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Coronavirus Milano - Cronaca

Milano, a bordo dell’ambulanza: doppia maschera e turni senza sosta nella notte Covid

Sintomi di febbre e bassa saturazione, tre chiamate su quattro per il virus. «Oggi ci sono anche giovani e bimbi». Le procedure per evitare il contagio …

Un guanto. Un giro di nastro adesivo intorno al polso della mano sinistra. Un altro guanto sopra al primo. Poi tocca all’altra mano. Il corpo si piega per scivolare a fatica per l’ennesima volta dentro alla tuta bianca a metà tra uno scafando d’astronauta e la divisa d’un imbianchino. Una mascherina ffp2, di quelle che tagliano il respiro. E sopra un’altra, chirurgica, a creare una doppia barriera contro il virus. L’ultimo schermo è una visiera che copre totalmente gli occhi e il viso. E che a volte s’appanna rendendo quasi invisibile il cammino.

In servizio per dodici ore

Sono quasi le sette di domenica mattina. Il turno di Oscar, 34 anni, consulente informatico, volontario sulle ambulanze dal 2005, è iniziato alle 18.30 del giorno prima. Più di dodici ore, senza mai una sosta, senza quasi avere il tempo di tornare alla base. In quella sede della Croce verde Sempione, gloriosa associazione di soccorso fondata nel 1909, che in piazza Santorre di Santarosa s’affaccia sul monumento ai caduti del Musocco durante la Grande Guerra. Quando questo era un comune a parte, quando da Milano si partiva per il fronte. Oggi il fronte è qui. E senza i numeri quotidiani, senza i Dpcm e le polemiche, le follie dei negazionisti, l’osservatorio empirico sul mostro che fa paura è nella matematica degli interventi. Tre quarti, in questo sabato notte sospeso in un lockdown che svuota i locali e le strade, è legato a sintomi Covid. Insieme con Oscar ci sono Alessandro, lavoro in una compagnia assicurativa, Gioia, impiegata amministrativa, e Daniele, il più anziano con i suoi 65 anni «e quota cento», tornato volontario dopo la pensione e una vita in giro per il mondo con un’azienda petrolifera. Stanotte è il suo primo servizio in strada. Sono tutti e quattro volontari, il tempo sull’ambulanza è sottratto agli amici, alla famiglia, al sonno. «Cosa ci spinge? La passione, non è un hobby. La paura? Prima si usciva con leggerezza. Oggi quando entri in un appartamento o metti la tuta un po’ di paura ce l’hai. Ma la paura serve ad essere ancora più attento, a muoverti in un ambiente potenzialmente infetto senza commettere errori».

Le regole di sicurezza

Ogni intervento passato dalla centrale è potenzialmente sospetto, le direttive dell’Areu che gestisce le ambulanze e gli interventi di soccorso, sono rigorose: chi entra a contatto con il paziente deve indossare tutte le protezioni. Ogni volta, in qualsiasi contesto. Poi una volta arrivati al pronto soccorso, e prima di ripartire, l’ambulanza deve essere sanificata da cima a fondo. Ogni centimetro viene ripulito e disinfettato. Spray disinfettante e panni di carta per asciugare ogni superficie. Comprese le maniglie: «Sono i piccoli particolari, spesso, a fregarti. Non possiamo permettercelo». Il sabato sera della «Verde Sempione» inizia con una donna di 50 anni positiva al tampone. Suo figlio è in quarantena perché ha un compagno di classe positivo, lei due giorni ha avuto i primi sintomi. Stasera ha tosse e saturazione del sangue a 90 su 100. Il Covid è arrivato. All’una meno un quarto la centrale passa una chiamata da Quarto Oggiaro che segna lo spartiacque tra la prima e la seconda ondata: un bambino di 4 anni con la febbre a 38°C e saturazione a 92. Il papà lo stringe in un abbraccio per cercare di calmare il pianto e la paura. È lui a seguirlo in ambulanza fino al Buzzi, l’ospedale dei bambini. La mamma resta a casa assieme alla sorellina che con gli occhi illuminati dal blu dei lampeggianti si affaccia alla finestra e vede il fratellino allontanarsi scortato dalle tute bianche tutte uguali dei soccorritori in un’immagine cuscita da un film di fantascienza. «L’età s’è abbassata moltissimo: ragazzi di vent’anni con febbre e dolori, cinquantenni in salute che hanno bisogno di ricoveri in ospedale, bambini…», racconta Alessandro, 42 anni, è lui l’autista della «Verde Sempione». Quando è ricominciata l’ondata? «Nelle ultime settimane, quando i dati sono tornati a salire. I numeri, le statistiche, per noi sono persone».

Il fabbisogno di mezzi in strada

L’ambulanza non fa in tempo a tornare alla base: il telefono di servizio squilla una, due, tre volte in poche ore. C’è anche un «codice nero»: un anziano di 88 anni caduto in casa dopo un malore fatale. La morte è parte di ogni notte, di ogni turno. Si va cinicamente avanti, ma non si metabolizza mai. Nell’ultima settimana è scattato il primo allarme nei pronto soccorso milanesi. Non sono tanto le richieste d’aiuto a intasare il flusso dei ricoveri, quando la carenza di posti e le procedure di sicurezza rigorose che impongono tempi più lunghi. «A marzo conoscevamo pochissimo del Covid. Oggi le persone sono più attente, sanno che gli ospedali sono luoghi molto delicati per il rischio di contagio interno. C’è più attenzione e prudenza anche tra chi chiama il centralino di soccorso. I cittadini lo sanno e si stanno comportando nel modo corretto, questo ci aiuta. Ma i numeri crescono ogni giorno». I bar dei tiratardi sono chiusi, il caffé di una macchinetta e si prova a parlare di calcio, di smart working in ufficio, di progetti da realizzare. Il campanello della suoneria interrompe i discorsi a metà: vicino a piazza Pompeo Castelli altro intervento, sono le quattro del mattino ma con il cambio dell’ora è come se fossero le cinque, una donna di 50 anni ha dolori e svenimenti. La saturazione è buona, il respiro però è affannato e ci sono casi di Covid vicino alla famiglia. Si va al Niguarda. Altre tute da mettere e togliere, altra sanificazione da cima a fondo. «La tuta fa sudare e la fatica toglie lentamente le forze. Ma non abbiamo il tempo per lamentarci, bisogna ripartire», racconta Gioia volontaria qui da un anno e mezzo.

L’organizzazione del personale

Nella sede centrale ci sono le foto dei volontari, di cene e grigliate di una quotidianità di amicizia e goliardia che aiutava a non sentire la fatica. C’è l’Ambrogino d’oro firmato dal sindaco Letizia Moratti con cui sono stati insigniti i volontari nel 2009. Un cartello avvisa del prossimo corso per soccorritori: «È un momento complicato anche per l’adestramento. E non è facile trovare chi in questo momento voglia salire su un’ambulanza. é comprensibile». Si contano le tute a disposizione e quelle in magazzino, la check list dei materiali di scorta sull’ambulanza. Le sei e un quarto del mattino, quartiere Niguarda: un uomo di 77 anni fa fatica a respirare. Gioia, Daniele e Oscar salgono con la «sedia cardipoatica» e una bombola d’ossigeno. Il paziente sta bene, i sintomi però lasciano pochi dubbi.Il sole sta per sorgere sulla domenica in cui scatta l’ennesima stretta sulle regole anti contagio. Destinazione Multimedica di Sesto. L’ultima missione prima di lasciare il posto al cambio. Ai volontari del nuovo mattino.

26 ottobre 2020 | 07:23

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