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Coronavirus Cronache

Locatelli: «Circa il 12% dei vaccinati può infettarsi, ma non sviluppa la malattia»

Il coordinatore del CTS: «Adolescenti e 20enni devono essere immunizzati perché avranno solo benefici: gli ultimi studi dimostrano che il rischio di miocarditi è infinitamente basso» …

Il coordinatore del CTS: «Adolescenti e 20enni devono essere immunizzati perché avranno solo benefici: gli ultimi studi dimostrano che il rischio di miocarditi è infinitamente basso»

«Spingere l’acceleratore delle vaccinazioni, persuadere la popolazione a seguire le regole di comportamento, prevenire situazioni che possono generare assembramenti». Solo così, insiste Franco Locatelli, coordinatore del comitato tecnico scientifico CTS, le Regioni potranno evitare il passaggio di colore.

A che punto siamo?
«I dati del monitoraggio settimanale, incidenza cumulativa a 7 giorni ogni 100.000 abitanti e valore dell’RT, documentano che i contagi continuano a salire, ma non nella misura temuta o da qualcuno ipotizzata. In particolare, nell’ultima settimana vi è stata una decelerazione nella crescita rispetto alle due settimane precedenti. A livello nazionale, i tassi di ospedalizzazione e di occupazione delle terapie intensive rimangono contenuti, rispettivamente 3% e 2.2%. In molti Paesi Europei, i numeri sono significativamente più preoccupanti».

Scendiamo nei dettagli
«Pur a fronte di valori d’incidenza a 7 giorni superiore a 50, le regioni restano in zona bianca se si verifica una di queste due condizioni: il tasso di occupazione dei posti letto di area medica è inferiore o uguale al 15% e quello delle terapie intensive è inferiore o uguale al 10%. Anche la Sicilia, che ha i valori più elevati (8% e 4.7%, rispettivamente),è lontana da queste soglie».

Come mantenere la zona bianca?
«Non ci sono formule magiche. Aumentare sempre di più il numero dei compiutamente immunizzati e mantenere individualmente comportamenti improntati a senso di responsabilità. I dati prodotti dall’Istituto Superiore di Sanità sull’impatto avuto dai festeggiamenti per la vittoria agli europei di calcio e i focolai di contagio nelle località turistiche dovrebbero insegnarci molto».

Terza dose, potrebbe essere riservata ai fragili?
«Non abbiamo evidenze solide per decidere se e quando una terza dose andrà somministrata. Senza dubbio incrementa la memoria immunologica contro il nuovo coronavirus e ciò potrebbe essere utile per soggetti particolarmente vulnerabili, penso agli ultra settantenni, e a chi ha aumentato rischio di esposizione a SARS-CoV-2 per ragioni professionali».

Siamo vicini?
«Una scelta di questo tipo deve essere adottata da istituzioni o agenzie sanitarie e non certo proposta dai produttori di vaccini. Diverso, invece, il discorso per i pazienti immunodepressi: vi sono chiare evidenze che una terza dose incrementa la percentuale di soggetti che mostrano sieroconversione (producono anticorpi), così come aumenta il titolo (livello) di anticorpi in chi aveva già mostrato una risposta seppure modesta».

C’è altro per difenderli?
«Potrebbe avere un senso la valutazione della risposta anticorpale, in quanto ci permetterebbe di identificare quella quota di soggetti che non rispondono al vaccino e beneficerebbero, nel contesto di uno studio rigorosamente condotto, della copertura indotta dall’infusione di anticorpi monoclonali, soprattutto di quelli attivi contro le varianti, che hanno lunga persistenza,meglio se somministrati per via intramuscolare addirittura a domicilio».

I vaccinati con doppia dose possono essere contagiati e contagiare?
«Come affermato anche dal virologo Anthony Fauci, vi è una limitata percentuale (dai dati italiani la stima è del 12%) di soggetti compiutamente immunizzati che possono infettarsi, quasi sempre senza sviluppare malattia, e contagiare. In che misura lo facciano in paragone ai non vaccinati merita ulteriori studi, in particolare mirati a definire quella che è la carica virale nelle loro vie aeree, naso e gola. Insieme al tempo di esposizione questo rappresenta il fattore determinante per il contagio. Si tratta di un evento raro e ancor più rara è l’eventualità che una persona vaccinata, seppure contagiata, finisca in ospedale. La protezione da forme gravi di malattia è superiore al 95% e si contribuisce a ridurre significativamente la circolazione virale, col pericolo che emergano nuove varianti».

Vaccinazione di bambini, adolescenti e ventenni: è sempre un beneficio?
«Sì. gli adolescenti vengono protetti dal rischio di sviluppare malattia grave o addirittura fatale. I deceduti sotto i 19 anni in Italia sono a oggi 28. Poi perché la protezione degli adolescenti consente di proteggere indirettamente coetanei che frequentano la stessa classe o altri luoghi di socializzazione, ma che non hanno un sistema immunitario capace di rispondere efficacemente al vaccino. Lo stesso discorso si applica ai non vaccinati che entrano in contatto con i bambini».

È un sì senza riserve?
«Confermo. Vaccinare significa anche creare le migliori condizioni perché possa avere continuità la didattica in presenza. E’ stato appena pubblicato su medRxiv un articolo scientifico scritto da ricercatori dell’Ohio che dimostra come, negli adolescenti, il rischio di sviluppare miocarditi o pericarditi (infiammazioni del cuore) nel contesto di malattia COVID-19 eccede di gran lunga (nei maschi giovani fino a 6 volte) il basso rischio di sviluppare questi quadri clinici, sempre lievi, dopo vaccinazione. Ecco dissipato ogni dubbio sull’opportunità di proteggere adolescenti e ventenni. E, quando vi saranno vaccini approvati, anche i bambini».

1 agosto 2021 (modifica il 1 agosto 2021 | 07:50)

Sorgente articoli: Vai

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