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Coronavirus Cronache

Coronavirus, positiva e in quarantena da sei mesi: l’azienda la licenzia

È la vicenda di una donna di 49 anni che vive a San Giovanni di Colonnella in Abruzzo: «Sono veramente arrabbiata, spero finisca una volta per sempre quest’incubo». Riassunta in un supermercato …

Centosettanta giorni in quarantena e 19 tamponi. Nada Cava è ancora positiva. Un vero record. La sua vita è diventata un labirinto che di negativo ha tutto tranne che l’esito al tampone. Nei giorni scorsi ha lanciato il suo secondo appello di aiuto al Messaggero: «Sono veramente arrabbiata. Spero finisca una volta per sempre quest’incubo». Il primo messaggio era stato recapitato a fine luglio, ad un altro quotidiano. «Vivo da sola, sono separata e non percepisco alcun tipo di mantenimento dal mio ex marito. Amo il mio lavoro, anche perché è il mio unico sostentamento. Ma sto rischiando di non avere più uno, di essere licenziata e di perdere anche l’appartamento. Sto andando in depressione». La signora aveva aperto il suo cuore e deciso di rendere pubblica la sua vicenda perché da inizio di marzo era risultata positiva al Covid e ancora a quella data (il 20 luglio) era arrivata al suo tredicesimo tampone. Dopo un piccola speranza (un tampone negativo), adesso la sua reclusione casalinga s’è allungata di un altro mese. Siamo a fine agosto, è ancora positiva ed è arrivata la lettera di licenziamento.

Banconista al super

Nada ha 49 anni, è marchigiana ma vive in Abruzzo, a San Giovanni di Colonnella (Teramo). Dal 13 marzo, giorno in cui ha scoperto di aver contratto il coronavirus, è in malattia. Questa prolungata e forzata assenza le è costato il licenziamento dal supermercato dove lavorava come banconista. «Non mi sento bene» — ha tuonato al Messaggero—. «Ora mi porteranno al Covid hospital di Pescara e mi diranno se sono idonea alla cura del plasma iperimmune (anticorpi utili a combattere il virus prelevati sotto forma di plasma da guariti e iniettati in un malato). Sono già stata lì la scorsa settimana. Ero fiduciosa, speravo iniziassero a farmi subito la terapia invece mi hanno fatto solo un day hospital: viste mediche e analisi. Spesso penso e spero che si tratti solo di un brutto sogno. Purtroppo non è così».

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Il ricovero

Dopo essere risultata positiva a marzo, Nada è stata ricoverata per undici giorni all’ospedale Mazzini di Teramo. In quelle stanze è cominciato il suo lungo calvario. «Sembrava quasi che noi pazienti Covid dessimo fastidio». È stata dimessa che era ancora positiva. Una volta a casa è ritornata la febbre. «Avevo la saturazione a 88 e la pressione che oscillava tra l’essere molto alta e molto bassa. Un fastidioso prurito appesantiva le mie giornate. Ho ingerito non so quante medicine». Causa quarantena, Nada non ha potuto partecipare al funerale della madre e al matrimonio della figlia. Viene ricoverata nuovamente, questa volta al reparto Covid-19 dell’ospedale di Atri. «Non sono migliorata molto ma siccome ero diventata asintomatica, mi hanno detto che potevo tornare a casa». Al rientro la brutta notizia del licenziamento. «Fortunatamente ho avuto la proposta di un altro impiego. Dovrei prendere servizio il 2 settembre in un altro supermercato, grazie al buon cuore del suo titolare. Ma resta il problema della positività: nemmeno un miracolo può farmi negativizzare per quel giorno. Spero tanto di non perdere questa opportunità».

28 agosto 2020 (modifica il 28 agosto 2020 | 19:34)

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