Categorie
Coronavirus Milano - Cronaca

Coronavirus, Signorelli: «Tamponi rapidi fuori dagli impianti, altrimenti lo sci non può ripartire»

La proposta di Carlo Signorelli, ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università San Raffaele di Milano. Il tentativo è di salvare la stagione dello sci, «ma i rischi sono tanti» …

È ancora una bozza. Il documento sarà portato in Conferenza delle Regioni domani per essere poi sottoposto a governo e Comitato tecnico scientifico. Il tentativo è di salvare la stagione dello sci. In caso contrario le ricadute economiche sull’intero comparto turistico sarebbero pesantissime, con la Lombardia (700 chilometri di piste, 115 solo a Livigno) chiamata a pagare il prezzo più alto. La proposta: impianti chiusi nella zona rossa, aperti in quella arancione, ma con alcune restrizioni. Funivie e cabinovie potranno portare solo il 50% dei passeggeri, necessario limitare anche il numero massimo di presenze giornaliere con l’introduzione di un tetto nella vendita degli skipass. I rischi però, secondo i tecnici, resterebbero comunque troppo alti.

Carlo SignorelliCarlo Signorelli

«A meno di non fare test rapidi a tutti, come accaduto per i passeggeri delle navi da crociera a settembre», la proposta di Carlo Signorelli, ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università San Raffaele di Milano, già presidente della Società Italiana di Igiene e membro del Comitato tecnico scientifico regionale. «Parlo a titolo personale e mi rendo conto che la posta in gioco è altissima, ma non possiamo permetterci di ripetere gli errori già fatti questa estate. Senza prima aver messo a punto un protocollo efficace, consentire la riapertura degli impianti prima dell’Epifania mi pare un azzardo, anche se come detto la soluzione ci sarebbe».

Ma è davvero così pericolosa la situazione che verrebbe a crearsi?

«Lo sci alpino, come lo sci di fondo, non è uno sport da contatto e si svolge all’aria aperta e, come tale, a basso rischio per la trasmissione del coronavirus. Tuttavia è il “sistema sci” che costituisce un rischio per le interazioni tra persone che possono avvenire sugli impianti, nelle baite, nei locali chiusi che affittano sci o vendono skipass. Qui potrebbero avvenire contagi in un momento ancora critico della pandemia. E purtroppo la scorsa primavera sono stati registrati focolai epidemici in questi ambiti».

A chi spetta la decisione ?

«Sicuramente al livello nazionale e quindi al Cts, salvo qualche provvedimento specifico che potrebbe essere delegato alle Regioni. Sarebbe opportuno che ci fosse un indirizzo unico europeo, per evitare inopportune gite fuori confini».

Quindi lei ritiene che la situazione di blocco al momento resterà, nonostante gli investimenti già sostenuti dai gestori, come ad esempio per l’innevamento artificiale?

«Direi di sì anche perché, pur con dati epidemiologici in miglioramento, la seconda ondata non si è esaurita e gli ospedali sono ancora sotto pressione. Se ne potrebbe riparlare a gennaio e forse anche prima per lo sci di fondo che non richiede l’uso di impianti di risalita».

L’associazione nazionale degli esercizi funiviari ha predisposto già da tempo un protocollo con distanze minime, mascherine e occupazione ridotta delle cabinovie che è ora all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni.

«Fino ad ora l’atteggiamento del Cts è stato molto rigido e prudente: difficilmente verrà rilasciato un parere favorevole in questa fase, nonostante le ripercussioni economiche e lavorative che ne deriverebbero».

Tra le proposte anche quella di contingentare il numero di skipass venduti.

«In tempi medi è possibile (fatto salvo la prevedibile corsa ad accaparrarsi l’ultimo biglietto), nel breve mi sembra difficile».

L’unica soluzione secondo lei per accorciare i tempi di riapertura degli impianti e salvare il Natale è ricorrere a tamponi rapidi?

«A mio avviso, se si entrasse nell’ottica di permettere l’accesso alle piste da sci solo a soggetti negativi al test per il Covid, l’orientamento generale potrebbe cambiare. Ma servirebbe un protocollo ad hoc molto dettagliato che creerebbe una sorta di maxi bolla che coinvolga sciatori e addetti ad impianti e attività correlate allo sci come baite e scuole di sci. Un test rapido a tutti, sul modello di quelli già in uso, con ripetizione periodica come agli sportivi professionisti abbasserebbe di molto il rischio e darebbe forse un’opportunità a qualche stazione sciistica che volesse cimentarsi in questa difficile, ma non impossibile, sfida».

Questa potrebbe essere una soluzione anche per salvare le più importanti manifestazioni di sport invernali?

«Esattamente. I mondiali di snowboard in programma a Cortina d’Ampezzo potrebbero svolgersi regolarmente con l’approvazione di un protocollo basato proprio su un test rapido da effettuare a tutti i partecipanti, allenatori e altri accompagnatori».

E i costi?

«Dodici euro in media a test, da dividere tra sciatori e gestori. Mi pare sia sostenibile. Ma io faccio il medico, sono altre le risposte che sono chiamato a dare».

22 novembre 2020 | 11:05

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *