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Le sane abitudini allungano l’aspettativa di vita anche ai pazienti che soffrono di malattie croniche

Eliminare il fumo, mangiare sano, fare attività fisica e ridurre il consumo di alcol fanno «guadagnare» fino a sette anni nonostante la presenza di patologie come diabete, osteoporosi o sclerosi multipla . L’esperto: «Anche altri fattori possono incidere» …

Eliminare le sigarette, mangiare almeno cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, fare un po’ di sport, non eccedere con l’alcol. Semplici abitudini che possono far guadagnare anni di vita anche a chi ha più malattie croniche. In particolare il fumo fa la differenza: rinunciarvi permette di allungare l’aspettativa di vita fino a 7 anni. Lo afferma uno studio pubblicato su Plos Medicine e condotto da Yogini Chudasama dell’Università di Leicester (Gran Bretagna) insieme ad altri colleghi. Sono state analizzate 480.940 persone, raccogliendo i loro dati tra il 2006 e il 2010 dalla biobanca del Regno Unito. Il follow up è continuato fino al 2016.

I risultati

I ricercatori hanno preso in considerazione 36 malattie croniche, dal diabete alla sclerosi multipla, scegliendo di definire come comorbidità la presenza di due o più patologie nello stesso paziente. Dal confronto delle informazioni, secondo lo studio, emerge che tanto più le abitudini sono sane, quanto più la vita si allunga, nonostante la presenza di malattie. A 45 anni per gli uomini con comorbidità e stili molto salutari il «guadagno» in media è di 6,3 anni, per le donne 7,6. Nel campione di popolazione senza patologie l’aspettativa aumenta rispettivamente di 7,6 e 6,5 anni. Il fumo è associato al maggior rischio: i 45enni fumatori avevano un’aspettativa di vita di 5-6 anni inferiore rispetto a chi non rinuncia alla sigaretta. Lo sport regolare è al secondo posto per benefici in termini di sopravvivenza.

Alcuni limiti

Tra i limiti che i ricercatori segnalano nel loro lavoro, l’uso di dati auto-riferiti dalle persone intervistate per quanto riguarda gli stili di vita, che quindi potrebbero essere non accurati. Lo stesso metodo è tuttavia usato da molti studi epidemiologici di grandi dimensioni. La ricerca britannica può orientare i comportamenti sia dei singoli, sia delle autorità chiamate a occuparsi di salute pubblica. «Si tratta di uno studio importante anche perché longitudinale, con dati di soggetti arruolati e seguiti fino a dieci anni» dice Nicola Montano, primario di Medicina interna al Policlinico di Milano.

Altri due pilastri

«Oltre ai quattro fattori considerati, alimentazione, fumo, alcol e sport, c’è un quinto pilastro da considerare, che incide moltissimo: il sonno». Dormire la giusta quantità di ore rientra a pieno titolo negli interventi allunga-vita. «Sesto elemento, lo stress: è importante attivare meccanismi per ridurlo». La prevenzione non è solo ridurre le possibilità di ammalarsi. Anche chi ha patologie può ottenere benefici seguendo comportamenti corretti». E come interpretare il diverso peso dei fattori studiati? «Come una scala di efficacia: iniziamo eliminando il fumo, poi correggiamo gli altri comportamenti».

29 settembre 2020 (modifica il 29 settembre 2020 | 09:08)

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Sorgente articoli: Vai

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