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Coronavirus Milano - Cronaca

Coronavirus Milano, nove contagi su dieci nascono in famiglia, Pregliasco: «L’epidemia frena ma non è esaurita»

L’Rt arriva a 0,69. Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Igiene generale e applicata alla Statale «La tendenza è buona, ma la guardia resta alta» …

Poco più di 1.200 nuovi casi scoperti grazie a 14.174 tamponi, 461 pazienti in meno bloccati in un letto d’ospedale a causa del coronavirus, l’indice di contagio Rt del Milanese sceso a 0,69. Con questi dati, conferma di un trend al ribasso iniziato da giorni, la Lombardia si prepara a diventare «zona gialla» dalla prossima domenica e a fare un ulteriore passo in avanti nelle riaperture. «La tendenza è buona — spiega Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Igiene generale e applicata alla Statale —. L’ultimo bollettino riporta l’8,6 per cento di positivi sul totale di tamponi fatti e anche i casi a Milano, uno dei contesti più colpiti in questa seconda fase, stanno diminuendo». Sono 108 i nuovi infetti in città, 336 quelli in provincia. Tra i contagi di ieri in Lombardia, 432 riguardano persone tra i 25 e i 49 anni, 296 sono relativi a 50-64enni. Altri 102 positivi hanno un’età compresa tra i 65 e 74 anni, mentre 186 sono over 75.

L’epidemia, pur in calo, non risparmia i più giovani. Sono 132 i lombardi minorenni registrati nell’ultimo bollettino. «Anche dalle ambulanze emerge un miglioramento della situazione — dice Pregliasco —, l’emergenza urgenza non è più in affanno. Si tratta di risultati buoni, ma non risolutivi o istantanei: ci dicono che dobbiamo continuare a essere attenti». L’allentamento delle restrizioni in arrivo — parziale riapertura di bar e ristoranti per le consumazioni sul posto, via libera agli spostamenti tra Comuni diversi — non deve far pensare che il problema sia alle spalle. «Nel prossimo futuro c’è il potenziale rischio di una terza ondata. Il virus non è cambiato, abbiamo solo ridotto la sua capacità di diffusione». Prova ne è il drammatico numero di morti legate al virus. Sono 69 quelle registrate ieri, 23.277 dall’inizio dell’emergenza. Come nella prima ondata, i più fragili risultano gli anziani: 57 le vittime over 75 secondo il bollettino. «Ma anche persone più giovani, soprattutto se hanno altre patologie, sono a rischio» dice l’esperto. Nove i morti di ieri con età tra i 65 e i 74 anni e tre della fascia 50-64 anni. Secondo le previsioni di statistici ed epidemiologi, le vittime inizieranno a calare in modo più deciso nella seconda metà del mese di dicembre.

«Ormai abbiamo capito che combattere il Covid-19 non è come fare uno sprint. È più simile a una maratona. Dobbiamo tenere il passo e fare qualche sacrificio anche nel periodo natalizio». Vanno in questa direzione le misure previste nell’ultimo Dpcm, che intendono limitare gli assembramenti per le feste e frenare i movimenti tra Comuni diversi anche nelle zone gialle. L’ambiente domestico si rivela infatti il più rischioso per la trasmissione del virus dopo l’entrata in vigore del lockdown. Lo conferma uno studio realizzato dall’università San Raffaele, quella di Pavia e dall’assessorato lombardo alla Sanità secondo cui nella settimana dal 2 all’8 novembre su 2.419 focolai, il 92,7 per cento è avvenuto tra le mura domestiche, contro il 72,8 (su 853 focolai) nel periodo precedente le restrizioni. L’analisi sottolinea come sia essenziale far conoscere ai cittadini questo rischio tramite campagne di comunicazione adeguate. L’invito alla cautela arriva anche da Giulio Gallera, assessore regionale alla Sanità, che ha affidato ai social network il suo messaggio: «Abbiamo compiuto un altro passo importante ma la battaglia contro l’epidemia è ancora lunga — scrive —, dobbiamo continuare a non abbassare la guardia e mantenere la massima attenzione, rispettando tutte le norme igieniche per scongiurare il più possibile una recrudescenza del virus».

10 dicembre 2020 | 07:45

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