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La Germania migliora la ventilazione contro il virus: purificatori d’aria in scuole

L’idea è dotare le aule scolastiche di purificatori d’aria mobili per abbassare gli indici di contagio. Investiti 500 milioni per gli impianti negli edifici pubblici …

Migliorare la qualità dell’aria negli ambienti chiusi può essere un modo valido per battere il coronavirus? Il governo tedesco crede di sì tanto che ha deciso di investire 500 milioni di euro per migliorare i sistemi di ventilazione negli edifici pubblici compresi teatri, musei, scuole, università, con l’obiettivo di potenziare le strategie messe in campo per fermare la diffusione del virus.

La trasmissione via aerosol

Sono sempre più numerosi gli studi che confermano come la trasmissione del nuovo coronavirus avvenga attraverso minuscole goccioline (aerosol) esalate dalle persone infette non solo quando tossiscono o starnutiscono (oltre ai droplets che, più pesanti a causa di una dimensione maggiore, precipitano a terra per forza di gravità seguendo traiettorie balistiche entro i due metri) ma soprattutto quando parlano, cantano, gridano, respirano. Inoltre studi recenti suggeriscono che gli aerosol possono muoversi di diversi metri nella stanza e permanere per lunghi periodi mantenendo una carica di infettività. E ora che si va incontro alla stagione invernale i rischi aumentano (proprio come con l’influenza e gli altri virus respiratori) perché si trascorre più tempo al chiuso e la concentrazione di particelle infettive aumenta senza un’adeguata ventilazione. «I luoghi critici sono gli ambienti chiusi di dimensioni ridotte e con limitata ventilazione, soprattutto con un tempo di permanenza elevato» ricorda Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia) che ha studiato come stimare il rischio di contagio in ambiente chiusi suggerendo gli interventi per mantenere gli indici di contagio accettabili (VEDI QUI).

Depuratori d’aria mobili nelle scuole

L’obiettivo del governo tedesco è soprattutto migliorare i sistemi di ventilazione esistenti piuttosto che installarne di nuovi, che sono più costosi. Anche le scuole, prive di sistemi di ventilazione, saranno almeno dotate di depuratori d’aria mobili per aumentare la ventilazione e ridurre il rischio di contagio (il costo si aggira introno ai duemila euro).

L’importanza della ventilazione in Germania

In Germania la ventilazione delle stanze rientra tra le misure ufficiali per prevenire il Covid. L’usanza di aprire le finestre anche in pieno inverno è una sorta di ossessione nazionale per i tedeschi, anche prima dell’arrivo di Sars-CoV-2 tant’è che spesso è un requisito inserito come clausola legalmente vincolante nei contratti di affitto (più che altro per proteggere gli ambienti dalla muffa e dai cattivi odori). «Può essere uno dei modi più economici ed efficaci per contenere la diffusione del virus» ha più volte sottolineato Angela Merkel. Le linee guida del governo tedesco per affrontare il virus, racchiuse nell’acronimo AHA, che sta per distanziamento, igiene e copertura del viso, sono state estese fino a diventare AHACL. La “C” sta per l’app governativa di avvertimento del coronavirus, e la “L” per Lüften o l’aerazione di una stanza. «Una regolare ventilazione d’impatto in tutti i locali privati e pubblici può ridurre notevolmente il pericolo di infezione» spiega la raccomandazione del governo. La ventilazione d’impatto, o Stosslüften, comporta l’apertura di una finestra al mattino e alla sera per almeno cinque minuti per consentire la circolazione dell’aria. Ancora più efficiente è il Querlüften, o ventilazione incrociata, in cui tutte le finestre di una casa o di un appartamento vengono aperte lasciando uscire l’aria viziata e far entrare aria fresca. Anche le scuole hanno da tempo adottato questa pratica, alla quale sono dedicati incontri tra i responsabili della salute pubblica e paginate di giornali. Di recente cinque esperti (dalla meccanica dei fluidi agli igienisti dell’aria interna e agli aerodinamici) hanno ribadito l’importanza di arieggiare un’aula ogni 15-20 minuti, per cinque minuti in primavera e in autunno e tre minuti in inverno. Tenere le finestre spalancate per ripulire l’aria in pieno inverno raffredda in modo vertiginoso la temperatura con il rischio di dover fare lezione coi cappotti…da qui la scelta di investire sulla ventilazione forzata.

Cosa non basta?

Ma distanziamento e mascherina non bastano per proteggersi in ambienti chiusi? «L’uso corretto delle mascherine chirurgiche riduce le possibilità di contagio da aerosol, anche se non in modo decisivo. Questo perché le mascherine chirurgiche non nascono in modo specifico per particelle di dimensioni tipiche dell’aerosol» chiarisce Giorgio Buonanno che aggiunge: «Sono sicuramente più efficienti i filtri facciali (FFP2, FFP3, N95) che hanno un’efficienza di filtrazione molto elevata, anche per le tipiche dimensioni dell’aerosol». «Il distanziamento – conclude l’esperto – evita di entrare in contatto con i droplets e le alte concentrazioni di aerosol in prossimità del soggetto infetto ma rimarrebbe la trasmissione via aerosol su distanze maggiori in ambienti chiusi perché le particelle prima di evaporare si muovono a distanze superiori ai due metri. Questa modalità di contagio non è considerata dalle misure adottate». Sarà forse per questo che in Italia, nonostante l’obbligo di mascherine e di distanziamento la curva dei contagi sta salendo in modo così vertiginoso?

20 ottobre 2020 (modifica il 20 ottobre 2020 | 16:33)

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