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Paura del coronavirus? Ecco i dodici Paesi a rischio (quasi) zero

La «Covid-19 Impact Map» è stata realizzata per le imprese, ma serve anche alle persone. Ecco i cinque livelli di rischio (e come è messa l’Italia) …

Si chiama «Covid-19 Impact Map» ed è la prima mappa dei rischi che analizza l’impatto del coronavirus sul mondo delle imprese, aiutandole a gestire gli aspetti legati alla logistica e alla salute e sicurezza dei propri dipendenti. La mappa, realizzata da International Sos, la più grande azienda di servizi di sicurezza medica e di viaggio del mondo, riunisce dati di intelligence e analisi degli indicatori critici per i business impattati dal virus. La mappa parla esplicitamente al mondo del lavoro, ma offre uno spaccato interessante per capire quali sono i Paesi dove il rischio Covid, anche per una persona qualunque, è più alto o più basso. La mappa dei rischi si focalizza su cinque tipologie di rischio. La tipologia di rischio più sicura è quella definita a «rischio molto basso» e comprende soltanto dodici Paesi nel mondo: Canada, Groenlandia, Serbia, Grecia, Albania, Polonia, Finlandia, Svezia, Cambogia, Nuova Zelanda. Nel livello 2, classificato come «rischio basso», c’è anche l’Italia, oltre alle nazioni europee Svizzera, Ungheria, Bulgaria, Romania, Germania, Danimarca, Irlanda, Estonia, Inghilterra. E poi gli Stati Uniti, la Cina, la Corea, il Giappone e altri. Venendo al rischio medio entrano anche alcuni Paesi che si trovano nell’area geografica europea come Francia, Spagna, Montenegro e Kosovo. Ci sono poi nazioni come la Russia, l’India, molti Paesi africani e dell’America centrale, il Cile e l’Argentina. In questo momento il Paese più a rischio è l’Iraq, l’unico dove il rischio è calcolato come «molto alto».

«Tutti noi stiamo cercando di ripartire a pieno regime – ha detto Francesca Viliani, direttore Public Health di International Sos – ma per farlo è vitale avere accesso ad informazioni aggiornate e accurate, soprattutto perché le conseguenze del Covid continuano a mutare. Questo può, potenzialmente, fare la differenza tra un ritorno al lavoro sostenibile ed uno estremamente limitato. Anche se non siamo in grado di anticipare l’evoluzione della pandemia o i suoi impatti ad ampio raggio, essere abbastanza agili da implementare rapidamente strategie basate su informazioni accurate aiuterà a minimizzare l’impatto aziendale e a proteggere la forza lavoro». «Oltre al Covid-19 – ha detto Gautier Porot, security director di International Sos – aziende e organizzazioni dovrebbero essere consapevoli rispetto a più livelli di rischio. Disastri naturali, tensioni politiche, elezioni e disordini civili continueranno, e alcuni di questi si aggraveranno a causa della pandemia. È necessario perciò un approccio equilibrato e di ampio respiro per valutare il rischio complessivo e attuare adeguate strategie per proteggere e rafforzare il business».

9 settembre 2020 (modifica il 9 settembre 2020 | 18:42)

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Sorgente articoli: Vai

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