 2020 (modifica il 14 marzo 2020 | 21:54)

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