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L’appello per la gestione  del Recovery Fund:  «di nuovo un tutto maschi»

Le associazioni in una lettera al governo: «Comitato esecutivo formato da tre uomini. Dovreste promuovere l’uguaglianza e la parità come vi chiede l’Europa e non prevedete competenze femminili nella cabina di regia?» …

Ci risiamo: sembra di vedere di nuovo quelle simpatiche foto del G20 in cui ci sono solo giacche e cravatte. Dove spicca, al massimo, il tailleur colorato di Angela Merkel. Solo che stavolta siamo in Italia e si parla della gestione dei 209 miliardi del Recovery Fund dove , tra ritardi e liti, è sfuggita un’altra questione. Apertissima. Che riguarda le donne. Perché mentre da una parte il presidente del Consiglio Giuseppe Conte parla di empowerment femminile facendone una bandiera della presidenza italiana del G20 appena iniziata, dall’altro lato si rischia di nuovo un caso «task force». Ricordate? Nell’apice dell’emergenza sanitaria, nella babele di gruppi di lavoro creati per supportare il governo, risuonava, assordante, la mancanza totale di donne. Una task force gestita come un manel qualunque (i panel fatti esclusivamente da uomini).

Un’assenza inconcepibile che aveva mobilitato la società civile e un gruppo trasversale di parlamentari che aveva chiesto al governo di ristabilire l’equilibrio. Al Comitato tecnico-scientifico fu integrato un gruppo di donne come fosse una gentil concessione. E ora? Ci risiamo con il Recovery fund. Tanto che diciassette fra associazioni di donne, organizzazioni e sigle sindacali che raccolgono migliaia di aderenti fra manager, imprenditrici, donne politiche, docenti di ogni ordine e grado, scienziate, artiste, giornaliste, banchiere, hanno indirizzato una lettera al governo per ribadire che la governance dei fondi di Next Generation Eu va gestita in modo paritario, sia nella composizione dei comitati sia nella scelta dei progetti e nella destinazione del denaro.

«A quanto apprendiamo — si legge nella lettera — la gestione sarà affidata al Comitato interministeriale degli affari europei composto dai ministri: 8 donne e 14 uomini. Il piano di attuazione e la vigilanza politica dovrebbero invece essere assegnati a un comitato esecutivo formato dal Presidente del Consiglio e da due ministri ‘di spesa’: Economia e Sviluppo economico. Tre uomini. Dovreste promuovere l’uguaglianza e la parità come vi chiede l’Europa e non prevedete competenze femminili nella cabina di regia?». Le associazioni ricordano al governo proprio la vicenda della composizione del Comitato Colao durante la prima ondata, quando fu necessaria una protesta pubblica perché fossero tardivamente incluse le competenze femminili e invitano a non cadere nello stesso errore. Ma non solo. Perché, ancora più importante è la questione della ripartizione dei fondi, così come appare nella bozza di proposta per gli assi di spesa di Next Generation Eu: «Con sommo sconcerto, abbiamo scoperto che per le politiche di parità si prevedono solo 4,2 miliardi, inseriti nella voce “politiche sociali”». Cifre che, se confermate, mettono nero su bianco che l’uguaglianza è un tema su cui il nostro Paese vuole investire, puntare, tanto da destinare “addirittura” il 2% dei fondi europei.

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