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Coronavirus Milano - Cronaca

Il virus non risparmia i visoni: soppressi 30 mila capi

Cremona, il più importante allevamento del Paese. «Animali sani, distrutto il lavoro di una vita» …

«Ho pianto tutta la mattina. Quarant’anni di lavoro in fumo con danni economici enormi». Giovanni Boccù, 70 anni, è il più grande allevatore di visoni in Italia e uno dei leader in Europa. Lunedì gli è stato comunicato che dovranno essere abbattuti e inceneriti i suoi 30 mila animali allevati nei 25 capannoni dell’azienda agricola Mi.Fo. a Capralba. L’azienda dà lavoro a otto persone. Boccù, la moglie, i due figli e quattro dipendenti. Lo scorso agosto, uno degli impiegati era risultato positivo al Covid. Sono intervenute le autorità sanitarie, che hanno fatto i tamponi a tutti i lavoratori (risultati negativi) e agli animali. Due visoni, secondo quanto riferito dall’Ats Valpadana, sono risultati debolmente positivi ed immediato è stato il provvedimento di fermo dell’attività. I tamponi sono proseguiti e un nuovo caso di positività, anche questo debolmente positivo, è stato riscontrato a fine ottobre. Poi più nulla.

«Va in fiamme tutto per una ideologia, non perché qui ci sia una malattia — protesta Boccù —. Il lavoro che stanno facendo non è di salute pubblica, perché se qua avessi positività, alzerei le mani subito, in quanto prima viene la salute delle persone». La decisione del ministero della Salute è arrivata come un fulmine a ciel sereno nell’allevamento di Capralba. «Non me l’aspettavo. E non ci sto — ribatte l’allevatore —. È da tempo che gli animalisti cercano ogni pretesto per contestare il nostro allevamento, però, fortunatamente, noi abbiamo sempre seguito tutte le normative. Infatti, nonostante vengano i Forestali, l’Asl, i Nas, facciamo tutto in regola. La causa l’hanno trovata nel Covid che qui non c’è. Trentamila capi sono milioni di euro, perché vogliono abbattere e incenerire anche 7.600 riproduttori. È un dramma non necessario. Ci hanno distrutti nell’orgoglio, nella dignità e nel lavoro».

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Tra martedì e mercoledì Boccù si aspetta l’azienda incaricata di abbattere e incenerire i visoni. «Vendiamo le pelli essiccate in tutto il mondo. I miei visoni sono andati nel top lot: un mazzo di sessanta pelli selezionate fra decine di milioni andate all’asta, comprate da grandi stilisti. Si sono congratulati e questo perché il lavoro è fatto bene: genetica, selezione continua, alimentazione, accasamento. Ci hanno cercato dalla Cina e dalla Russia. E adesso, in un attimo distruggono tutto. Io ho 70 anni, ma i miei figli che hanno famiglia e i mie dipendenti? Succederà che le pellicce le faranno ugualmente nei Paesi dove non ci sono regole e noi avremo perso il nostro lavoro e la nostra qualità».

24 novembre 2020 | 08:34

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Sorgente articoli: Vai

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