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Coronavirus Milano - Cronaca

Covid in Lombardia, il virus nelle province: Mantova la più colpita, Bergamo sotto la media

Livelli di criticità diversi in regione: l’appello dei sindaci per un allentamento delle misure nei vari territori. Da ieri nel conto i test rapidi …

Si fa presto a dire «Lombardia zona rossa» per via dei dati allarmanti. Il monitoraggio della Cabina di regia del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità classifica come «alto» il rischio della regione legato all’epidemia di coronavirus. In realtà la cartina restituisce una situazione differente a seconda delle province. Il virus circola e non rispetta confini, d’accordo, ma non ha la stessa «forza» ovunque. A queste differenze si appellano gli amministratori locali che hanno già chiesto al governatore Attilio Fontana e al ministro della Salute Roberto Speranza un allentamento delle misure anti-Covid per il proprio territorio.

Capofila di questa richiesta è Bergamo. Il criterio a cui fa riferimento il sindaco Giorgio Gori per avere uno «sconto» sulle chiusure imposte dalla zona rossa è il numero di nuovi casi di Covid-19 ogni centomila abitanti. Secondo il monitoraggio di Roma «il servizio sanitario ha mostrato i primi segni di criticità quando il valore a livello nazionale ha superato i 50 casi per centomila in sette giorni». Quel 50 insomma è la soglia di guardia, al di sotto della quale l’emergenza può considerarsi sotto controllo.

Nella Bergamasca, territorio duramente colpito dalla prima ondata dell’epidemia, ora le cose sono cambiate e quel limite non si supera poi di molto. Il dato calcolato al 13 gennaio è infatti di 58, contro una media lombarda di 155. Circa un terzo. Chiaro che, numeri alla mano, Gori rimarchi la distanza con altre zone.

Va peggio infatti in altre parti della Lombardia. Il record negativo tocca a Mantova, con un’incidenza di 297. Molto alta, se si considera che nei giorni scorsi si era ipotizzato come criterio di ingresso in zona rossa (poi non attuato) il superamento del valore di 250. Segue Sondrio con 257 casi su centomila cittadini, Como con 220, Pavia con 198 e Brescia con 195, Varese con 183. Guardando l’epidemia da questo punto di vista, va meglio a Lecco, provincia pienamente allineata alla media lombarda. Lodi si ferma a 143, Cremona (che a sua volta ha chiesto deroghe) a 126. In fondo alla classifica Milano e la provincia di Monza e Brianza, rispettivamente con un’incidenza di 116 e 102 contagi ogni 100 mila abitanti in sette giorni. Qui insomma l’epidemia sembra aver allentato la morsa, almeno per il momento.

Livelli di criticità diversi, che i politici chiedano si rispecchino anche nelle misure anti-contagio, senza fare di tutta l’erba un fascio. Ed è di ieri l’arrivo di una novità anche nel criterio di conteggio dei tamponi: nel calcolo ora rientrano anche i test rapidi, che danno l’esito dopo pochi minuti. Come effetto, si è registrato un abbassamento della quota di positivi sul totale dei tamponi effettuati, passato dal 9 del giorno precedente a 8,3.

Sono più di 2 mila, intanto, i nuovi casi scoperti ieri in Regione, la maggior parte dei quali sono stati riscontrati nel Milanese, il territorio più popoloso, con 518 positivi, 186 dei quali a Milano città. Segue Brescia con 326 nuovi contagiati e Varese con 270. Calano, seppur di poco, i malati ricoverati in terapia intensiva ora a qu ota 466 (quindi meno due rispetto al giorno precedente) così come quelli nei reparti a media intensità di cura (meno 13). Si aggiungono però altre 68 morti a causa del virus, per un totale di 26.094 decessi dall’inizio dell’epidemia.

16 gennaio 2021 | 07:18

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