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De Girolamo positiva al Covid: «È una malattia infida, ho paura e dolori incredibili»

L’ex ministra: «È stato duro spiegarlo a mia figlia, se avete dubbi isolatevi». «Domenica avevo iniziato a stare male, sentivo come se avessi degli animaletti che si muovevano dentro il corpo» …

Nunzia de Girolamo, come sta?
«Adesso meglio. Anche perché ho iniziato la terapia di contrasto al Covid-19».

Che cosa sta prendendo?
«Cortisone due volte al giorno e gli antibiotici. Domenica avevo iniziato a stare male, sentivo come se avessi degli animaletti che si muovevano dentro il corpo, dolori, senso di stanchezza mai provato prima. Poi la febbre, 37 e cinque, 37 e tre, 37 e sette, saliva e scendeva. Quando ho fatto il tampone, lunedì, il medico mi ha lasciato la ricetta coi farmaci anche prima di sapere l’esito. Di tamponi me ne aveva fatti parecchi in passato, anche perché mio marito (il ministro Francesco Boccia, ndr) di gente ne incontra tanta e quindi siamo ben controllati. Eppure, per la prima volta, questo lunedì si è sbilanciato. “I sintomi sono chiari”. Aveva ragione».

Ha capito come è avvenuto il contagio?
«Sì. La settimana scorsa sono dovuta andare a Benevento. Sono stata a casa dei miei genitori, che stavano benissimo. Qualche ora dopo il mio ritorno a Roma, mia sorella è risultata positiva. Mia mamma si è fatta un tampone ed è rimasta in attesa dell’esito per giorni, comunque positiva anche lei».

Lei torna a Roma e…?
«A prescindere da tutto, inizio un isolamento dentro casa, venerdì mi fanno un tampone. Esito negativo. Nonostante questo, visti i tempi di incubazione del virus, continuo a stare isolata dal resto della famiglia».

Molto responsabile.
«Alla luce di quello che è successo dopo, sì. Non le nascondo però che tra i miei amici c’è chi mi ha dato della psicopatica. “Hai fatto il tampone, è negativo, perché rimani rinchiusa?”. Persino mia figlia, 8 anni, faticava a capire. “Mamma ma perché te ne stai con la mascherina dentro casa?”».

Come vi siete organizzati?
«Sono rinchiusa nella stanza matrimoniale, che per fortuna ha il bagno in camera. Ho una finestra sul terrazzo, su cui affacciano anche altre stanze. Mia figlia viene a guardarmi dalla finestra, ci scambiamo messaggi da sotto la porta. Tutto in massima sicurezza, come col cibo».

Glielo porta suo marito?
«Non cucina, consegna. Mi lascia il vassoio davanti alla porta della camera, poi se ne va. Io apro la porta, porto tutto dentro, consumo il pasto e poi lascio il vassoio dopo averlo igienizzato nel punto in cui l’avevo preso».

Scusi?
«Come molti dei bambini terrorizzati dal contagio, Gea collega il Covid-19 alla morte. Quando le abbiamo detto che ero risultata positiva, ha iniziato a piangere e disperarsi. Da quasi 24 ore passa gran parte del tempo appoggiata alla mia porta chiusa, con me che la tranquillizzo da dentro».

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Lei ha paura?
«Mentirei se le dicessi che non ne ho. Quando domenica sono iniziati i dolori e la febbre, nonostante avessi fatto un tampone negativo, ho iniziato a preoccuparmi. La notte ho iniziato a guardare una serie su Netflix e di prendere sonno non se n’è parlato fino alle quattro di mattina».

E adesso?
«Cerco di distrarmi giocando assieme a mia figlia, anche se a distanza. Facciamo le “Anna ed Elsa” del film della Disney, Frozen».

Lei chiusa in una stanza. Messaggi per il mondo fuori?
«Il Covid-19 esiste, è forte, infido, si nasconde anche nelle persone che ci vogliono più bene, che sono attente, che rischiano poco. Uno in particolare, di messaggio: se pensate di non stare bene, in attesa di capire, isolatevi dal resto del mondo. E ricordatevi i tempi di incubazione anche a costo di farvi dare della psicopatica, com’è successo a me».

21 ottobre 2020 (modifica il 21 ottobre 2020 | 07:24)

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