Categorie
Coronavirus Salute

Non tutto il grasso è uguale: quello bruno protegge dalle malattie croniche

Il tessuto adiposo bruno combatte l’obesità e riduce il rischio di malattie come diabete, ipertensione e malattie cardiache. Ecco come attivarlo. Il nuovo studio su Nature …

Non tutto il grasso è uguale. Quello che si deposita sugli organi interni fa malissimo alla salute, perché produce mediatori dell’infiammazione e aumenta la probabilità di malattie metaboliche e cardiovascolari. Esiste però anche un grasso “buono” che potrebbe al contrario proteggere proprio dalle malattie metaboliche o cardiache, tra cui diabete 2 e malattie delle arterie coronariche.

Grasso bianco e grasso bruno

Il grasso bianco, in quantità molto superiore, accumula energia immagazzinando calorie. Il grasso bruno invece è una sorta di centrale energetica dell’organismo:più abbondante nei neonati e scarso negli adulti, si trova soprattutto nella zona del collo intorno ai rami dell’aorta ed è correlato all’indice di massa corporea, perché al crescere del peso tende a diminuire trasformandosi in grasso bianco. Il grasso bruno brucia moltissime calorie per riscaldarci quando abbiamo freddo (ed è il motivo per cui è presente in grandi quantità negli animali ch vanno in letargo), ma contribuisce anche a regolare il metabolismo equilibrando i livelli di glucosio in circolo e riducendo la pressione sul pancreas per produrre insulina.

Le difficoltà di intercettare il grasso bruno

Da sempre il grasso bruno attira l’attenzione degli scienziati per le sue potenzialità antiobesità. Il problema è che il grasso bruno è «nascosto». Come abbiamo detto il grasso «bruno» si trova soprattutto intorno al collo e alle spalle, e quindi non è semplice reclutare persone con livelli elevati di tessuto adiposo bruno per valutarne le condizioni di salute attraverso sperimentazioni rigorose. Il problema sembra essere stato superato dagli scienziati che hanno deciso di reclutare volontari tra i pazienti sottoposti a PET (tomografia a emissione di positroni) per la diagnosi di un tumore: i radiologi quando eseguono questo esame segnalano sempre la presenza di tessuto adiposo bruno per distinguerlo da un tumore. Con la scelta di questo tipo di reclutamento è stato possibile valutare gli effetti sulla salute dei partecipanti senza dover sottoporre a radiazioni individui sani che non avevano motivo di fare quel genere di esame.

Lo studio su Nature

Nel nuovo studio, pubblicato su Nature Medicine ha reclutato 52 mila persone. Solo nel 10% dei partecipanti è stato individuato grasso bruno. Come mai così poco? Secondo gli autori il motivo è che probabilmente a queste persone sottoposte a PET era stato suggerito di non svolgere attività fisica, non esporsi al freddo ed di non esagerare con la caffeina, tutte attività che aumentano la produzione di grasso bruno.

Maggior protezione per malattie metaboliche o coronariche

Che cosa è emerso? Gli individui con quantità superiori di grasso bruno avevano meno probabilità di soffrire di malattie metaboliche o cardiache, tra cui diabete 2 e malattie delle arterie coronariche. Solo il 4,6% delle persone con elevati livelli di grasso bruno aveva il diabete 2 in confronto al 9,5 % di quelle che ne possedevano quantità limitate o addirittura nulle. Più limitati i vantaggi sul colesterolo: il 18,9% dei partecipanti allo studio con il tessuto adiposo bruno aveva livelli di colesterolo alti in confronto al 22,2 % dell’altro gruppo. Anche ipertensione, scompenso cardiaco, malattie alle arterie coronariche erano meno frequenti in chi aveva grasso bruno. È inoltre emerso che il grasso bruno mitiga gli effetti negativi dell’obesità: per persone obese con tessuto adiposo bruno correrebbero meno rischi di sviluppare malattie cardiache e metaboliche.

Attivare il grasso bruno

Ma come si può aumentare la quantità di grasso bruno? Purtroppo ancora non si sa! Si sa invece qualcosa di più su come attivarlo. A oggi sappiamo che il miglior metodo per stimolare il grasso bruno è esporsi al freddo. Dopo circa sei settimane di esposizione al freddo i pazienti con diabete di tipo 2, che di norma hanno una bassa funzionalità del grasso bruno, aumentano la spesa energetica e migliorano la sensibilità all’insulina proprio grazie all’incremento dell’attività di questo tessuto. Soggetti sani con una normale attività del grasso bruno hanno una glicemia e un colesterolo nel sangue inferiori rispetto a chi non ha grasso bruno ben funzionante, perdere peso migliora la funzionalità di questo prezioso tessuto: per tutti questi motivi riuscire ad attivarlo trovando gli “interruttori” cellulari giusti potrebbe rivelarsi d’aiuto nei pazienti obesi e nei diabetici di tipo 2. Alcuni ingredienti dei cibi, come la capsaicina o le catechine, sembrano capaci di farlo e sono allo studio anche farmaci specifici che potrebbero essere efficaci attivatori del grasso bruno.

12 gennaio 2021 (modifica il 12 gennaio 2021 | 19:21)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sorgente articoli: Vai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *