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Hpv: i tumori della cervice uterina (e gli altri legati al Papillomavirus) possono essere eliminati

Il vaccino gratis per maschi e femmine 12enni è ancora sfruttato poco. Efficace anche per gli adulti fino ai 45 anni. Pap test e Hpv-Dna test: due esami capaci di intercettare le lesioni precancerose …

Le statistiche più recenti dimostrano l’efficacia, oltre alla sicurezza, della vaccinazione contro il Papillomavirus o HPV. Là dove si è partiti prima (come in Australia) o dove l’adesione è stata massiccia (ad esempio in Danimarca) le lesioni precancerose sono praticamente scomparse e questo fa ben sperare per il futuro: gli esperti di tutto il mondo sono convinti che i tumori della cervice uterina e quelli che colpiscono orofaringe, vulva, vagina, pene, ano siano destinati a sparire. O quantomeno a diventare rarissimi. Per questo l’Italia deve essere protagonista e partecipare con forza alle azioni promosse dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e dalla European Cancer Organization (Ecco) per cancellare il tumore della cervice uterina, e tutti quelli Hpv correlati, entro il 2030.L’obiettivo da raggiungere è il 90% delle quindicenni immunizzate, il 70% delle donne con uno screening HPV-DNA test effettuato entro i 35 anni, ed ancora, entro i 45, il 90% delle donne con lesioni precancerose o cancro della cervice siano in trattamento. È questo l’appello lanciato oggi, nel corso di una conferenza stampa virtuale, dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dal Presidente della Mission Board for Cancer della Commissione Europea Walter Ricciardi e da rappresentanti delle Istituzioni, dopo la decisione dell’assemblea generale dell’Organizzazione di lanciare una mobilitazione planetaria.

6500 casi di cancro legati al virus

Il 17 novembre l’Oms ha lanciato ufficialmente la strategia di eliminazione del cancro al collo dell’utero, che si pone l’obiettivo di ridurre, entro il 2050, di oltre il 40% i nuovi casi di malattia e di 5 milioni i decessi. Si tratta di un momento storico: per la prima volta i 194 Paesi membri dell’Organizzazione si impegnano a eliminare una forma di cancro. L’Europa può svolgere un ruolo chiave in questo processo, assumendone la leadership e spingendosi oltre, ponendosi l’obiettivo di eliminare tutti i tumori causati dall’Hpv: è quanto proposto recentemente dall’European Cancer Organization, indicando un piano di intervento articolato su quattro punti (prevenzione attraverso programmi di vaccinazione universale, screening precoci attraverso l’HPV-DNA test, migliori trattamenti, crescita della sensibilizzazione ed educazione sul tema dei tumori HPV-correlati).«L’Italia deve rispondere a queste sollecitazioni e come oncologi siamo pronti a fare la nostra parte – dice Saverio Cinieri, presidente eletto Aiom -. Da molti anni è ormai noto e dimostrato il legame tra il Papillomavirus e alcune forme di cancro. È responsabile, solo nel nostro Paese, di oltre 6.500 nuove diagnosi l’anno di tumori non solo alla cervice uterina (2.400 l’anno) ma anche dell’ano, oro-faringe, pene, vagina e vulva. Sono tutte patologie facilmente prevenibili attraverso i programmi di prevenzione primaria e secondaria, disponibili gratuitamente e attivi da molti anni su tutto il territorio nazionale: deve essere una priorità dell’intero sistema sanitario riuscire ad aumentarne l’adesione. Troppi uomini e donne sono ancora esposti al rischio evitabile di gravi malattie oncologiche. Oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetta nel corso della propria vita con il Papillomavirus. Non tutti questi contagi determinano un tumore, ma il rischio oncogeno aumenta, così come le possibilità di trasmettere l’agente patogeno durante i rapporti». 

Solo 6 ragazze su 10 sfruttano il vaccino gratis

Secondo i dati più recenti diffusi dal Ministero della Salute solamente il 60% delle ragazze italiane che rientrano nel target primario del programma di immunizzazione risulta protetto contro i tumori correlati all’Hpv, e soltanto una donna su due ha eseguito il Pap-test o HPV-DNA test, aderendo ai programmi di screening organizzato nelle diverse Regioni. Nonostante in Italia siano pienamente disponibili e gratuiti i programmi di prevenzione primaria e secondaria, e ci sia completo accesso a tutti i trattamenti, ancora il 32% delle pazienti non sopravvive a cinque anni dalla diagnosi.Negli ultimi anni, nazioni extra-europee hanno annunciato e reso operativi piani d’azione per ridurre fortemente l’incidenza del cancro alla cervice uterina. In particolare, è previsto che nel 2035 l’Australia sarà il primo al mondo ad aver eliminato la neoplasia grazie ai tempestivi interventi delle autorità sanitarie di Canberra. «È un modello vincente che dobbiamo prendere ad esempio – prosegue Walter Ricciardi, Presidente della Mission Board for Cancer della Commissione Europea -. Nonostante i dati non siano ancora ottimali, le politiche di prevenzione già attive in Italia hanno creato le condizioni favorevoli perché il nostro Paese sia il primo in Europa a poter raggiungere gli obiettivi fissati dall’Oms. Bisogna però tener conto delle emergenze socio-sanitarie legate alla pandemia: la situazione che stiamo vivendo sta in parte compromettendo il sistema di prevenzione oncologica che abbiamo istituito negli ultimi anni. Covid-19 ha dimostrato come sia ancora più necessaria una programmazione tempestiva e adeguata per limitare il più possibile patologie gravi».

Perché fare il vaccino a 12 anni

Da anni è poi disponibile gratuitamente il vaccino contro il papillomavirus (offerto gratuitamente in Italia a tutti i maschi e le femmine al compimento dei 12 anni d’età) e gli studi più recenti dimostrano che ha senso immunizzarsi anche per chi ha un’età fino a 45 anni perché il vaccino nonavalente è risultato protettivo anche da verruche genitali e vari tipi di tumori maschili e femminili.I papillomavirus umani (ne esistono più di 12 varianti e alcune sono più pericolose di altre) sono virus che si trasmettono prevalentemente per via sessuale e colpiscono sia gli uomini che le donne. L’infezione da HPV si trasmette soprattutto attraverso rapporti sessuali (soprattutto vaginali o anali) con partner portatori del virus: il rischio di contrarre il virus quindi inizia con l’attività sessuale e cresce con l’aumentare del numero dei partner. Ecco perché, per rendere i ragazzi immuni, vanno vaccinati prima che inizino ad avere rapporti, è stata quindi scelta la soglia dei 12 anni. Il Piano vaccinale approvato a gennaio 2017 ha introdotto il vaccino contro il Papillomavirus (gratuito per le ragazze dal 2007) anche per i maschi tra gli 11 e i 12 anni per almeno tre buone ragioni:  primo, perché il virus provoca malattie (come i condilomi ano-genitali) e tumori anche negli uomini; secondo, perché i maschi sono costantemente esposti all’infezione a tutte le età e sono quindi considerati un «serbatoio» permanente del virus ed è stato calcolato che un uomo ha un rischio cinque volte superiore rispetto alla donna d’infettarsi (e spesso non è consapevole di essere portatore); terzo, la presenza del virus nel liquido seminale ostacola anche la fertilità dell’uomo.

20 novembre 2020 (modifica il 20 novembre 2020 | 13:44)

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