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Coronavirus Cronache

Il virus muta? Ecco cosa dicono le ultime ricerche. Analisi su 150 mila genomi

Tutte le domande sul cambiamento che il Sars-CoV-2 ha avuto da quando è arrivato in Europa. Una mutazione può favorirne la trasmissione ma non l’aggressività …

1 – Il coronavirus Sars-CoV-2 muta?
Sì, muta come tutti i virus ma questa sua attitudine non deve sorprendere né spaventare in quanto è comune a tutti gli agenti virali. Il Sars CoV-2 muta dalle 5 alle 10 volte meno rispetto ai virus dell’influenza e dell’epatite C grazie al cosiddetto «sistema di riparo» proprio del suo genoma capace di correggere gli errori che avvengono durante il processo di replicazione.

2 – È mutato spesso?
Conosciamo sei diversi sottogruppi imparentati col «capostipite» comparso nella città di Wuhan probabilmente già a dicembre del 2019 (ma solo a gennaio il governo di Pechino avvertì sull’esistenza di strane forme di polmonite). Tecnicamente si dice che il virus si è evoluto spontaneamente, secondo un fenomeno normale.

3 – Qual è l’impatto di queste mutazioni nell’espressione della malattia?
Finora una sola mutazione ha dimostrato di dare un vantaggio al virus sul piano della capacità di trasmissione tra gli uomini. È la D614G. Il 6 indica il gene dove la mutazione si è verificata, ed è il gene che codifica la proteina Spike, quella che il nuovo coronavirus utilizza per agganciare e penetrare nelle cellule. Questa modifica lo ha reso sì più contagioso ma non più mortale e pericoloso per quantità di danni alla salute dell’uomo.

4 – Come si è arrivati a questa conclusione?
In un articolo pubblicato a novembre su Science, ricercatori dell’università americani del Wisconsin-Madison hanno studiato gli effetti della mutazione in vitro e su modelli animali.

5 – La violenza della seconda ondata potrebbe essere dovuta alla mutazione?
Lo ha affermato Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: «Il virus si trasmette con una velocità che ci lascia attoniti». Secondo Antonino Di Caro, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Istituto Lazzaro Spallanzani il sottogruppo virale circolava già ad aprile e da allora si è diffuso in tutta Europa, diversificandosi dal ceppo originario di Wuhan.

6 – Cosa sappiamo ancora della mutazione?
In uno studio pubblicato in questi giorni da Nature Communications, coordinato dall’University College di Londra (Ucl) e basato sull’analisi di 46.723 genomi di persone positive al Covid 19, si osserva che le mutazioni conosciute hanno un effetto neutro sulla trasmissibilità del nuovo coronavirus. Quindi il dibattito è aperto.

7 – Questa e le altre mutazioni possono compromettere l’efficacia dei vaccini in arrivo a gennaio 2021?
I genetisti dell’Ucl si dicono «ottimisti sull’efficacia dei vaccini e sulle capacità di «segnalare la presenza di mutazioni per eventuali aggiornamenti dei vaccini». Dai primi studi sui volontari che si sono sottoposti alla somministrazione dei vaccini sembra che i tre candidati sappiano produrre anticorpi neutralizzanti contro l’infezione con ampia capacità nei confronti di diversi ceppi virali circolanti..

8 – Quante sequenze del virus conosciamo?
Sono stati depositati nelle banche internazionali oltre 150.000 genomi di virus circolanti

9 – Cosa ci racconta la storia di questo coronavirus?
Il virus si è creato un vantaggio selettivo in modo da potenziare le sue capacità di crescita. Il Sars-CoV-2, secondo gli scienziati, sembra trovarsi a suo agio nell’uomo e essersi bene adattato nel suo nuovo ospite dopo aver lasciato la specie da cui è venuto, i pipistrelli. «Il suo comportamenti ci fa pensare che il coronavirus intende permanere nella specie umana e di non voler estinguersi. Sta continuando il suo percorso di adattamento e tutto fa pensare che voglia trovare una forma di convivenza con noi», ha affermato in una recente intervista Giorgio Palù, emerito di virologia all’università di Padova, appena nominato presidente dell’agenzia italiana del farmaco, Aifa.

10 – Si è parlato di una variante di coronavirus trasmessa all’uomo dai visoni, di cosa si tratta?
In un allevamento di visoni in Danimarca si sono avuti 12 casi di infezione non grave in operatori del settore che sono stati contagiati da varianti trasmesse dagli animali che a loro volta erano stati contagiati dall’uomo. Il ministero della Sanità danese ha annunciato che la variante, denominata cluster 5, non è più in circolazione. In un articolo pubblicato su Nature il 13 novembre ricercatori di Oxford hanno concluso che le mutazioni dei visoni non sono particolarmente preoccupanti e che comunque non «aggirano» l’effetto dei vaccini.

26 novembre 2020 (modifica il 26 novembre 2020 | 07:25)

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