Categorie
Coronavirus Salute

Il caso del ciclista Gaviria:  di coronavirus ci si può riammalare? E che cosa significa per il vaccino?

I casi di reinfezione da coronavirus esistono e a volte hanno generato una malattia più grave. Alcuni studi mostrano che gli anticorpi decadono dopo tre mesi: che cosa implicano per i futuri vaccini? Le risposte alle domande più comuni …

È una domanda che si pongono molte persone che hanno già incontrato il coronavirus lo scorso inverno e un quesito la cui risposta – affermativa o negativa – implica conseguenze in merito all’immunità personale, all’immunità di gregge e all’efficacia dei futuri vaccini.

* Con la consulenza di Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”.

Ci si può riammalare di Covid-19?
La risposta è “sì”, ci si può riammalare di Covid-19, anche se è un evento molto raro. Su 40 milioni di persone abbiamo notizia certa di una ventina di casi confermati da analisi di laboratorio. Ovviamente esisteranno molte più persone che non sono “censite” e si sono riammalate, ma per ora la proporzione sembra veramente minima. «Se questo fosse un evento comune, avremmo visto migliaia di casi», dicono gli esperti. Gli studi non sono facili: per decretare un caso di reinfezione, infatti, gli scienziati devono cercare differenze significative nei geni dei due coronavirus che causano entrambe le malattie. E non sempre sono disponibili i dati, specie sulla prima infezione.

Il caso del ciclista Gaviria

Ultimo caso di reinfezione in ordine di tempo, per notorietà, quello del ciclista Fernando Gaviria, lo sprinter sudamericano della Uae Emirates risultato positivo all’ultimo tampone molecolare nel secondo giorno di riposo del Giro d’Italia, effettuato negli alberghi del Friuli. Il colombiano fu, lo scorso marzo, il primo ciclista professionista al mondo a rimanere contagiato. La positività venne scoperta ad Abu Dhabi durante l’Uae Tour e il velocista (all’epoca lievemente sintomatico) fu costretto a una lunghissima quarantena in una struttura ospedaliera emiratina.

La seconda infezione può essere peggio della prima?
Sì, in alcuni casi lo è stata, come quello del 25enne del Nevada (descritto QUI, ndr) o quello (per ora unico) della donna morta dopo la seconda infezione (ne abbiamo parlato QUI, ndr), ma si trattava di una donna malata di tumore da tempo. Probabilmente stiamo sottostimando il numero di reinfezioni asintomatiche che potrebbero essere la maggioranza, ma ci sono sicuramente alcune persone che semplicemente non sviluppano buone risposte immunitarie a determinati agenti patogeni e che quindi, non sviluppando una buona memoria immunologica, possono essere reinfettate anche dopo breve tempo dallo stesso microorganismo. Sul perché a volte ci sia una malattia più grave in caso di reinfezione serviranno ulteriori indagini sulle risposte immunitarie indotte dalla prima infezione e sulla carica virale registrata in entrambi i contagi.

Per quanto tempo siamo immuni dopo aver contratto il Covid-19?
La maggior parte di chi si ammala di Covid-19 sviluppa anticorpi entro poche settimane. Le reinfezioni possono verificarsi per deficit qualitativi o quantitativi della risposta immunitaria, in alcuni casi dovuti a un’infezione troppo lieve cioè a bassa carica virale che quindi induce una risposta immunitaria limitata, in altri casi perché il sistema immunitario era compromesso da altri problemi di salute. Ma non sappiamo ancora per quanto tempo restiamo immuni, di sicuro in parte varia da persona a persona. Potrebbero essere mesi, quindi un tipo di immunità simile a quella che conferiscono gli altri coronavirus (come i raffreddori) oppure qualche anno come in chi aveva contratto il virus cugino della SARS1. Due studi, uno del King’s College di Londra e un altro pubblicato su Nature, giungono alla stessa conclusione: in alcuni soggetti la risposta anticorpale diminuisce dopo alcuni mesi e in alcuni soggetti gli anticorpi non sono neanche più rilevabili.

Gli asintomatici sono più a rischio reinfezione?
Il problema è che la stragrande maggioranza delle persone o non presenta sintomi o si ammala in modo blando: in questo caso non sappiamo se la risposta immunitaria indotta dall’infezione, di cui la presenza di anticorpi è una spia, sia davvero protettiva o se queste persone rischiano maggiormente una nuova infezione. Alcuni studi hanno mostrato che alcune persone, di solito i malati in modo lieve o asintomatico, hanno sviluppato un tipo di immunità diverso, l’immunità delle cellule T, una risposta che non viene rilevata dagli attuali test sierologici ma che potrebbe costituire una ottima barriera immunologica contro il virus.

Chi si è già ammalato ed è guarito è soggetto agli stessi obblighi di chi non ha mai contratto il Covid-19?

Per questa incertezza sulla durata dell’immunità, chi ha già contratto il Covid-19 ed è guarito, dal punto di vista delle misure di contenimento in atto in Italia (e nel mondo) non ha obblighi diversi dalle altre persone: deve indossare la mascherina e deve essere sottoposto a tampone e quarantena nei casi disposti dalla legge.

L’immunità impedisce la trasmissione da coloro che vengono reinfettati?
Le persone che si infettando una seconda volta potrebbero essere anche contagiose, ma servirebbero studi più ampi per confermarlo.

Leggi anche

Che cosa significa per il futuro vaccino il fatto che l’immunità si possa perdere?
I vaccini possono anche essere manipolati per migliorare la memoria immunitaria, producendo in questo modo risposte più durature e protettive. L’immunità indotta dal vaccino dovrebbe funzionare meglio dell’immunità naturale. Per quanto tempo? Secondo alcuni scienziati il virus potrebbe tornare a infettare di nuovo le stesse persone, anno dopo anno, come accade nelle influenze più comuni, ma è un’ipotesi da confermare attraverso ulteriori test clinici. Ancora non lo sappiamo.

Infettarsi con ceppi virali con caratteristiche diverse significa che avremo bisogno di un vaccino per ogni tipo di variante virale?
Sebbene le differenze nella sequenza del genoma virale siano un ottimo modo per sapere davvero se un individuo viene reinfettato, al momento non ci sono prove che sia emersa una variante significativa di SARS-CoV-2. Per ora, un vaccino sarà sufficiente a conferire protezione contro tutte le varianti circolanti, anche se non è chiaro per quanto tempo.

Che cosa implicano i casi di reinfezione sull’obiettivo teorico dell’immunità di gregge?
I casi di reinfezioni suggeriscono cautela sull’ affidarci all’immunità acquisita tramite l’infezione naturale per ottenere l’immunità di gregge. Questa strategia non solo causerebbe la morte di molte persone, ma forse neppure funzionerebbe bene. Peraltro bisognerebbe che fosse infettato almeno il 60-70 per cento della popolazione: in Italia siamo arrivati dopo la prima ondata ad appena il 2,5%. L’ottenimento dell’immunità di gregge non è mai stato cercato per via “naturale” nella storia delle pandemie, invece richiede vaccini sicuri ed efficaci e una vaccinazione diffusa della popolazione, come scritto da un gruppo di 80 ricercatori in una lettera aperta pubblicata sulla rivista The Lancet.

20 ottobre 2020 (modifica il 20 ottobre 2020 | 13:02)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *