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Coronavirus Milano - Cronaca

Il console americano: «Turisti e hi-tech, patto con gli Usa contro il virus»

Robert Needham si è insediato il 2 ottobre scorso: «Sei mesi in teleworking. Gli stati Uniti sono solidali: sessanta milioni di euro all’Italia» …

Si è insediato il 2 ottobre scorso, mentre l’Italia entrava nella seconda ondata e dopo aver vissuto la pandemia negli Stati Uniti di Donald Trump. Nato in Inghilterra, cresciuto in Irlanda del Nord, immigrato nel 1979 in Wisconsin, alle spalle incarichi diplomatici in mezzo mondo: Polonia, Oman, Croazia, Inghilterra, Danimarca, Ucraina, Nazioni Unite a Ginevra, Belgio e Afghanistan. Robert Needham si racconta per la prima volta da nuovo console generale degli Stati Uniti a Milano.

È arrivato in una Milano finita presto in un nuovo lockdown. Che effetto le ha fatto la città?
«Non è la mia prima volta a Milano. C’ero stato negli anni scorsi: chiaramente avevo visto la città in condizioni diverse, più felici. Io e mia moglie amiamo molto Milano».

Qual è la sua esperienza della pandemia?
«Viviamo ad Alexandria, in Virginia. Siamo entrati in lockdown in primavera: ho trascorso gli ultimi sei mesi in teleworking. Nostro figlio ha perso la cerimonia di laurea e tutte quelle cose che i ragazzi immaginano alla fine della carriera universitaria. Era amareggiato, poi una volta tornato a casa ha realizzato che la situazione poteva essere di gran lunga peggiore: ha messo le cose in prospettiva, come tutti noi. È un momento molto difficile, per alcune persone più di altre: chi a causa del virus ha perso la vita o i suoi cari, medici e infermieri che lavorano nei reparti Covid».

Durante la prima ondata gli Stati Uniti hanno aiutato l’Italia.
«Ad oggi gli Stati Uniti hanno donato circa 60 milioni di dollari all’Italia in aiuti Covid: 60 milioni direttamente da Uncle Sam al popolo italiano. Di questi, 30 milioni dal governo, 20 in attrezzature e assistenza da parte dei nostri militari, 10 in sovvenzioni che aiutano le aziende italiane a produrre più dpi, ventilatori e altre forniture mediche. La comunità imprenditoriale statunitense in Italia, inoltre, ha raccolto circa 50 milioni di dollari per progetti di sostegno. A Cremona ci sono due esempi di progetti realizzati da ong (Cuamm e Samaritan’s Purse, ndr) che hanno ricevuto denaro dal governo Usa per aiutare le comunità locali: il nuovo triage dell’ospedale e l’ospedale da campo».

Oggi dagli Stati Uniti arriva la speranza di due vaccini con un’efficacia sopra il 90%: quello della Pfizer e quello della Moderna.
«Credo che tutti sperino che questi vaccini funzionino. Pfizer e Moderna li hanno sviluppati in tempi record: il governo si è speso molto, ha dato parecchi soldi alle due aziende e semplificato le procedure per permettere di svilupparli più velocemente».

Quali sono gli obiettivi del suo mandato?
«Il consolato fa parte della missione degli Stati Uniti in Italia. Milano è il maggiore dei tre consolati generali (gli altri sono a Firenze e Napoli): applichiamo le politiche statunitensi in tutto il nord Italia. Ci prendiamo cura dei cittadini americani e gestiamo i visti. Incentiviamo le aziende americane ad investire qui e, viceversa, facilitiamo le aziende italiane interessate a espandersi negli Stati Uniti. Parte del mio mandato, poi, sarà costruire il nuovo edificio per il consolato».

Quando sarà pronto?
«Nei prossimi mesi decideremo il progetto di costruzione, ci vorranno alcuni anni prima che venga completato. Il sito è fantastico: il vecchio Tiro a segno, edificio in stile liberty, in piazzale Accursio. Abbiamo già sistemato l’esterno e il tetto. Incorporeremo il palazzo nel progetto: potrebbe costituire la parte frontale ed essere aperto al pubblico, magari anche con caffè. Sarà una riqualificazione importante per la città di Milano».

Come ha influito la pandemia sugli scambi commerciali tra Stati Uniti e Italia? E sugli investimenti americani?
«La relazione commerciale tra i due Paesi è molto importante ed è rimasta: siamo il vostro terzo importatore al mondo, con 57 miliardi di beni importati e, viceversa, 27 miliardi di beni esportati. Con la pandemia il commercio globale è calato del 10% circa, ma gli investimenti non si sono fermati. Un esempio è il programma “SelectUsa”, gestito dal Dipartimento del commercio Usa: stiamo facendo 26 sessioni. C’è un enorme interesse».

In cosa investono di più gli Stati Uniti oggi a Milano?
«Nella tecnologia. È una presenza molto visibile in città. È importante anche per le aziende italiane che quelle americane investano qui».

Milano è la capitale della scena italiana delle startup. Nel mondo tech ci sono due grandi players: Stati Uniti e Cina. Perché scegliere voi come partner?
«Perché gli italiani sanno come fare affari con gli americani: abbiamo regole consolidate, aziende impostate in modo trasparente, senza interferenze governative. Abbiamo innovazione, efficienza e tanti esempi di startup di successo: non c’è migliore pubblicità di questa».

Gli americani fino allo scorso anno rappresentavano la seconda nazionalità di turisti stranieri in città. Torneranno?
«Vorrei dire “domani”, ma non è possibile. Una cosa è certa: appena sarà possibile viaggiare, i turisti americani torneranno».

A quasi tre settimane dal voto, il presidente Donald Trump ha riconosciuto Joe Biden come vincitore. Potremo aspettarci una transizione “regolare”?
«Il nostro sistema ha dimostrato in tutti questi anni che abbiamo la capacità di transizione da un presidente all’altro: non sono affatto preoccupato».

26 novembre 2020 | 08:52

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Sorgente articoli: Vai

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