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Coronavirus, le prossime tappe della vaccinazione: obiettivo copertura all’80% della popolazione

Il vaccino «è gratuito e non è obbligatorio». Categorie prioritarie sono infermieri e medici. Poi Rsa e ultra 80enni. Per tutto il resto della popolazione bisognerà attendere la fine del 2021
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Il giorno tanto atteso, il Vax-Day, è arrivato: per l’Italia e per l’Europa. Le prime dosi di vaccino contro il Coronavirus sono state inoculate, la campagna è ufficialmente iniziata. «L’Italia si risveglia», dice il premier Giuseppe Conte. «Questa è la strada per superare una fase difficile», aggiunge il ministro della Salute Roberto Speranza. Ma ora, cosa succede? L’obiettivo è quello di raggiungere una copertura dei vaccini che arrivi all’80% della popolazione (con più del 70%, spiegano gli esperti, si raggiunge l’immunità di gregge). Il vaccino, ricorda Domenico Arcuri, commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, «è gratuito in Italia e non è obbligatorio». Verrà somministrato in strutture pubbliche e in seguito con l’aiuto dei medici di base.

In seguito alle polemiche che da giorni si rincorrono, sulle dosi per i prossimi giorni distribuite ai vari paesi europei, arriva l’ennesima precisazione del ministero della Salute: «Come illustrato nel Piano Strategico Vaccinazione Covid-19, i contratti con le aziende produttrici dei vaccini sono stipulati direttamente dalla Commissione Europea per conto di tutti i Paesi membri dell’Unione. Ogni Paese riceve la quota percentuale di dosi spettante in proporzione alla popolazione secondo le stime Eurostat». All’Italia è destinato il 13,46% di ogni fornitura.« Questo equivale a 26,92 milioni di dosi dal contratto con Pfizer-Biontech, di cui 8,749 milioni nel primo trimestre». La consegna della prima delle forniture da 470mila dosi settimanali è programmata da domani, dicono ancora dal ministero. «Con gli altri contratti stipulati – con AstraZeneca e Moderna – il totale delle dosi sale a 202 milioni, dotazione sufficiente per poter potenzialmente vaccinare tutta la popolazione e conservare delle scorte».

Intanto entro giovedì dovrebbe arrivare il via libera delle autorità britanniche al vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall’Università di Oxford. Secondo Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca, come quelli di Moderna e Pfizer è «efficace al 95%. E poi è in grado di eliminare al 100%» i sintomi più gravi che hanno come esito i ricoveri in ospedale per Covid-19, spiega l’ad al Sunday Times. La distribuzione del farmaco dovrebbe partire il prossimo 4 gennaio.

Le prossime tappe

Quella di oggi è una data simbolica: la distribuzione vera e propria del vaccino prende il via il 28 dicembre: sono 470mila, come ricorda il ministero della Salute, le dosi del siero Pfizer-BionTech – nome commerciale di Cominarty – che ogni settimana arriveranno del nostro paese.

Del siero Pfizer-BioNTech sono previste 27 milioni di dosi così distribuite: 8,8 nei primi tre mesi dell’anno, 8,1 nel secondo trimestre, 10,1 nel terzo trimestre del 2021. Per il 6 gennaio poi è previsto l’ok dell’Ema, agenzia europea per il farmaco, per il sieri della statunitense Moderna. L’8 gennaio è previsto un evento per i cittadini, e le dosi previste per questo farmaco saranno 10,8 milioni: nei primi tre mesi del 2021 1,4, poi 4,7 nel secondo e 4,7 negli ultimi tre mesi dell’anno. Il totale (Pfizer + Moderna) di dosi sale così a 38 milioni: l’Unione europea sta negoziando con le due case farmaceutiche altre dosi.

E poi alla partita si aggiungono AstraZeneca e gli altri vaccini: l’Ue, per AstraZeneca, ha opzionato 40 milioni di dosi. Se tutti i processi di autorizzazione andranno a buon fine, il nostro Paese potrà aggiungere pure 26,92 milioni di dosi con il contratto con Johnson&Johnson. Potrebbero poi arrivare 40,38 milioni di dosi dal contratto con Sanofi e 30,28 dal contratto con CureVac. Non solo: per l’estate potrebbe arrivare anche un vaccino made in Italy, realizzato Reithera in collaborazione con l’istituto Spallanzani di Roma: si tratta di uno dei 65 vaccini in fase clinica che ha completato la fase 1.

In caso di farmaci che necessitano di una catena del freddo non particolare, si usa un modello di distribuzione con un sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali. In caso di sieri che hanno bisogno di una catena del freddo estrema – come Pfizer – le dosi vengono mandate dall’azienda farmaceutica a 300 punti vaccinali e la distribuzione vedrà il coinvolgimento delle Forze armate.

Le priorità

Le categorie prioritarie verranno vaccinate nei primi tre mesi del 2021 con le 8,749 milioni di dosi Pfizer e 1.346.000 di dosi Moderna – previo nulla osta dell’Ema. Chi sono? Lo ha spiegato Arcuri nei giorni scorsi: 1.404.037 tra operatori e lavoratori sanitari e socio-sanitari, 570.287 persone tra chi lavora e chi è ospitato all’interno dei presidi residenziali per anziani, e poi 4.442.048 di italiani e italiane che hanno più di 80 anni.

Seguiranno poi 13.432.005 di persone tra i 60 e i 79 anni e poi 7.403.578 di persone che hanno almeno una comorbilità cronica. E ancora: da aprile e fino a settembre verranno vaccinati insegnanti e personale scolastico, e poi ancora chi si occupa per servizi essenziali come Forze dell’ordine, personale delle carceri e dei luoghi di comunità. Per tutto il resto della popolazione bisognerà aspettare gli ultimi tre mesi del 2021.

E poi?

L’Aifa, agenzia italiana del farmaco, lavorerà, si spiega, su una sorveglianza aggiuntiva sulla sicurezza dei vaccini stessi, attraverso un monitoraggio di eventuali eventi avversi ai sieri contro il Coronavirus. L’ageznzia darà anche il via a studi indipendenti. Al lavoro sulle attività durante la campagna vaccinale, l’Agenzia ha un comitato scientifico dedicato.

In copertina AFP/ Piero CRUCIATTI | Il vaccino Pfizer/Biotech all’ospedale di Cremona, 27 dicembre 2020.

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