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La vita ai tempi del coronavirus: quanto è rischiosa l’epidemia per chi ha un tumore del sangue

Fra tutte le categorie di malati, sono quelli esposti a rischi maggiori. Serve grande cautela contro il virus ed è fondamentale non interrompere le terapie anticancro …

Le persone con tumore del sangue che contraggono l’infezione da Covid-19 rischiano molto, sia per le conseguenze dirette del virus sia per le maggiori probabilità di andare incontro a complicanze che richiedono il ricovero in terapia intensiva. Il loro pericolo è più alto non solo rispetto alla popolazione sana, ma anche se confrontato con quello di altre categorie di malati. Lo dimostra un dato su tutti (pubblicato sul numero di ottobre della rivista Lancet Hematology): il 37% dei pazienti italiani con un tumore del sangue che tra febbraio e maggio 2020 si è ammalato di Covid è deceduto. A migliaia di connazionali affetti da leucemia, linfoma o mieloma sono dedicati i lavori della quinta Conferenza Nazionale di Ematologia, promossa il 9 e 10 novembre dall’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma (Ail).

Proteggere i malati più fragili

Sono circa 33mila i nuovi casi di neoplasie ematologiche registrati ogni anno in Italia. «È tradizione della nostra organizzazione essere sempre a fianco dei pazienti e dei loro familiari e Ail non è venuta meno a questo impegno nemmeno in questi mesi di grave emergenza sanitaria — dice Sergio Amadori, presidente nazionale Ail —. I nostri oltre 18mila volontari sono stati mobilitati attraverso l’attività delle 81 sezioni provinciali diffuse sul territorio nazionale e hanno sopperito a molte problematiche socio-sanitarie, per esempio portando i farmaci a casa del paziente, la spesa, provvedendo ai pagamenti di routine e offrendo conforto. È stata implementata l’assistenza domiciliare dalle sezioni provinciali che la erogano per rispondere all’esigenza crescente di ambulatori e day hospital. I nostri volontari, medici e infermieri hanno dovuto affrontare e risolvere alcune difficoltà: l’impiego di un numero maggiore di professionisti, l’adeguamento ai nuovi protocolli anti-Covid e il reperimento di tutti i dispositivi di sicurezza. Ail ha risposto come sempre con forza e coraggio grazie alla potente rete di amicizie e associati che in cinquant’anni di storia ha saputo riunire attorno a sé». Per superare i mesi difficili che ancora abbiamo davanti è indispensabile il contributo di tutti: in difesa dei soggetti più fragili, quali amici, colleghi e familiari (specie giovani) hanno un ruolo salva-vita con mascherine e distanziamento

Non interrompere le terapie anticancro

Altrettanto fondamentale è non sospendere le cure anticancro, che sono un salva-vita per i malati e che hanno permesso di raggiungere un traguardo importante, frutto di anni di sforzi nella ricerca scientifica per mettere a punto terapie sempre più efficaci: oggi oltre il 70% delle persone con una diagnosi di tumore del sangue guarisce. L’interruzione dei trattamenti determina una progressione delle neoplasie ematologiche molto più veloce di quanto accada in quelle solide. E nei mesi scorsi gli specialisti italiani hanno più volte richiamato l’attenzione delle Istituzioni e richiesto misure concrete, sottolineando l’importanza di continuare a trattare i pazienti ematologici  garantendo loro le terapie salvavita come il trapianto di midollo e le CAR-T. Non pochi pazienti oncologici, però, temono d’andare in ospedale per via del contagio con il virus e, secondo le statistiche, 2 su 10 nei mesi scorsi hanno di loro spontanea volontà rinunciato a cure, esami o visite di controllo.

Il dialogo fra medico e paziente è importante

«L’epidemia ha in parte allontanato il paziente ematologico dall’ospedale per motivi di sicurezza e ha costretto i clinici a confrontarsi con un nuovo modo di entrare in contatto con i propri pazienti — afferma Mario Boccadoro, direttore della Divisione Universitaria di Ematologia all’Università degli Studi di Torino, Città della Salute e della Scienza —. Riguardo la comunicazione, Covid-19 ha cambiato tutto, sono state eliminate le cose non indispensabili: i pazienti che stanno bene e sono stabili vedono rinviati i controlli; le terapie orali sono prescritte per due mesi invece che per uno, ma tutto questo allontanamento del paziente dalle strutture di cura non è senza conseguenze psicologiche, perché si tratta pur sempre di pazienti oncologici, con angosce e una serie di necessità che adesso non vengono soddisfatte. Manca la stretta di mano, guardarsi negli occhi, discutere attorno a un tavolo. Quello che cerchiamo di fare durante la Conferenza nazionale è parlare con i pazienti a cui nessuno sta parlando. La tecnologia digitale aiuta, anche se non è come stringersi la mano, ma supplisce in questo particolare momento alla mancanza di contatto diretto». Un dialogo importante quello tra ematologo e paziente che la Conferenza nazionale di ematologia porta avanti da anni anche con le Jam Session (ci si potrà collegare tramite il link neoplasiematologiche.it) : in questa edizione un ampio spazio sarà dedicato a leucemie acute e croniche, malattie mieloproliferative, mieloma multiplo.

9 novembre 2020 (modifica il 9 novembre 2020 | 14:27)

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