Categorie
Coronavirus Corriere

«Lascio tutto alla collettività»: il coronavirus rende gli italiani (più) generosi

In base a un’indagine di Fondazione Italia Sociale, crescono i testamenti solidali. Il flusso dei beni ammonta a 800 milioni annui. Trend rafforzato con il Covid. Ad attrarre di più sono ricerca scientifica, cooperazione, sanità e assistenza …

Nel patrimoni degli italiani c’è un tesoro per il Terzo settore: sono le ricchezze, spesso senza eredi, che nelle volontà testamentarie vengono lasciate alle organizzazioni non profit. Un’indagine della Fondazione Italia Sociale ha ricostruito e stimato il flusso di beni mobili e immobili che si muove a favore di queste realtà grazie al testamento solidale: la cifra ammonta ad almeno 800 milioni di euro annui, un dato comunque sottostimato. I numeri crescono anno dopo anno e si stima ancora che rappresentino il 12% del totale della raccolta fondi. «Abbiamo analizzato circa 150 bilanci di un campione di organizzazioni – commenta Francesco Scarpat, project manager della Fondazione Italia Sociale – e registrato una forte crescita della sensibilità degli italiani verso il cosiddetto lascito solidale. È frutto anche di una strategia di raccolta fondi sempre più efficace delle organizzazioni del Terzo settore che investono nella promozione e nella conoscenza verso i propri sostenitori di tale possibilità».

Secondo i numeri ricostruiti dalla Fondazione Italia Sociale, nel 2018 c’è stato un incremento del 32% del valore complessivo dei lasciti rispetto al 2015. In un momento in cui il Terzo settore sta subendo l’impatto della pandemia, erodendo risparmi e risorse messe da parte per continuare ad operare, poter contare su nuovi patrimoni è fondamentale. «Un lascito – spiega ancora Scarpat- può avere un impatto decisivo sull’economia di un’organizzazione perché spesso non è legata al singolo progetto, dal momento che i tempi di acquisizione sono molto lunghi, bensì allo sviluppo e alla crescita patrimoniale». Il settore che ne attrae di più è quello della ricerca medico-scientifica, un terzo del totale, ma anche organizzazioni attive nella cooperazione internazionale, nella sanità o nell’assistenza sociale ne beneficiano. Soprattutto se sono grandi realtà che hanno rapporti più solidi e duraturi con i propri sostenitori.

«Questa attività di raccolta fondi – spiega ancora Scarpat – non è immediata, ha bisogno di competenze e preparazione e spesso le organizzazioni più strutturate possono contare su maggiori professionalità. Ma abbiamo notato che anche per le piccole sta diventando tutt’altro che un’eccezione ricevere ricchezze in eredità. Ci sono anche aspetti legali da conoscere e procedure da garantire, ma alla base di tutto c’è la fiducia fra il donatore e l’organizzazione». «Lasciare ad opere di solidarietà i propri beni senza avere la certezza di come verranno usate dopo la morte è un atto di grande fiducia – commenta il segretario generale dell’Istituto Italiano della Donazione, Cinzia Di Stasio -. Per questo la crescita di tale pratica che registrano diverse indagini sul non profit è anche il segno di una fiducia crescente nel Terzo settore, conquistata grazie alla trasparenza garantita nell’uso dei fondi».

Oltre alla fiducia nelle organizzazioni, anche la disponibilità di patrimoni senza eredi che la crisi demografica del nostro Paese sta generando è un fattore che incide nella crescita dei lasciti testamentari. «Una crisi – sottolinea ancora Scarpat – che inizia a produrre i suoi effetti anche su questo campo: ci sono meno figli e quindi meno eredi di ricchezze. Ma fondamentale è la crescita della cultura e della consapevolezza fra le persone». Un campo, quello della sensibilizzazione, su cui un network di grandi organizzazioni del Terzo settore riunite nel Comitato Testamento Solidale sta lavorando da anni. «La popolazione “silver” – commenta Rossano Bartoli, portavoce del Comitato e Presidente della Lega del Filo d’Oro – sarà sempre più importante, non solo perché è in crescita, ma perché sostiene il welfare sia familiare sia sociale in un contesto in cui le risorse pubbliche non crescono e cresce invece la possibilità di quelle private. Fare testamento solidale non è prerogativa di chi è ricco, è un diritto e dovere di ogni cittadino e ognuno può lasciare qualcosa alla collettività».

E un’indagine promossa dal Comitato Testamento Solidale e realizzata dalla società Walden Lab conferma che durante la fase di emergenza Covid questa tendenza si è rafforzata. «Negli ultimi mesi è aumentata – spiega Paolo Anselmi, presidente e fondatore di Walden Lab – la sensibilità e la consapevolezza da parte di una consistente minoranza di italiani che non si esce dalla crisi solo in modo economico, ma con uno scatto di consapevolezza e impegno civile. Questa tendenza si nota anche nella propensione a lasciare in eredità propri beni a favore del Terzo settore: la conoscenza rispetto a tale strumento è salita. Se chi ha già previsto di farlo è solo il 3%, cresce però dal 2 al 5% fra la popolazione italiana il numero di coloro che si dice certo che lo farà e dal 7 al 12% la cifra di chi lo vede come un impegno probabile. I contrari scendono dal 63 al 51%. Ma il dato più interessante riguarda il numero degli italiani che dichiarano di essere stati spinti dalla pandemia ad assumere un orientamento positivo prima inesistente: sono l’11%, segno che qualcosa di profondo nelle nostre vite è stato tracciato».

11 settembre 2020 (modifica il 12 settembre 2020 | 09:07)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *