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Coronavirus, stop alla Premier League: e il Liverpool teme la beffa per un trionfo che aspetta da 30 anni

Dalle battute su Twitter («I Reds non vincono il campionato da così tanto tempo che la sola possibilità ha scatenato una pandemia») alla tristezza per l’ipotesi di festeggiare a spalti vuoti. Ma ora, come il contagio, cresce la paura più grande: la non assegnazione …

Fino a qualche giorno fa i tifosi riuscivano ancora a scherzarci sopra. Tipo quello che su Twitter ha scritto «Il Liverpool non vince il campionato da così tanto tempo che la sola possibilità che succeda ha scatenato una pandemia». Solo che adesso, con lo stop alla Premier League fino (almeno) al 4 aprile causa Coronavirus, il problema si potrebbe porre veramente. Per carità, stiamo parlando di un campionato che i Reds hanno dominato, vincendo 27 partite su 29 (perdendone e pareggiandone una): tanto che, al momento dello stop, la classifica vede la squadra di Jürgen Klopp al comando con 82 punti, 25 in più del Manchester City (che ha giocato una partita in meno) a 57, Leicester a 53, Chelsea a 48 e Manchester United a 45. Quindi, a differenza che in Italia, l’attribuzione del titolo al Liverpool anche se la Premier non dovesse più ripartire sarebbe difficile da mettere in discussione.

Come il contagio

Il Champions Wall del LiverpoolIl Champions Wall del Liverpool

Perciò, nel caso specifico il problema diventerebbe un altro: che in tempi di Coronavirus è a dir poco secondario, ma che in una città come Liverpool ha un suo peso. Ed è un problema che è via via cresciuto di dimensione, esattamente come la paura del contagio. All’inizio, come ha raccontato James Pearce sul sito «The Athletic», il dilemma da risolvere era quello del «Walk of Champions» allo stadio di Anfield e del «Champions Wall» al campo di allenamento di Melwood: si tratta delle due pareti su cui sono elencati i trofei vinti dal club, con i relativi simboli. La questione è che l’ultimo campionato vinto dal Liverpool risale al 1990, quando ancora si chiamava First Division e la coppa assegnata era diversa da quella della Premier League. Quindi: che fare al momento della conquista del titolo 2020? Sostituire la silhouette della coppa vecchia con la nuova? Aggiornare solo il numero dei campionati vinti (da 18 a 19)? Pensare a un nuovo simbolo con due mezze coppe?

Il rapporto viscerale

Bei tempi, quando i problemi erano questi. Perché poco dopo a Liverpool ci si è resi contro che se il campionato fosse proseguito, lo avrebbe fatto a porte chiuse. E, se il calcio si intristisce ovunque senza il pubblico, sul Merseyside questo è vero il doppio (a stare bassi). Basta e avanza l’inno «You’ll Never Walk Alone» a rendere l’idea del rapporto viscerale, simbiotico, che i Reds hanno coi loro tifosi e la loro città. E se non basta, è il caso di andarsi a leggere il caposaldo dell’essere Liverpool racchiuso nel libro-capolavoro di David Peace «Red or Dead» (pubblicato in Italia da Il Saggiatore) che ricostruisce i leggendari anni di Bill Shankly tra il 1959 e il 1974 e la cui statua accoglie chi arriva ad Anfield. Un rapporto anche politico, vista la tradizione operaia della città, in cui oltre a Shankly si è riconosciuto anche Klopp e che è stata ricordata da Hannah Jane Parkinson in un articolo sul «Guardian»: «Quando giochiamo contro il Chelsea, per me è Kensington contro Kensington. (Nel “Kenny” di Liverpool il 98% della popolazione fa parte del 5% più povero del Paese. In quello di Londra i residenti hanno un reddito tre volte più alto di quello nazionale medio)».

L’ultimo step

Perciò, ancora nelle parole di James Pearce, «immaginatevi un’attesa di 30 anni per prendersi il campionato e poi, quando arriva il momento della festa, doverla fare davanti a degli spalti vuoti». Era l’8 marzo. Cinque giorni dopo, con lo stop al campionato, una simile preoccupazione fa quasi tenerezza. E rende l’idea di quanto in fretta il Coronavirus abbia cambiato la nostra percezione su tutto. Al Liverpool, al calcio e a tutti noi resta da augurare una cosa sola: che la situazione non peggiori così tanto da rendere ridicolo anche il dispiacere per un campionato non assegnato.

13 marzo 2020 (modifica il 13 marzo 2020 | 14:34)

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Sorgente articoli: Vai

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