Categorie
Coronavirus Torino - Salute

Coronavirus, perché in Piemonte non si riesce a fare il tampone rapido nelle farmacie?

Mancano gli infermieri per eseguire l’esame (capace di fornire una diagnosi in 15 minuti) e comunicare l’esito al paziente …

«Non sappiamo ancora nulla». Così, ieri mattina, una farmacista di Torino rispondeva a un cittadino che voleva sapere quando avrebbe potuto eseguire il tampone rapido per il coronavirus prenotabile in farmacia. E arrivati a questo punto sorge spontaneo pensare che questi test, capaci di fornire una diagnosi in 15 minuti, in farmacia non li vedremo mai.

I tamponi rapidi ci sono

Mancano gli infermieri per eseguire l’esame e comunicare l’esito al paziente. «Da questo problema non se ne esce», commenta Massimo Mana, presidente di Federfarma, l’associazione che riunisce circa 1.650 farmacie in Piemonte. Oggi resta quindi impossibile prevedere quando il servizio sarà disponibile.

Il servizio

È il 21 ottobre quando il presidente della Regione, Alberto Cirio, lo presenta. Funziona così: il cittadino acquista il tampone rapido in farmacia — 45 euro l’uno, 32 per cinque —, lo porta a casa, ed entro tre giorni un infermiere arriva a domicilio per effettuare l’esame. L’esito è registrato sulla piattaforma Covid della Regione. Se negativo, tutto finisce lì, se positivo, il soggetto dovrà essere sottoposto a tampone tradizionale attraverso il Sisp.

Primo rinvio

L’annuncio coglie in parte Federfarma di sorpresa. Tant’è che l’associazione precisa poi che i farmacisti avrebbero potuto prenotare i cittadini per il test da lunedì 26 ottobre. Ma quel giorno nessuna farmacia di Torino è in grado di soddisfare le richieste. «Problemi con la piattaforma, ancora non sappiamo come utilizzarla, provi a richiamare nel pomeriggio o domani», è la risposta. Nel pomeriggio Federfarma fa sapere che la partenza sarebbe slittata a giovedì 29 ottobre, proprio a causa delle difficoltà della piattaforma usata dai farmacisti — Alpha Pharma Service — nel dialogare con il sistema Covid regionale.

Secondo rinvio

Tre giorni dopo il servizio è ancora al palo. Emerge il problema vero: non ci sono gli infermieri. Ne sarebbero serviti almeno 300, reclutati attraverso una società privata di Milano, invece ce n’è appena una decina. «I professionisti sul mercato sono pochi, le Regioni stanno facendo bandi su bandi perché mancano pure negli ospedali, noi siamo arrivati buoni ultimi e ci siamo trovati senza», spiegava allora uno sconsolatissimo Mana.

LEGGI ANCHE

No al test in farmacia

Impossibile pensare di farlo direttamente dai farmacisti: non sono abilitati. Anche la seconda si rivela una falsa partenza mentre le opposizioni in Consiglio regionale iniziano a parlare dell’ennesima figuraccia della Regione. Nelle ultime due settimane, Mana e colleghi hanno continuato a lavorare per far partire il servizio perché la richiesta resta alta. «Prova ne è il fatto che in sette giorni le farmacie hanno effettuato 9 mila test sierologici — aggiunge Mana —. D’altra parte, la gente vuole sapere come sta e, se il sistema pubblico fa fatica, si rivolge ai privati. E poi questi test misurano anche le immunoglobuline IgM, quelle che indicano la presenza di una infezione recente e suggeriscono che si potrebbe essere ancora positivi».

Il piano «B»

Federfarma sta provando a modificare la struttura del servizio. Niente più infermieri per le case, ma professionisti fissi nelle farmacie: il tampone rapido si farebbe lì: «In questo modo — spiega Mana — i 300 infermieri previsti all’inizio si ridurrebbero a un centinaio». Del loro reclutamento non si occupa più la società di Milano, ma Federfarma Piemonte. Finora ne sono stati reperiti solo una ventina. Si pensa di allargare l’offerta ai medici neo-laureati. Tutto mentre le farmacie ripetono ai cittadini: «Richiami».

10 novembre 2020 | 20:23

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *