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Cosa vuol dire vivere senza olfatto: una malattia invisibile dall’impatto devastante

Il coronavirus ha riacceso l’attenzione su questo senso spesso trascurato. I limiti della vita quotidiana di chi soffre di anosmia raccontata dai pazienti …

Perdere l’olfatto o accusare comunque disfunzioni olfattive non è affatto raro. Prima dell’arrivo del nuovo coronavirus (la perdita di gusto e olfatto è uno dei sintomi precoci dell’infezione) si stimava che una persona su 20 sperimenta a un certo punto della vita la perdita di olfatto. Le cause? Sinusite cronica, danni causati da virus (specie del raffreddore e dell’influenza), addirittura un trauma cranico (che può distruggere o danneggiare le fibre dei nervi olfattivi), polipi, tumori. A volte è un segnale precoce di malattie del sistema nervoso come Parkinson e Alzheimer. L’olfatto è uno dei nostri cinque sensi ma è spesso considerato di «serie B». Esistono gli occhiali per curare deficit visivi e apparecchi acustici per curare quelli acustici, ma non esistono cure per ripristinare l’olfatto e anche la ricerca è piuttosto limitata. L’epidemia da Covid ha riportato in primo piano l’importanza del nostro quinto senso, spesso tanto trascurato. In molti hanno provato, seppure prevalentemente in modo temporaneo, la sensazione di vivere senza sentire odori e sapori. E forse questa esperienza può contribuire a rendere tutti più empatici nei confronti di chi deve convivere per sempre con questa mancanza.

Il meccanismo

L’anosmia è la perdita completa dell’olfatto. L’iposmia è la perdita parziale dell’olfatto. La maggior parte delle persone con anosmia può gustare le sostanze salate, dolci, acide e amare, ma non riesce a differenziare i sapori specifici. La capacità di distinguere i sapori in realtà dipende dall’olfatto, non dai recettori gustativi sulla lingua. Pertanto, chi è affetto da anosmia spesso lamenta di aver perso il senso del gusto e di non godersi i cibi. Una perdita dei recettori olfattivi dovuta all’invecchiamento causa una ridotta capacità olfattiva negli anziani. La percezione del gusto inizia a cambiare intorno ai 60 anni e contemporaneamente anche l’olfatto cala (e la colpa è della diminuzione dei recettori olfattivi). Con l’avanzare dell’età aumenta anche la soglia di sensibilità al dolce e al salato. Le persone anziane, infatti, tendono a utilizzare più sale e più zucchero.

I questionari

Ma che cosa significa davvero perdere l’olfatto? Per comprendere i problemi che affrontano le persone che perdono la capacità di sentire gli odori un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Anglia orientale di Norwich, in Inghilterra, ha analizzato i racconti personali di 71 pazienti che accusavano anosmia. I resoconti scritti evidenziano difficoltà di relazione, isolamento, difficoltà nella ricerca di aiuto. In molti hanno segnalato l’atteggiamento negativo e superficiale dei medici nei confronti di questa situazione, trovando complicato ottenere consigli o cure.

I limiti nella vita quotidiana

L’incapacità di sentire gli odori pone dei limiti oggettivi nella vita di tutti i giorni: i pazienti non sono in grado di avvertire una possibile fuga di gas o di capire che un cibo è avariato. Ma l’olfatto non solo può salvare la vita, la può anche migliorare contribuendo ad assaporare il gusto per i cibi, all’esplorazione dell’ambiente e alla rievocazione di un ricordo. Sentire un profumo ci può portare alla mente una persona cara, ma quest’esperienza non può essere vissuta da chi non possiede il quinto senso. Alcuni studi svolti negli Stati Uniti e in Scandinavia mostrano che la disfunzione olfattiva aumenta il rischio di morte, indipendentemente dalla demenza. «La nostra ricerca – spiega su un articolo di The Conversation Carl Phipott, professore di Rinologia e Olfattologia all’Università dell’Anglia orientale ha dimostrato che l’anosmia ha causato problemi fisici. A causa di un minor piacere nel mangiare alcuni partecipanti allo studio hanno spiegato di aver meno appetito, con la conseguenza di una perdita di peso. La ridotta percezione dei sapori ha spinto inoltre alcuni ad assumere cibi a basso valore nutritivo, in particolare quelli ricchi di grassi, sale e zuccheri.»

Gli aspetti emotivi

Gli aspetti emotivi negativi vissuti da chi soffre di anosmia includono imbarazzo, tristezza, depressione, preoccupazione. I volontari hanno raccontato delle preoccupazioni quotidiane come l’igiene personale (non essere in grado di capire se avevano addosso un cattivo odore), la perdita di intimità fino alla rottura delle relazioni. Alcuni partecipanti hanno riferito di non provare piacere in occasioni che dovrebbero essere motivo di festa. Per non parlare dell’incapacità di collegare gli odori a ricordi felici, ritenuto molto frustrante. Molte esperienze non riescono ad essere godute e vissute in modo completo e soprattutto in genere l’asomia non suscita empatia e non è molto compresa da chi non ne soffre. Forse l’epidemia da coronavirus ha contribuito ad accendere i riflettori sul quinto senso, anche se purtroppo, ancora oggi, non ci sono trattamenti specifici per curare l’anosmia permanente.

6 dicembre 2020 (modifica il 6 dicembre 2020 | 12:56)

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