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Coronavirus Milano - Cronaca

Noah, 4 anni: la malattia lo chiude in casa, la sua arte vola a New York Foto

Ha un talento eccezionale: le sue tele sono già state esposte in Italia e in America. Costretto a stare in casa per colpa delle difese immunitarie basse, dà sfogo alla creatività con i colori. Il suo sogno: andare a scuola …

Un bambino circondato da tele sgargianti, in una casa sui Navigli. È abituato a stare solo e nei colori ha trovato — come minimo — una compagnia. È uno dei più giovani pittori al mondo, Noah D’Alessandro. Ha appena compiuto quattro anni e ha già esposto senza clamore, pian piano, in varie città d’Italia e a New York. «L’avventura è iniziata quando nostro figlio aveva un anno e mezzo — raccontano i genitori —. Un giorno hanno iniziato a comparire macchie viola sul corpo, sempre di più. I medici ci spiegarono che i suoi capillari stavano man mano scoppiando, lui perdeva peso. Pareva una vasculite da stress e alle dimissioni ci hanno raccomandato di non trascurarlo». Dagli esami è emerso un sistema immunitario debole.

Era il giugno 2018, Noah aveva 18 mesi. Tornato a casa trova dei colori e una tela, li prende e come ogni bambino si mette a giocare. «Solo che lui in venti minuti ci fa un quadro vero, tutto da solo. E da quel giorno ad oggi ne ha fatti circa duecento — strabuzzano gli occhi mamma Erika e papà Giuseppe —. Si tratta di quadri dipinti completamente, senza un minimo spazio lasciato bianco. E adesso ha cominciato a pitturare anche vari oggetti, li abbiamo fatti vedere ad amici più esperti e sono rimasti a bocca aperta».

Sta tanto tempo in casa, Noah: l’anno scorso i tentativi di mandarlo all’asilo sono andati a vuoto. Si ammala subito e ci mette molto tempo a guarire a causa delle difese immunitarie basse, tanto che la pediatra ha consigliato di rimandare i contatti prolungati con i coetanei in ambienti chiusi. Per fortuna ha la sua valvola di sfogo. Crea. «L’anno scorso sui quadri metteva di tutto, come se cercasse la consistenza giusta — scherzano ma non troppo i genitori —. Prendeva la polenta dal piatto e la metteva sulla tela, aggiungendo i colori. Amici esperti dicevano che quelle erano texture di una complessità da lasciare basiti, per averle fatte un bambino di due anni».

Noah domina la casa-atelier, si sceglie da solo i pennelli, gioca ma ci mette anche impegno e il risultato è portentoso. I genitori gli lasciano la massima libertà espressiva sperando che l’arte compensi i disagi della sua temporanea fragilità e lo renda felice. Ad un certo punto gli hanno fatto un profilo Instagram, artistic.Noah, per trasferire agli altri le emozioni delle sue tele. Risultato: subito più di un migliaio di follower.

Si incuriosisce persino la curatrice di una galleria americana, la New York Art, a Tribeca. Contatta la mamma, vuole a tutti i costi un’opera del piccolo da esporre, si fa avanti con il ministero dei Beni Culturali. E il quadro parte per gli Stati Uniti. Con il Covid, Noah deve stare ancora più attento. Durante l’interminabile lockdown regala ai vicini di casa delle micro-tele che iniziano a girare. Risultato: un’altra curatrice le vede e chiede di poterle esporre. Ma i genitori rifiutano la parola prodigio: «Di sicuro ha un talento speciale, se vorrà seguirlo saremo contenti, altrimenti resterà il ricordo di questo periodo. Vogliamo che sia felice, che le sue difese si alzino. E che possa andare a scuola insieme ai bambini della sua età».

1 novembre 2020 | 14:52

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Sorgente articoli: Vai

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