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Covid, pubblicati i verbali della task force. Gli esperti a febbraio 2020: «Il virus non circola in Italia»

Nei documenti, consultabili sul sito del Ministero della Salute, l’allarme riguardo il mancato aggiornamento del piano pandemico
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Sono stati i due mesi che hanno sconvolto prima l’Italia e poi tutta l’Europa. Due mesi in cui quella task force che poi avrebbe guidato le decisioni del governo guidato da Giuseppe Conte aveva già cominciato a riunirsi per capire come si stava muovendo il Coronavirus. Sul sito del ministero della Salute sono stati pubblicati i verbali della task force che si occupata del Covid dal 22 gennaio al 21 febbraio del 2020. Una scelta obbligata, visto che la pubblicazione era stata chiesta dal Tar del Lazio lo scorso 7 maggio, dopo che il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami aveva fatto ricorso perché gli era stato negato l’accesso agli atti. La task force in quel periodo si riuniva tutti i giorni ed era composta dalla direzione generale per la prevenzione, dai Carabinieri dei Nas, dall’Iss, dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, dagli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, dall’Aifa, dall’Agenas e dal consigliere diplomatico.

L’aggiornamento del piano pandemico

Il piano pandemico è uno dei punti più controversi della storia della lotta al Covid in Italia. Si tratta di un piano che definisce tutte le misure di emergenza da prendere nel caso di pandemia. Come spiega il report stilato dal generale in pensione Pier Paolo Lunelli, esperto di piani di emergenza, in Italia questo piano non è stato aggiornato dal 2007. Un ritardo che viene confermato anche dalle dichiarazioni contenute in questi verbali, come si legge in quello del 15 febbraio 2020. Il dottor Francesco Paolo Maraglino, del dipartimento di Prevenzione del ministero, «evidenzia la necessità di procedere ad un aggiornamento del Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale, risalente al 2009». E ancora: «Il dottor Maraglino informa che il tavolo di lavoro per l’aggiornamento del Piano pandemico si riunirà il 18 febbraio. Si lavorerà in sottogruppi per accelerare i lavori».

L’arrivo del virus in Italia

Altro punto controverso è quello dell’arrivo del virus in Italia. Non si conosce con esattezza quanti altri casi di contagio ci siano stati prima del paziente ricoverato a Codogno. Secondo la task force ancora a inizio febbraio 2020 gli esperti ritenevano che l’infezione fosse confinata alla Cina e non circolasse in Italia e in Europa. Non solo, il 6 febbraio gli esperti dicono che «non c’è trasmissione del virus prima della comparsa dei sintomi». Una valutazione che, come sappiamo, è stata poi smentita dalle ricerche successive. Già in questa fase però si era capito il ruolo cruciale che avrebbero avuto le terapie intensive. Sempre il 6 febbraio l’Iss «suggerisce di predisporre un piano organizzativo per implementare i posti di terapia intensiva, nell’eventualità che ci fosse un’epidemia nel nostro Paese. Potrebbe essere utile programmare un’implementazione della rete della rianimazione».

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