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Coronavirus Torino - Piemonte

Di Perri: «Non temo le code, sono all’aria aperta. Il virus dilaga al chiuso»

Il direttore del reparto di Malattie infettive dell’Amedeo di Savoia: «Non si può prevedere se ci sarà una terza ondata, ma se molliamo la presa è inevitabile che i contagi aumenteranno» …

Professor Di Perri, il governatore Cirio ha definito le immagini dello struscio natalizio di ieri, a Torino, «inaccettabili» e l’Ordine dei Medici crede non sia stato un bel segnale. È d’accordo?
«Io comprendo e condivido il pensiero del presidente. Dobbiamo tenere la pressione alta. Ma, come sostenevo già in primavera, tutto quello che avviene all’esterno mi preoccupa meno, perché all’aperto il virus si diluisce».

Lei ha fatto un giro domenica?
«Sí verso l’ora di pranzo, e in quel momento ho visto le persone diligenti, con la mascherina, in fila davanti ai negozi ben distanziate».

Nel pomeriggio, però, la folla è diventata imponente. Lei resta tranquillo?
«Io temo di più gli ambienti chiusi perché è lì che avviene il contagio».

Per esempio?
«Spero che tutte quelle persone in giro ieri poi non siano andate a cena a casa di amici o entrate in negozi senza rispettare le misure di contenimento. Quello sarebbe stato un vero problema. Così come mesi fa, a dare il via alla seconda ondata, sono state le vacanze, la condivisione di spazi con persone non conviventi, l’ammassamento».

Ora, però, sembra difficile che potremo fare vacanze invernali in piena libertà come ad agosto.
«Ancora non lo sappiamo. Se il Piemonte entrasse in zona gialla, le seconde case si potranno aprire, anche se forse non sarà consentito lo sci. L’unica certezza è che si deve sempre tenere un comportamento diligente».

Teme una terza ondata?
«Non si può prevedere se ci sarà, ma se molliamo la presa é inevitabile che i contagi aumenteranno. Ce lo insegna l’esperienza dopo la prima ondata, dell’estate. Dopodiché abbiamo adottato un modello svedese…».

Che cosa intende?
«Abbiamo mantenuto tutto aperto con alcune restrizioni comportamentali, proprio come in Svezia, che però è un Paese che ha gli stessi abitanti della Lombardia, una densità molto minore e i cui residenti, molto probabilmente, sono più disciplinati di noi. E anche loro hanno avuto settemila morti, il Pil è sceso del 6 per cento e la disoccupazione è al 10. Insomma, non è che sia stato chissà quale successo da loro. Senz’altro sarebbe bello ritornare allo stesso livello di libertà che avevamo prima, ma per ora ci vorrà qualche accorgimento in più».

Pensa solo a mascherine e distanziamento o c’è altro?
«Io immagino l’uso dei test rapidi per accedere alle attività più esposte al contagio: palestre, piscine, circoli canottieri, teatri e cinema».

E se arriverà, quando potremo vedere questa terza ondata?
«Ci sono sempre due settimane di ritardo tra l’avvenuto contagio e i suoi effetti. Quindi, tra metà e fine gennaio o anche dopo: nella seconda ondata, la curva é salita meno rapidamente perché avevamo adottato meccanismi per rallentare il contagio, come mascherine e distanziamento che, nella prima ondata, non esistevano».

E morti che in Piemonte continuano a essere tanti?
«Purtroppo nelle ultime settimane il virus è tornato a colpire gli anziani, seppur meno che in primavera. Il numero dei morti sarà l’ultimo parametro che calerà».

Intanto, nel suo ospedale Amedeo di Savoia come va?
«Siamo sempre pieni visto che ci dedichiamo alle malattie infettive, ma la ricerca dei letti è meno spasmodica di due settimane fa».

Dopo un anno così, il suo che Natale sarà?
«A casa con mia moglie e i miei tre figli. Non abbiamo parenti in Piemonte e io non amo andare a pranzo fuori, per cui ci saremo solo noi. Al massimo, giocherò con la pista delle macchinine di mio figlio».

30 novembre 2020 | 19:59

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