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Coronavirus Roma - Cronaca

Coronavirus nel Lazio, 1.251 nuovi positivi e 16 decessi: Rt a 1,38. «Troppi pazienti lievi intasano gli ospedali»

Migliora il rapporto tra i tamponi e i positivi che è 5,7%. La Regione: «Presto un bando per richiamare in servizio anestesisti e medici del contact tracing». L’allarme del segretario regionale Anaao Assomed: «Utilizzare gli hotel come ospedali di territorio» …

Ancora in lenta crescita i nuovi casi di coronavirus nel Lazio che ormai da qualche giorno hanno superato la soglia dei mille casi: oggi su oltre 21 mila tamponi sono 1.251. I pazienti deceduti, come ieri, sono 16 e 107 quelli guariti. Migliora di poco il rapporto tra i tamponi e i positivi che è 5,7% (ieri era 5,8%). Il valore Rt (che misura il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure di contenimento) regionale, invece, è 1,38: più basso a Roma e più alto nelle province di Viterbo, Frosinone e Latina. Per dare un po’ di sollievo alla pressione che grava sui medici ospedalieri, la Regione ha pronto un bando «per richiamare in servizio medici volontari andati in quiescenza disponibili a rientrare soprattutto anestesisti e medici del contact tracing». L’assessore alla Sanità della Regione, Alessio D’Amato, aggiunge che è stata «buona l’adesione al secondo bando delle unità mobili Uscar: hanno partecipato circa mille tra medici e infermieri per potenziare le attività sui territori».

Anaao Lazio: «Troppi pazienti lievi intasano gli ospedali»

La pressione sugli ospedali della Capitale, con l’aumento dei contagi da coronavirus «la stiamo sentendo. Ma quello che ci preoccupa di più è l’arrivo di tanti casi lievi, che potrebbero essere gestiti sul territorio. Pazienti che avrebbero diritto a un tampone a casa o in strutture territoriali, invece si riversano nei Pronto soccorso. Di questo passo le prossime settimane rischiano di essere drammatiche». A dirlo, è Guido Coen Tirelli, segretario regionale Anaao Assomed Lazio. «I pazienti arrivano tutti in ospedale perché non trovano risposte altrove – continua il medico – i tamponi a domicilio sarebbero una soluzione, ma questo sistema funziona male. E il paziente che attende inutilmente si sente abbandonato e, alla fine, per paura o per legittima preoccupazione, viene in ospedale. Così i nostri pronto soccorso scoppiano. L’ospedale supplisce ad una carenza di servizio a livello territoriale che mette a rischio tutti perché si blocca». I medici ospedalieri della Capitale «sono preoccupati, anche se abbiamo ancora margine per i ricoveri. Ma la mancanza di organizzazione ci fa temere. Bisognava prepararsi un po’ prima», ammonisce. Il sistema, lamenta Coen Tirelli, «resta troppo ospedalo-centrico mentre il supporto del territorio è fondamentale». Per questo il sindacalista promuove la proposta del presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, di utilizzare gli hotel, chiusi in questo periodo, come `ospedali di territorio´ gestiti da équipe di medici di famiglia, specialisti ambulatoriali e infermieri.

22 ottobre 2020 | 16:32

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