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Malati di tumore a rischio denutrizione (ancor più in epoca coronavirus)

Almeno un terzo dei pazienti oncologici è malnutrito, con conseguenze gravi su più fronti. Bisogna valutare fin dalla diagnosi il peso e lo stato nutrizionale e urge riconoscere tutte le terapie disponibili nei Lea …

Poche cifre scattano una fotografia efficace: complessivamente circa il 30% dei pazienti oncologici soffre di uno stato di malnutrizione, o è a rischio di esserlo, già al momento della diagnosi. E con il passare del tempo e il susseguirsi delle terapie la nutrizione insufficiente diventa un problema molto comune, tanto da interessare fino al 60-80% dei malati. Soprattutto quando si arriva nelle fasi avanzate della neoplasia e se si soffre di alcuni tipi di tumori quali quelli di pancreas, esofago, stomaco, testa collo. Questo comporta più probabilità di complicanze chirurgiche, una minore efficacia delle terapie, una loro maggiore tossicità e peggiora la qualità di vita dei pazienti, richiedendo spesso ulteriori ospedalizzazioni. Un insieme di problemi che molto spesso si traduce in una ridotta sopravvivenza. Se il calo di peso è un problema frequentissimo nei pazienti oncologici sin dall’esordio della malattia, ma non è opportuno definirlo «normale».E se già nutrizionisti e dietisti ospedalieri sono pochi in Italia, a complicare le cose è arrivata la pandemia.  Per fare il punto su quello che è stato effettivamente fatto e mettere a fuoco il contesto legato all’accesso agli «alimenti a fini medici speciali» per i malati oncologici in tempo di Covid-19 si è tenuto l’incontro organizzato da Unione Italiana Food alla presenza di società scientifiche, associazioni pazienti e rappresentanti delle istituzioni.

Un malato di cancro su quattro muore perché denutrito

È passato quasi un anno dalla presentazione del manifesto «Nutrizione Medica: più forza alla cura», il cui obiettivo era l’impegno per una corretta presa in carico da parte delle istituzioni del paziente malnutrito. Ora Nutrizione Medica – Unione Italiana Food, associazione di Confindustria che riunisce le aziende che operano nel settore della nutrizione medica in Italia, ha deciso di riunire tutti gli attori coinvolti nella gestione dell’alimentazione dei pazienti oncologici per capire quali siano i loro bisogni in questo periodo d’emergenza e cosa resti da fare per garantire loro una corretta nutrizione come parte integrante dei percorsi di cura.Le statistiche indicano, infatti, che un malato di cancro su quattro muore per malnutrizione e non direttamente per la neoplasia: un problema grave (tanto che i costi per curare pazienti malnutriti sono superiori a quelli per gli obesi) eppure sottovalutato, non riconosciuto e raramente trattato in maniera adeguata, anche con con disparità tra una Regione e l’altra.  «La malnutrizione è un problema frequentemente associato all’aumento della tossicità dei trattamenti oncologici e alla riduzione della risposta, ma anche al peggioramento della condizione di salute del paziente oppure a quello della prognosi generale – spiega Riccardo Caccialanza, rappresentante della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo –. Soprattutto in questa situazione di emergenza sanitaria, il supporto all’alimentazione dei pazienti affetti da cancro resta una priorità dovuta al rischio concreto di un peggioramento del loro stato nutrizionale poiché rimasti privi di un sostegno adeguato. La possibile soluzione oggi risiede sicuramente nella continuità della nutrizione clinica in oncologia grazie ad un cambiamento radicale nell’approccio ai pazienti».

Valutare lo stato nutrizionale fin dalla diagnosi

L’eccessiva perdita di peso (che andrebbe valutato come parametro vitale fin dalla diagnosi di tumore) può dipendere da diversi fattori: riduzione dell’appetito, presenza di difficoltà a deglutire, problemi digestivi o alterata capacità di assorbimento dei nutrienti, ma anche ansia, paura e depressione possono contribuire in una certa misura. Le soluzioni a disposizione dei medici (a partire dagli alimenti a fini medici speciali) sono molteplici e anche pazienti e familiari possono fare la loro parte non sottovalutando il problema.Ma l’emergenza coronavirus ha avuto un impatto rilevante anche sulla nutrizione medica a supporto dei malati oncologici, con un drastico peggioramento nel loro stato di nutrizione, a causa probabilmente dei ritardi nell’assistenza clinica o delle difficoltà nel procurarsi un supporto nutrizionale adeguato a causa del lockdown. È però necessario promuovere una cultura della nutrizione medica che possa condurre all’attenta presa in carico dei pazienti che hanno diritto alla corretta diagnosi del loro stato nutrizionale.«I problemi irrisolti legati alla nutrizione clinica dal punto di vista delle società scientifiche e i rischi legati alla malnutrizione nei pazienti oncologici sono ancora tanti – sottolinea Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo –: spicca la necessità di uno screening sistematico e omogeneo per la valutazione dello stato nutrizionale dei malati ma anche e soprattutto il bisogno di riconoscere tutte le terapie nutrizionali nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). La situazione attuale aggrava ulteriormente uno status quo di urgenza che si percepiva già prima dell’avvento della pandemia e che è in larga parte dovuto anche alla mancanza di una piena attuazione dell’accordo siglato tra Stato e Regioni».

Cosa serve: PDTA e Lea

Lo scorso dicembre 2019, con la presentazione del manifesto, società scientifiche, associazioni pazienti e aziende che si occupano di nutrizione clinica si erano impegnate a chiedere alle istituzioni di occuparsi dell’appropriata presa in carico del paziente malnutrito, garantendo l’equità di accesso alle cure, la presenza degli screening nutrizionali nei PDTA di tutti i pazienti, la costruzione in tutte le regioni di reti di nutrizione clinica per garantire una presa in carico appropriata, l’attuazione delle linee di indirizzo approvate dall’accordo Stato-Regioni in tema di percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici, il riconoscimento della nutrizione clinica come una vera e propria terapia e infine la reintroduzione della detraibilità fiscale.«Nonostante il ruolo importante giocato anche dalle associazioni dei cittadini, purtroppo manca ancora una piena operatività delle iniziative intraprese al fine di realizzare una vera presa in carico del paziente oncologico – ricorda Antonio Gaudioso, segretario Generale di Cittadinanzattiva e componente della Commissione Nazionale per l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza –. A causa della situazione attuale legata alla pandemia, è necessario oggi perseguire tre diversi ordini di obiettivi: nell’immediato c’è l’esigenza di una soluzione ponte durante la fase Covid-19 per rispondere ai bisogni urgenti dei pazienti Ma non possono essere tralasciate anche l’introduzione dello screening nutrizionale nei PDTA, la costruzione di reti di nutrizione clinica e l’inserimento degli alimenti a fini medici speciali nei Livelli Essenziali di Assistenza». Da parte loro le aziende che si occupano di nutrizione medica si sono rese disponibili a sviluppare prodotti e servizi sempre più efficaci nel rilevare, prevenire e trattare condizioni di malnutrizione per difetto.«Ci siamo impegnati per mettere a sistema le nostre competenze tecnico scientifiche e dimostrare l’efficacia e la sostenibilità economica dei nostri prodotti per i pazienti e per il sistema sanitario – conclude Marco Alghisi, Presidente di Nutrizione Medica Unione Italiana Food –, ma purtroppo la pandemia ha rallentato quello che un anno fa ci auguravamo fosse un processo più rapido e concreto. Il nostro obiettivo oggi resta quello creare consapevolezza in tutti gli attori e gli enti istituzionali coinvolti per risolvere urgentemente le diseguaglianze e garantire l’effettiva uniformità di accesso alle terapie nutrizionali su tutto il territorio nazionale».

27 novembre 2020 (modifica il 27 novembre 2020 | 18:50)

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