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Coronavirus: quali sono le mascherine in commercio e chi proteggono

A ruba quelle «chirurgiche» che però servono ai malati. Carenza di quelle contro il «rischio biologico» riservate ai medici: nella sola Lombardia ne occorrono 300mila al giorno. Prezzi alle stelle, scorte esaurite e vendite contingentate, ma via alle donazioni …

A cosa servono

Le mascherine non servono alle persone sane. Devono indossarle i malati di coronavirus e chi si prende cura di loro, come i sanitari o le persone che li assistono. Le mascherine possono proteggere anche gli immunodepressi che sono a rischio di contrarre malattie e più esposti alle infezioni. L’uso delle mascherine nelle zone rosse o di focolaio può servire se si lavora a stretto contatto con persone sconosciute: tassisti, dipendenti di uffici aperti al pubblico, alcuni sindacati di categoria le consigliano. Per i sani che teoricamente non sono a contatto con malati, in mancanza di protezione basta coprirsi il volto con una sciarpa ma soprattutto lavarsi le mani, non toccarsi il viso, mantenere la distanza di almeno un metro e cercare di non uscire di casa.

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Non siano una scusa

Indossare una mascherina non deve essere motivo per poter uscire e incontrare persone nelle zone dove è stato detto di limitare i contatti. Ricordiamo anche che qualunque mascherina è monouso e comunque andrebbe cambiata dopo 4 ore di utilizzo, visto che l’umidità del respiro crea un microclima che favorisce la proliferazione dei virus.

(FFP1, FFP2, FFP3)(FFP1, FFP2, FFP3)

Le tipologie: DPI (FFP)

Detto questo, quali sono i vari tipi di mascherine? Le mascherine si dividono in DPI “Dispositivi di Protezione Individuale” e “mascherine Medicali”. I DPI in commercio, di qualunque tipo o categoria essi siano, devono presentare la marcatura CE. Nel campo della protezione delle vie respiratorie ce ne sono circa una quarantina. Nel caso specifico, il tipo di maschere filtranti richieste per evitare il contagio da Coronavirus (classificato come “rischio biologico”), sono regolate dalla norma UNI EN 149. Tale norma, a seconda dell’efficienza filtrante, classifica le maschere in FFP1, FFP2, FFP3, dove FF significa Facciale Filtrante. Le mascherine consigliate (ai medici) sono di classe FFP2 o FFP3 che hanno una efficienza filtrante del 92% e 98% rispettivamente. Le FFP1 con il 78% di efficienza sono insufficienti per il caso attuale (cioè i medici), sono anche chiamate “antipolvere”.

(chirurgica)(chirurgica)

Medicali o chirurgiche

Le “mascherine Medicali” (cosiddette “chirurgiche”) svolgono una differente funzione rispetto al DPI. Esse hanno come caratteristica quella di proteggere non il portatore ma il paziente sul tavolo operatorio dalla possibile contaminazione che può essere veicolata dagli operatori sanitari. Queste mascherine, le cui caratteristiche e performance sono molto inferiori alle citate FFP2 o FFP3 possono, quindi, evitare che il portatore diffonda il contagio, ma non proteggono lo stesso adeguatamente dal contagio di provenienza altrui soprattutto per la scarsa aderenza al volto.

(con valvola)(con valvola)

Con valvole, attenzione

Le mascherine monouso con i “filtri” sono analoghe a quelle chirurgiche e i filtri sono in realtà valvole che permettono una più confortevole respirazione e riducono il riscaldamento dovuto al calore del fiato. L’efficienza del dispositivo comunque non cambia. Esistono anche maschere in elastomeri o tecnopolimeri dotate di filtro sostituibile P2 o P3 regolamentate dalla UNI EN 140 e UNI EN 143. L’efficienza filtrante di questi dispositivi è analoga a quelli medicali, con il vantaggio di un più agevole adattamento al viso. Ma attenzione: non vanno bene per i malati perché le valvole”buttano fuori” il virus, mentre proteggono in entrata.

(FFP1 - antipolvere)(FFP1 – antipolvere)

Quali indossa chi?

A chi sono consigliate? Le mascherine chirurgiche (o simili, tranne con valvole) devono essere indossate da una persona malata. Se abbiamo una persona sana accanto a una positiva è quest’ultima che deve indossare la protezione. Le mascherine FFP2 o FFP3 devono essere indossate da sanitari o chi sta a stretto contatto con un malato. Queste mascherine sono “sprecate” se utilizzate dalla persona infetta. E sono efficaci solo se indossate con precisa procedura, proprio per questo non sono consigliate a i bambini o persone con la barba od occhiali, a causa “dell’impossibilità di un perfetto adattamento ai contorni del viso”, spiega il Ministero della Salute.

Acquisto contingentato

Visto che le mascherine sono utili ai malati e a particolari categorie di lavoratori, in primis sanitari, e vista la carenza sul mercato dovuta alla situazione d’emergenza e alla domanda scorretta, l’acquisto e la distribuzione dei dispositivi in questione sono stati contingentati. Le mascherine vengono consegnate e gli acquisti autonomi (spesso anche di singole ATS) vengono bloccati dallo Stato o dalle Regioni. Sono possibili e attive invece le donazioni.

In Lombardia ne servono 300mila al giorno

Ovviamente in una situazione di crescita dei contagi come quella della Lombardia e alcune zone d’Italia è una rincorsa contro il tempo: i sindacati e le associazioni di medici e farmacisti lamentano gravi carenze a cui si cerca di far fronte. Le mascherine a ondate vengono trovate e consegnate ma poi ne servono altre: per esempio in Lombardia “solo per i nostri operatori sanitari sono necessarie 300mila mascherine al giorno. Questa è la dimensione del problema. Immaginiamo se dovessimo dare a tutti gli italiani una mascherina al giorno», ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera.

Ai medici anche quelle chirurgiche

Vista la carenza di dispositivi l’Organizzazione mondiale della sanità nelle nuove linee guida del 27 febbraio permette la sostituzione di mascherine mediche con mascherine chirurgiche per gli assistenti di studio, i tecnici di laboratorio, gli inservienti e i visitatori degli ospedali. Non per i medici a contatto con i pazienti di COVID-19. Il decreto Gualtieri consente invece “in conformità alle attuali evidenze scientifiche” di far ricorso alle mascherine chirurgiche anche per proteggere gli operatori sanitari e consente di usare anche mascherine prive del marchio CE previa valutazione dell’Istituto superiore di sanità (ISS).

1 milione in distribuzione ma non ai cittadini

La Protezione civile ha centralizzato l’acquisto dei DPI. Proprio in queste ore conferma che saranno distribuite un milione di mascherine alle strutture sanitarie regionali. Il commissario Angelo Borrelli in conferenza stampa ha spiegato che tutto il materiale sanitario che viene acquistato dalla protezione civile è destinato agli ospedali e non ai cittadini.

11 marzo 2020 (modifica il 11 marzo 2020 | 15:38)

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