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Coronavirus, perché nel Massachusetts la mortalità è più bassa che nel resto degli Usa?

La risposta – come sempre – è complicata, ma ha a che fare con un modello sanitario diverso dal resto degli Stati Uniti. Un Paese in cui il peso economico della pandemia potrebbe portare — indirettamente — proprio a una copertura sanitaria universale …

L’emergenza del coronavirus ha chiuso in casa oltre 300 milioni di americani e ucciso persone in tutti gli Stati degli Usa tranne in Wyoming. Ma c’è uno Stato in cui i dati seguono una curva diversa dal resto del Paese: il Massachusetts, dove nel 2006 — quando il repubblicano Mitt Romney era governatore — è stata approvata una riforma sanitaria che garantisce un’assicurazione a quasi tutti i cittadini. Grazie a questa legge — in seguito modificata affinché si adattasse all’Affordable Care Act, la riforma sanitaria federale firmata da Barack Obama nel 2010 — il Massachusetts è oggi lo Stato con meno residenti non assicurati d’America e, in tempo di pandemia, può essere un caso studio sull’assistenza sanitaria universale, quel Medicare for All su cui Bernie Sanders e gran parte del partito democratico hanno fatto campagna elettorale in queste elezioni presidenziali. «In Massachusetts fra il 97% e il 98% dei cittadini ha una assicurazione e c’è grande abbondanza di ospedali e centri medici», spiega al Corriere Jon Kingsdale, professore della Boston University e primo direttore del Massachusetts Health Connector, il marketplace pubblico delle assicurazioni istituito dalla riforma del 2006.

Una visita al pronto soccorso costa centinaia di dollari

«Negli Stati Uniti i test sono gratis, ma una visita al pronto soccorso per un test costa centinaia di dollari e un ricovero decine di migliaia: con la crisi economica in atto e il calo dei guadagni, ogni minima spesa diventa gravosa. E se per non spendere non si fanno test, si finisce per mettere tutti in pericolo. Gran parte delle assicurazioni negli Stati Uniti — prosegue il professor Kingsdale — sono legate al lavoro e con il collasso dell’occupazione molte persone perderanno la copertura medica, anche in Massachusetts. Per fortuna, però, qua gran parte della popolazione può avere accesso all’assicurazione pubblica e in questa emergenza sanitaria è un grande vantaggio rispetto ai 17 Stati, fra cui la Florida, che non hanno esteso la copertura sanitaria come previsto dall’Obamacare. E i cui residenti subiranno l’impatto».

La copertura del Massachusetts

Secondo David Cutler, professore di economia applicata a Harvard e consigliere per la sanità durante la campagna elettorale di Obama nel 2008, «è difficile da dire con certezza», ma la copertura sanitaria quasi universale del Massachusetts starebbe avendo un impatto nella gestione della crisi: «Gli ospedali non sono appesantiti dalle persone non assicurate e quindi le loro finanze sono più al sicuro rispetto agli altri Stati». Non esistono ancora dati ufficiali, «né degli accessi né delle finanze degli ospedali», ci dice Maia BrodyField, portavoce della Blue Cross Blue Shield of Massachusetts, ma «aneddoticamente i residenti dello Stato sembrerebbero avere accesso alle cure». In Massachusetts, ci spiega al telefono da Boston il dottor Saul Weingart, chief medical officer del Tufts Medical Center, ci sono infatti quelli che definisce «safety net hospital», ospedali che spesso si trovano nei pressi delle comunità più povere e si prendono cura dei pazienti non assicurati: quando c’è troppo afflusso, come può succedere in questa situazione, li girano poi ai centri medici accademici.

Il problema dei test

Anche se gli ospedali americani stanno curando tutti i malati di coronavirus indistintamente, però, il problema sarebbe più profondo. «Nel 2018 negli Stati Uniti c’erano 28 milioni di persone senza assicurazione, perché costava troppo o perché avevano da poco perso il lavoro, e circa metà di loro non sa a chi rivolgersi quando ha bisogno di cure mediche. Questo non li aiuterebbe a recarsi tempestivamente a fare un test, nel caso pensino di essere stati esposti», chiarisce un brief pubblicato a fine marzo dalla Kaiser Family Foundation, think thank californiano che studia la sanità americana. «Al tempo stesso, è probabile che, per paura di dover pagare, non ci pensino neanche a farlo il test, o a richiedere una cura: chi avesse contratto il virus — spiega la fondazione — si ritroverebbe grossi conti da pagare e questo potrebbe dissuaderli dal cercare una cura».

Il tasso di mortalità

Per paura di ritrovarsi un conto da migliaia di dollari una volta guarita, dunque, una persona non assicurata tende a evitate i test e le cure, e in un’epidemia come questa sarebbe devastante. «Gli ospedali, in tutti gli Stati Uniti, generalmente stanno trattando i malati di coronavirus perché si rendono conto che non farlo sarebbe pericoloso per tutti», spiega Gerald Friedman, economista della University of Massachusetts, al telefono da Amherst. «Se guardiamo al tasso di mortalità del Covid-19, però, in Massachusetts è più basso che altrove: non è merito soltanto dell’assistenza sanitaria universale, ma sicuramente ha aiutato». Il vero impatto della copertura sanitaria, insomma, sarebbe qua: i residenti fanno più test perché non temono i conti ospedalieri, vengono curati prima e la mortalità si abbassa.

Il rapporto con il Michigan

Nello Stato del New England, al 9 aprile, muoiono 6 persone ogni 100 mila abitanti, molto meno che nei focolai nazionali: a New York le vittime sono 32, in New Jersey 17 e in Louisiana 14. I contagi invece sono tanti – con 246 ogni 100 mila abitanti il Massachusetts è quarto dopo New York (770), New Jersey (534) e Louisiana (365) – ma questo dipende anche dall’alto numero di test effettuati. Secondo i dati del Covid Tracking Project, infatti, il Massachusetts ha effettuato 11.802 test per milione di abitanti, venendo subito dopo New York (17.481), Louisiana (16.059) e Stato di Washington (12.052): più del doppio rispetto al Michigan, un hotspot in cui ogni 100 mila abitanti ci sono 204 contagi e 10 morti, ma dove i test effettuati sono appena 5.040.

Sforzi intensificati

Il 4 aprile, il governatore repubblicano del Massachusetts Charlie Baker ha ulteriormente intensificato lo sforzo, in collaborazione con la no-profit Partners in Health, incaricando 1.000 volontari di ricostruire i contatti avuti dalle persone contagiate, in modo da isolare chi ha contratto — o rischia di contrarre — il virus e da condurre ancora più test. A coordinare l’iniziativa — la prima negli Stati Uniti — è il professore di Harvard Paul Farmer, cofondatore di Partners in Health, un medico e antropologo che ha combattuto per trent’anni Aids, Ebola, colera e tubercolosi negli angoli più remoti e poveri del Pianeta.

L’esempio di Ebola in Africa

«Durante l’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale abbiamo imparato che il distanziamento sociale è praticamente impossibile in casi in cui scarseggi il cibo, o nei quartieri più poveri e sovraffollati», ha scritto Farmer il 19 marzo in un’opinione sul Boston Globe, spiegando che il virus si annida più facilmente nei quartieri poveri perché l’accesso alla sanità, e in questo caso ai test per il coronavirus, è più complesso. «Per rispondere efficacemente alla minaccia — aveva spiegato, proponendo di adottare il cosiddetto approccio sudcoreano — dobbiamo tracciare e curare, e per farlo dobbiamo fare test. Per questo è fondamentale aumentare l’accesso a test gratuiti». Anche questo, senza un’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, sarebbe stato più faticoso da realizzare.

«Una crisi finanziaria enorme»

Secondo Friedman, divenuto celebre nel 2016 per un’analisi che sosteneva i benefici economici delle proposte di Bernie Sanders, il vero problema per gli ospedali — in tutti gli Stati Uniti — non sarà però trattare i pazienti non assicurati, quanto il fatto di aver sospeso tutte le operazioni non essenziali «con cui fanno un sacco di soldi», di spendere più del solito per acquistare materiale protettivo e di non ricevere dalle assicurazioni rimborsi adeguati per le cure del coronavirus. Il settore sanitario americano negli Stati Uniti è «quasi interamente for-profit», chiarisce il suo collega Michael Ash, e «si appresta dunque ad andare incontro a una crisi finanziaria enorme che proseguirà anche dopo la pandemia: il peso del coronavirus è incredibilmente lose-lose», ovvero grava sia sugli ospedali che sulle assicurazioni, e finiscono per perderci tutti.

Due opzioni

«In Massachusetts gli ospedali stanno perdendo un miliardo di dollari al mese a causa del coronavirus e se continua così il settore andrà in bancarotta. Come le compagnie assicurative — afferma Friedman — che stanno pagando un sacco di soldi e si ritroverebbero davanti a due opzioni: alzare il prossimo anno i premi del 40% o 50%, e sarebbe una catastrofe; oppure chiedere un bailout al governo. In questo secondo caso», conclude l’economista, «se paghiamo a quel punto tanto vale nazionalizzarle: ed ecco che negli Stati Uniti ci ritroveremmo con un sistema sanitario universale».

10 aprile 2020 (modifica il 10 aprile 2020 | 07:15)

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Sorgente articoli: Vai

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