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In Italia abbiamo abbassato  la guardia: la triste verità rivelata dalla curva dell’acquisto di mascherine

Cosa rivelano i dati relativi al mercato delle mascherine sull’atteggiamento degli italiani di fronte alla pandemia — dai nostri errori alle nostre paure …

A seconda delle nostre idee e preferenze, possiamo pensare che il governo abbia gestito la pandemia al meglio, oppure che abbia inanellato errori catastrofici. Possiamo ammirare o detestare il comportamento dei diversi presidenti di regione o dei sindaci. Possiamo prendercela con il vicino di pianerottolo o con chi viaggia nella nostra carrozza in treno, se non rispettano le regole sanitarie.

Su un punto almeno però noi italiani, di qualunque idea politica, dovremmo metterci d’accordo: abbiamo sbagliato tutti, collettivamente. Ci sono state eccezioni individuali, certo. Ma nel complesso, di fronte alla peggiore pandemia da almeno mezzo secolo, una popolazione di sessanta milioni di persone ha commesso un grave errore.

A un certo punto abbiamo abbassato la guardia. E lo abbiamo fatto troppo presto.

Questo almeno è ciò che rivelano i dati sul più semplice e fondamentale dei comportamenti individuali richiesti per arginare il contagio, quelli sull’acquisto di mascherine protettive di se stessi e degli altri. Siano esse chirurgiche, FFP2 o FFP3, o persino lavabili in tessuto (che però spesso, benché eleganti, non sono certificate e dunque di dubbia utilità: qui trovate una guida ai diversi tipi di mascherina, qui un vademecum per evitare errori nel loro utilizzo).

I dati di Iqvia, una banca dati sul mercato della sanità, mostrano chiaramente cosa è successo in questi mesi riguardo alla vendita al dettaglio di mascherine protettive.

Abbiamo smesso troppo presto di comprarle e di usarle. Lo abbiamo fatto all’inizio dell’estate.

E quando abbiamo ripreso a cercarle e indossarle, ormai era tardi: il virus aveva già ripreso a circolare rapidamente e ovunque.

A lungo le mascherine erano rimaste quasi assenti fra i beni di consumo degli italiani. Ancora in novembre e in dicembre scorsi se ne sono vendute in Italia meno di trentamila, un valore inferiore a un anno prima. Già in gennaio, con le prime notizie sul coronavirus in arrivo da Wuhan, si nota una prima impennata di acquisti a 159 mila pezzi. Poi un altro salto a 338 mila in febbraio, quando il Paziente Uno si ammala e la prima zona rossa viene decretata attorno a Codogno in Lombardia.

A marzo con il lockdown si arriva a 1,2 milioni di mascherine vendute, quindi un’altra impennata in aprile — sempre in clausura nazionale — a oltre sei milioni di pezzi. Maggio poi è il mese in cui l’intervento del commissario straordinario nominato per l’emergenza, Domenico Arcuri, riesce ad abbassare il costo delle mascherine chirurgiche a 50 centesimi (dopo qualche difficoltà iniziale). Eppure inizia la grande discesa. In quel mese già si vendono meno mascherine (5,5 milioni di pezzi), benché l’Italia ufficialmente abbia ancora fra i 50 mila e i centomila casi attivi di Covid-19 con un migliaio di nuovi casi registrati al giorno. Di certo dopo il lockdown, gradualmente, finisce anche l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto anche se resta per gli ambienti al chiuso.

Da quel momento in avanti, noi italiani compreremo sempre meno mascherine, come se la minaccia della pandemia ci sembrasse ogni giorno un po’ più lontana. In giugno c’è un calo del 36% negli acquisti (a 3,5 milioni di pezzi) mentre nel Paese si trovano ancora ufficialmente decine di migliaia di persone contagiate.

A luglio un ulteriore calo a 3,3 milioni di mascherine comprate — la metà che in aprile. In luglio anche il numero dei nuovi contagi registrati ogni giorno, arrivato un po’ sotto le duecento unità, smette di scendere. Eppure compriamo sempre meno mascherine, come se Covid-19 se ne potesse andare da solo.

In agosto poi inizia la grande risalita delle infezioni diagnosticate, da duecento a mille ogni giorno. Eppure, a fronte di un’impennata dei contagi del 400% circa in un solo mese, l’aumento negli acquisti di mascherine da parte degli italiani è solo del 20% fra luglio e agosto. Un comportamento chiaramente irrazionale.

Una reazione collettiva lenta, quasi una rimozione del pericolo durante l’estate seguita al grande stress della prima ondata pandemica.

Si arriva così all’accelerazione di settembre in cui gli acquisti di mascherine nel Paese risalgono ai livelli di maggio (5,4 milioni di pezzi). Ma ormai è tardi. Il genio è uscito dalla lampada. Il virus ha ripreso a correre. E quali che siano i meriti e gli errori dei politici, nazionali e locali, una responsabilità collettiva spetta anche a noi tutti abitanti del Paese. Ieri, oggi e soprattutto a partire dai prossimi giorni e dalle prossime settimane.

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