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Coronavirus Milano - Cronaca

Coronavirus Milano, la rincorsa ai letti negli ospedali sotto stress: «Ma il sistema resiste»

Rianimazioni, picco di ricoveri. Già convertito il 40% degli spazi. Stocco: «A marzo le persone positive stavano male a casa travolti dalla paura dei contagi» …

C’è un elemento che per certi versi complica la rincorsa degli ospedali per garantire posti Covid. Ma non per forza è una cattiva notizia. Anzi è un buon segnale di tenuta del sistema sanitario. «Ci sono giornate come ieri in cui abbiamo una quarantina di nuovi pazienti in urgenza. Ma non sono malati Covid», racconta Matteo Stocco direttore di San Carlo e San Paolo. Questa resta l’enorme differenza con marzo. Quando in ospedale, arrivavano solo ambulanze cariche di pazienti positivi in brutte condizioni.Gli altri stavano (male) a casa, travolti anche dalla paura di contagiarsi. «Non possiamo mescolare le carte, per cui si può convertire un reparto , di solito di una ventina di posti letto, solo quando sono stati dimessi tutti i pazienti negativi», aggiunge Stocco.

Tra San Paolo e San Carlo, oggi, ci sono 248 persone ricoverate per Covid: quasi il 40 per cento della disponibilità di letti totale, visto che la capienza è stata ridotta, per l’impegno grosso richiesto al personale nel gestire i malati di coronavirus. Così la conversione procede per mantenere in equilibrio i letti per altre patologie. Lo stesso discorso si può fare a Niguarda, dove già sono stati riadattati 11 reparti. «Negli ultimi giorni la crescita è meno violenta, più lineare, ma il primo obiettivo che dobbiamo raggiungere velocemente, con l’aiuto delle misure di contenimento, è quello di allineare il saldo tra chi entra e chi esce», spiega il direttore generale Marco Bosio.

C’è un dato che spiega quanto la seconda ondata stia picchiando in particolare sulla città: nei primi 100 giorni dell’epidemia, tra febbraio e marzo, qui c’erano 950 ricoverati. Ora, dopo solo un mese, sono già 540. «Lottiamo per anticipare i numeri e non andare in affanno in pronto soccorso, dove per fortuna per ora riusciamo a non creare intasamenti. Resta il fatto che questa è una battaglia che medici e infermieri hanno già combattuto e che a molti è rimasta sottopelle. Resta la passione, ma c’è sempre più fatica da portarsi dietro», aggiunge Bosio.

Lo scenario è più o meno lo stesso in tutti i grandi ospedali della città. Al Policlinico sono occupati 310 letti, un terzo di quelli disponibili. Ogni giorno cambia lo scacchiere in base all’andamento dei numeri e ai carichi del pronto soccorso. C’è poi lo sforzo nelle rianimazioni, con 48 persone intubate tra l’ospedale e l’hub in Fiera. Al San Raffaele invece sono attivi 226 letti Covid, altri 100 a San Donato e 90 tra Sant’Ambrogio, San Siro e Galeazzi. La concentrazione più importante di letti Covid è senza dubbio al Sacco, dove cresce la pressione e il 70 per cento della struttura, circa 300 postazioni, è già riconvertito, con 23 intubati, oltre ai quattro al Fatebenefratelli in due reparti completamente Covid e ai due pediatrici al Buzzi. Numeri che ancora ieri il primario delle Malattie infettive Massimo Galli ha usato per ribadire un concetto forte quanto definitivo: «La battaglia di Milano è iniziata: questo è il momento del fare e non di blaterare», ha detto. Ovvio che il confronto ricada con il passato : «Erano tempi in cui Milano aiutava a curare i pazienti di tutta la Regione. Ora la città ha bisogno che succeda il contrario».

Anche i numeri del bollettino di ieri confermano la concentrazione del contagio nell’area di Milano: 4.296 nuovi casi dei 9.934 di giornata. Numeri record, ma spinti dall’altrettanto dato record dei tamponi processati in Lombardia (46.401). Il rapporto di positività resta intorno al 21 per cento, in linea con gli ultimi sei giorni, con un Rt dell’area metropolitana sceso a 1,52, ma ancora 131 decessi. Il dato decisivo e più complesso da leggere resta proprio quello dei ricoveri. Con le terapie intensive ieri aumentate di 48 unità (totale 570), ma con i letti ordinari che restano in linea con il bilancio della settimana: 245 in più. E nonostante ci siano stati giorni peggiori, il problema ormai si misura sul totale. Perché tanto è vero che il sistema regge e ha margine, quanto i 5.563 malati restano troppi non volendo arrendersi, come in primavera, a lasciare indietro tutto il resto dell’universo sanitario.

7 novembre 2020 | 07:36

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