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Coronavirus Cronache

Ecco perché la signora  di Mondello che balla (senza mascherina)  ci riguarda tutti

Nel vedere quel video abbiamo sorriso, ma non c’è niente da ridere. Il narcisismo dà ormai il tono anche alla vita pubblica. Pensate alla nostra classe dirigente …

Ho visto il video in cui una signora balla in spiaggia al ritmo di «non ce n’è Coviddi», appiccicata a ballerini tutti rigorosamente senza mascherina, e ho pensato al «turpe monatto» manzoniano di cui leggemmo a scuola. C’è qualcosa di turpe in effetti a girare un video così, nel giorno in cui abbiamo avuto 580 morti di Covid.

La signora di Palermo non è certo la prima e non sarà l’ultima a diventare famosa per aver detto una sciocchezza. Ovviamente la poveretta non è lei; i poveretti siamo noi, che viviamo in un Paese dove l’ignoranza è un valore (infatti il video è stato un grande successo). Un po’ tutti abbiamo sorriso, quando la signora ha raggiunto Alberto Angela nel numero di follower. Ma non c’è niente da ridere. Perché in Italia la simpatia per l’ignoranza, anzi, la prevalenza dell’ignoranza – che spesso si accompagna al narcisismo – dà ormai il tono alla vita pubblica. Ovviamente non è importante il video, ma quello che rivela. Perché c’è un legame tra il video della signora e il commissario alla Sanità calabrese, che apprende in tv del piano anti-Covid che avrebbe dovuto preparare qualche settimana prima, e poi torna in tv per spiegare che forse era stato drogato. C’è un legame anche con il responsabile degli appalti sanitari della Puglia che fa oscillare in Parlamento il ciondolo anti-virus.

Ma allontaniamoci dal Sud, prima che qualcuno dica che la colpa delle scene viste in questi giorni sul lungomare di Napoli è di Garibaldi e dei Savoia, che rubarono l’oro del banco di Napoli mentre i Borbone avevano già il bidet e la ferrovia Napoli-Portici. Pensiamo alla figura che hanno fatto certi assessori alla Sanità del Nord. Pensiamo ai virologi che si azzuffano in tv e sui social. Ci rendiamo conto che abbiamo affrontato la peggiore pandemia del secolo con la peggiore classe dirigente del secolo? Non ci si poteva attendere altro, in un Paese dove alle ultime elezioni ha conquistato la maggioranza relativa un partito il cui slogan è “uno vale uno”, costruito sul rifiuto di qualsiasi esperienza e competenza. Ma la logica non è diversa negli altri partiti. Pensiamo a cosa sarebbe accaduto in Emilia-Romagna, se a gestire il Covid ci fosse la signora convinta che la sua regione confini a Nord con il Trentino-Alto Adige e a Sud con l’Umbria.

Ma consideriamo anche l’involuzione della sinistra italiana, che quando 25 anni andò al governo per la prima volta lo fece con Ciampi all’Economia, Andreatta alla Difesa, Napolitano agli Interni, Dini agli Esteri, Veltroni alla Cultura, Maccanico alle Comunicazioni e Prodi a Palazzo Chigi: potevano non piacere, e infatti non piacquero alla maggioranza degli italiani; ma erano oggettivamente il meglio di cui quella famiglia politica potesse disporre. Fate voi il confronto con l’attuale delegazione governativa del partito democratico. La selezione della classe dirigente – accanto al crollo demografico e alla mancanza di lavoro per i giovani – è la grande questione dell’Italia di oggi. Ma quale classe dirigente può avere una nazione che ogni giorno tesse l’elogio dell’ignoranza? Siamo l’unico Paese al mondo in cui “ignorante” è un elogio. Lo si dice di un cibo genuino.

L’ho sentito dire pure di una giacca che stranamente mi calzava bene. L’altra faccia dell’ignoranza è il narcisismo di chi è convinto che il Covid non ci sia, perché lui ha la fortuna di non averlo; come negare il riscaldamento del pianeta perché oggi piove, o la fame nel mondo perché si è appena mangiata una cacio e pepe. Invece, e purtroppo, il Covid c’è. E chi balla sostenendo il contrario balla sulla tolda di un Titanic su cui siamo imbarcati tutti.

11 novembre 2020 (modifica il 11 novembre 2020 | 10:19)

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