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Coronavirus Torino - Scuola

«Dobbiamo tornare a scuola, non importa se con le mascherine. È per il bene dei ragazzi»

Niccolò Pagani è un professore delle medie, famoso per avere abbandonato, da campione, il programma l’Eredità con una motivazione precisa: «Mi mancano i miei studenti». Così oggi: «Se non rientrassi in classe per paura, mi sentirei un codardo» …

«Dobbiamo tornare a scuola, toccare con mano i problemi e affrontarli nella pratica. Avere un’agenda di lungo periodo è difficile, lamentarsi inutile. Torniamo e rispettiamo le regole». Niccolò Pagani è un professore delle medie, famoso sul web per avere abbandonato, da campione, il programma l’Eredità con una motivazione precisa: «Mi mancano i miei studenti». Un sentimento che prova anche oggi, a pochi giorni dalla riapertura delle scuole dopo sei mesi di chiusura: «Se non rientrassi in classe per paura, mi sentirei un codardo».

Professore, cosa la colpisce di più del dibattito sulla scuola?
«“La scuola come un lager”, un paragone infelice che nessuno dovrebbe osare fare, neanche per provocazione. E non solo perché significa sminuire un luogo di felicità accostandolo a uno degli orrori».

Perché?
«Perché se io fossi un genitore apprezzerei l’insegnamento di norme e comportamenti che si devono tenere in emergenza. Direi a mio figlio: senti, il mondo c’è da migliaia di anni, se devi portare una mascherina qualche ora non lagnarti perché serve per la difesa del bene comune. Ci sono sempre momenti, nella vita, in cui bisogna fare dei sacrifici».

Quindi è d’accordo con la mascherina durante la lezione?
«Ma certo. Io sono per il rientro a scuola a tutti i costi, in presenza e con lo stesso numero di ore. Se c’è bisogno per contenere la diffusione e proteggere le fasce adulte, i genitori e i nonni, i ragazzi devono farlo».

Non sarebbe stato meglio il distanziamento?
«Sì, ma se a livello organizzativo non si riesce a mantenere il metro, allora si usino i dispositivi. Tra dad, divano e gestione dei nonni e delle mamme che devono rinunciare al lavoro e la mascherina, meglio quest’ultima».

Addio alla dad?
«Tutti i docenti non vedono l’ora di tornare a insegnare. È in classe che aiuti gli alunni, li stimoli. Alle medie se il prof non ti controlla i compiti, non li fai».

Qualcosa di buono rimarrà?
«Sì: una piattaforma con le lezioni registrate, dove un ragazzo che punta al massimo dei voti può approfondire, chi ha difficoltà, riascoltare, chi è stato assente, seguire».

Cosa ne pensa dell’idea di un termoscanner per istituto?
«Credo che un genitore dovrebbe essere contento se a scuola ci fosse un incaricato a misurare la febbre. E mi sconvolge anche chi parla di “isolamento” nel caso in cui la temperatura sia oltre il dovuto».

Esagerazione?
«Sì. Che differenza c’è col bambino che rimane dal bidello dopo essere caduto, in attesa di un genitore, perché piange e non vuole tornare in classe? Lo si fa da 100 anni».

Come saranno gli studenti dopo il lockdown?
«Avranno i capelli più lunghi e una voce diversa. Ma soprattutto saranno felici di rivedere i compagni. Vogliono innanzitutto il cortile, la palestra, la classe, le confidenze, gli scontri, l’amicizia».

Ma alcuni professori non vogliono tornare…
«Io ho 34 anni: non posso giudicare chi ha l’asma o una certa età. Ma non vedo l’ora. E non mi sono mai posto il problema della possibilità di contagio. Mio padre è medico, ha 68 anni ed è sempre andato in ospedale tutti i mesi del lockdown. Se ora io non tornassi in classe per paura, non starei bene con me stesso».

29 agosto 2020 | 09:22

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