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Coronavirus, perché la Francia dimezza la quarantena e che cosa succederà in Italia

La contagiosità è più alta nei primi giorni di sintomi. Il Cts potrebbe valutare di seguire la via francese. Richeldi (Cts): «Va valutato se il rischio è accettabile» …

La Francia ha deciso: dimezzerà da quattordici a sette giorni la durata dell’isolamento per chi è risultato positivo al coronavirus e per chi è entrato in contatto con un soggetto infetto. Questo perché, secondo quanto spiegato dal ministro della Sanità «si è più contagiosi nei primi cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi o dopo un test positivo. Poi la contagiosità diminuisce in maniera molto significativa e dopo una settimana rimane, ma è molto debole».

Eccesso di cautela (giustificato)

«Da noi c’è stato un eccesso di cautela. Raccomandare 14 giorni di isolamento aveva senso all’inizio dell’epidemia ed è stato giusto perché ancora non sapevamo nulla di questo virus – sottolinea Mario Clerici, professore ordinario di Immunologia all’Università di Milano – ma oggi conosciamo molti più dettagli e una quarantena così lunga soprattutto per gli asintomatici, è eccessiva. Una settimana senza sintomi secondo me è più che sufficiente per garantire che la persona non è più in grado di contagiare perché nel frattempo subentra la risposta mediata da anticorpi, cellule T e immunità innata».

Obiettivo: maggiore aderenza

L’accorciamento della quarantena, è indubbio, favorirà una migliore adesione alla regola: un conto, soprattutto per gli asintomatici, che oggi rappresentano la maggior parte dei positivi, è restare in isolamento per due settimane, un altro è fare un sacrificio per una settimana. «L’opzione francese – prosegue Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’istituto Galeazzi di Milano – è interessante e merita una valutazione soprattutto per gli aspetti pratici nei confronti della popolazione. Credo sia arrivato il momento per valutare un cambiamento alla luce del fatto che sono effettivamente i primi giorni di infezione a essere quelli più pericolosi».

Cosa potrà cambiare in italia

Ma in Italia potrà cambiare qualcosa? Luca Richeldi, pneumologo, membro del Comitato Tecnico scientifico lascia intendere che qualcosa potrebbe succedere: «È una decisione che molto probabilmente verrà valutata anche in Italia, soprattutto perché avrebbe grande impatto nel rendere più semplice le misure di quarantena. È molto improbabile che una persona sia ancora contagiosa dopo dieci giorni. Oggi siamo in una fase in cui probabilmente avendo una pressione inferiore e meno emergenziale possiamo forse prenderci il lusso di scelte meno conservative». I dati portano in quella direzione, grazie anche a una revisione su 25 studi di scienziati del centro per la medicina basata sull’evidenza di Oxford. Gli scienziati hanno visto che gli asintomatici che a distanza di sette giorni dal tampone risultano positivi mantengono una carica virale molto bassa o addirittura nulla. «Dobbiamo valutare se il rischio è accettabile. – conclude Richeldi -. Potrebbe eventualmente essere discussa, ma è una mia idea personale, una quarantena differenziata per diverse forme cliniche, meno giorni per chi è asintomatico».

9 settembre 2020 (modifica il 9 settembre 2020 | 07:17)

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