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Coronavirus Cronache

Il Cts: «Il balzo dei contagi è l’effetto scuola  Le mascherine torneranno obbligatorie» Che cosa ci aspetta nei prossimi 7 mesi

Fabio Ciciliano, il dirigente della Protezione civile componente del Comitato tecnico-scientifico: «Il sistema sanitario sta reggendo. I ritardi nei risultati dei tamponi sono un problema, i test rapidi saranno utilissimi» …

«Sapevamo che il ritorno alla vita normale avrebbe fatto risalire la curva dei contagi, ma si tratta di numeri importanti e dunque è necessario che ognuno sia responsabile se vogliamo evitare conseguenze gravi». Fabio Ciciliano è il dirigente della Protezione civile che nel Comitato tecnico scientifico ha il compito di analizzare i documenti e i dati necessari a emettere i pareri degli esperti.

Che vuol dire numeri importanti?
«La percentuale tra tamponi effettuati e nuovi positivi è arrivata al 2,15 per cento. Alla fine del lockdown eravamo allo 0,40».

Perché quest’impennata?
«Sono gli effetti della fine delle vacanze, ma ora con le scuole aperte e i trasporti a regime il virus circola maggiormente».

Quanto peso ha il ritorno degli studenti in classe?
«Molto poco per quanto avviene all’interno delle scuole dove si rispettano le regole di protezione, tantissimo rispetto al movimento quotidiano di circa 12 milioni di persone che si sommano agli altri lavoratori e a chi ha ripreso la vita sociale. E poi ci sono le conseguenze di quanto accaduto durante l’estate».

I contagi in famiglia?
«Certo, sono di nuovo in aumento e la dimostrazione sta nel fatto che l’età media dei ricoverati è tornata oltre i 50 anni, ad agosto era 25».

Adesso che cosa succede?
«Bisogna tenere sempre la mascherina nei luoghi chiusi e rispettare la distanza, lavarsi le mani, rispettare tutte le regole di igiene. Si devono evitare gli assembramenti, tracciare i contatti, rispettare rigorosamente la quarantena e l’isolamento fiduciario».

Si parla di mascherina obbligatoria anche all’aperto.
«Se tutti osservassero le norme, non sarebbe necessaria. Non è così e dunque potrà essere inevitabile».

I luoghi più a rischio?
«Abbiamo osservato che nei centri commerciali, così come nel settore della ristorazione c’è una tendenza ad osservare le regole, forse nel timore di nuove chiusure. Il problema sono gli assembramenti davanti alle scuole e nei quartieri della movida la sera, quando arrivano i ragazzi che sono meno propensi a utilizzare le protezioni».

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Ci sarà un ripensamento sulla capienza degli stadi, ora ferma a 1.000 persone?
«Lo escluderei. Anzi direi niente stadi, niente discoteche, niente congressi, niente eventi con tanta gente. Evitiamo tutte le situazioni dove è difficile il controllo delle persone. E attenzione alle frontiere».

Chi arriva in Italia da alcuni Paesi ha tampone e quarantena obbligatoria. Non basta?
«In Francia stanno aumentando i contagi e la quarantena rimane di sette giorni non obbligatoria. Dobbiamo pensare a un meccanismo di contenimento del rischio di chi arriva attraversando la frontiera terrestre».

Ci sono persone in isolamento che attendono il tampone per giorni. Che cosa si può fare su questo?
«Il ritardo nella diagnostica effettivamente è un problema. Per questo abbiamo dato parere favorevole all’utilizzo dei test rapidi antigenici per incrementare le capacità di screening».

Sono attendibili?
«Meno del tampone classico. Possiamo dire che l’esito negativo è attendibile, in caso di positività si deve effettuare il tampone molecolare. È comunque uno strumento utile per rendere più brevi i tempi di attesa».

Il sistema sanitario è in grado di reggere questa nuova impennata?
«Al momento sì, perché si riescono a intercettare i casi in maniera tempestiva. È ovvio che se i numeri aumenteranno in maniera importante gli ospedali rischiano di andare in affanno. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato ad un aumento dele terapie intensive in maniera consistente però adesso non sottovalutiamo l’aumento continuo, anche se lieve, dei posti occupati nelle terapie intensive. Rispetto a tutti gli altri Stati, abbiamo accumulato un tesoretto grazie alla responsabilità dei cittadini, buttarlo via adesso sarebbe uno scempio».

La proroga dello stato di emergenza è scontata?
«La decisione è politica. Tecnicamente appare indispensabile anche perché la struttura del commissario straordinario dovrebbe essere chiusa e potremmo avere problemi seri nell’approvvigionamento di dispositivi e materiali».

2 ottobre 2020 (modifica il 2 ottobre 2020 | 10:09)

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Sorgente articoli: Vai

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