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Covid in Italia, l’epidemiologo Bonanni: «Possiamo fermare la corsa del virus, siamo ancora in tempo»

L’analisi dell’epidemiologo Bonanni: le peggiori pandemie hanno sempre avuto 2 o 3 ondate, se tutti rispettiamo le regole di igiene eviteremo il rischio di misure drastiche …

«Dobbiamo tenere duro un anno, massimo un anno e mezzo. Forse anche meno se arriveranno farmaci efficaci o un vaccino». Lo scenario descritto da Paolo Bonanni, epidemiologo e professore ordinario di Igiene all’Università di Firenze, è serio ma non (ancora) drammatico.

«Non buttiamo via tutto quello che abbiamo fatto finora, siamo ancora in tempo». Dopo 8 mesi dall’ingresso ufficiale del virus in Italia, un lockdown senza precedenti (né successori, per ora), un’estate di libertà quasi assoluta, stiamo facendo i conti con il ritorno della paura. Più di 5mila nuovi contagi al giorno (5456 domenica 11 ottobre, l’ultimo dato disponibile alla pubblicazione di questo articolo), ma l’impatto sugli ospedali resta limitato: a fronte di 79mila positivi attuali, i ricoverati sono poco più di 4.500 e i pazienti in terapia intensiva 420. «Non possiamo dimenticare che, se la situazione in Italia è migliore rispetto ad altri Paesi, il merito va attribuito a un lockdown che è stato, come sappiamo, precoce, totale e severo. In questo momento siamo lontani dalla situazione di marzo e aprile ma il rischio di un peggioramento esiste».

Descriva ciò che vede oggi.
«Vedo la necessità di tutelare la salute pubblica in controtendenza con le esigenze dell’economia e anche con le esigenze psicologiche delle persone. Vorremmo comprensibilmente avere una vita sociale attiva, incontrare gli amici, ma lo si può fare solo rispettando le regole».

Quali?
«Sono le solite: distanziamento, mascherina quando si è vicino a persone che non fanno parte della famiglia, lavaggio e sanificazione frequenti delle mani. Il discorso vale soprattutto per i locali e la vita notturna, finita giustamente sotto la lente del Governo. Dovrebbero essere gli stessi gestori dei locali a far rispettare le regole, nell’interesse di tutti: oggi non possiamo permetterci di bere una birra a mezzo metro di distanza dagli amici, senza mascherina».

Oltre alla movida, anche la riapertura delle scuole potrebbe avere un ruolo nell’aumento dei contagi?
«Sì può certamente dare un contributo, ma bambini e ragazzi si stanno dimostrando molto bravi nel rispettare le regole. Lo stesso non si può dire di quei pochi che non usano la mascherina (o la indossano senza coprire il naso) e in questo modo mettono a rischio tutta la comunità».

La situazione in Italia è preoccupante?
«Non ancora, ma rischia di diventarlo. Il punto è riuscire a mantenere lineare la curva dell’aumento dei contagi: se questo avviene possiamo cavarcela con provvedimenti limitati (come la chiusura anticipata dei locali) ma, ripeto, saranno fondamentali i comportamenti individuali. Se l’aumento dei contagi diventerà esponenziale, passando in pochi giorni da 5mila a 8-12mila al giorno, allora sarà ragionevole pensare alla chiusura di alcune regioni o di alcune aree del Paese che rischiano di tornare alla situazione di marzo».

Lei si aspettava questo aumento rapido dei casi?
«Speravo che la crescita sarebbe stata più lenta e che potessimo arrivare a fine novembre senza nuovi provvedimenti. I numeri ci hanno colto un po’ di sorpresa, ma in realtà tutto ciò che sta accadendo è assolutamente normale. Le peggiori pandemie hanno sempre avuto 2 o 3 ondate: nel caso della Spagnola, per esempio, la seconda è stata molto peggiore della prima. Per questo dico che dobbiamo tenere duro ancora un anno o poco più: trascorso questo tempo, se saremo attenti e responsabili, il problema si spegnerà da sé perché il virus imparerà a convivere con l’uomo».

Che cosa ha pensato quando i nuovi positivi sono passati da 1.000 a 5.000 al giorno?
«Questi numeri, in senso assoluto, non hanno molto significato. Non possiamo paragonare i contagi di oggi a quelli di aprile, quando si faceva un decimo dei tamponi odierni. Lo ripeto: se in questi mesi prevarrà la responsabilità individuale, potremo fermare la corsa del virus senza ricorrere a misure drastiche».

11 ottobre 2020 (modifica il 11 ottobre 2020 | 17:21)

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Sorgente articoli: Vai

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