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Perché il coronavirus colpisce più gravemente gli uomini?

Le donne sviluppano una risposta immunitaria con linfociti T più potente rispetto agli uomini (anche in età avanzata). Il nuovo studio du Nature …

Ormai lo sappiamo: nessuno è immune dal coronavirus che può contagiare chiunque, dai bambini agli anziani anche se con percentuali molto diverse. Gli uomini più anziani hanno però il doppio delle probabilità di ammalarsi gravemente e morire rispetto alle donne della stessa età. Il primo studio che ha indagato sulla risposta immunitaria in base al sesso è stato appena pubblicato su Nature e ha fornito un importante indizio: secondo i ricercatori gli uomini producono una risposta immunitaria al virus più debole rispetto alle donne. I risultati suggeriscono che gli uomini, in particolare sopra i 60 anni, potrebbero dover dipendere maggiormente dai vaccini per proteggersi dall’infezione e potrebbero aver bisogno di dosaggi differenti con più richiami.

Il sistema immunitario

Le donne hanno risposte immunitarie più veloci e più forti, forse perché i loro corpi sono «attrezzati» per combattere gli agenti patogeni che minacciano i bambini in grembo o neonati. Anche se, è noto, nel tempo, un sistema immunitario in uno stato di allerta costante può essere dannoso. La maggior parte delle malattie autoimmuni, caratterizzata da una risposta immunitaria eccessiva, sono ad esempio più frequenti nelle donne rispetto agli uomini.

La differenza tra uomini e donne

I ricercatori, guidati dall’immunologo dell’Università di Yale Akiko Iwasaki, hanno lavorato su 98 pazienti con età media di 61-64 anni ricoverati allo Yale New Heaven Hospital con sintomi lievi e moderati. Dall’analisi sono stati esclusi i pazienti collegati a ventilatori e anche coloro che assumono farmaci che influenzano il sistema immunitario per non avere interferenze per arrivare così a studiare le risposte immunitarie in 17 uomini e 22 donne raccogliendo sangue, tamponi nasofaringei, saliva, urina, feci ogni 3-7 giorni. Nel complesso gli scienziati hanno scoperto che le donne hanno prodotto più linfociti T, che possono uccidere le cellule infettate dal virus e impedire la diffusione dell’infezione. Gli uomini invece hanno invece mostrato un’attivazione molto più debole dei linfociti T: più anziani erano più deboli sono risultate le loro risposte con cellule T. «Invecchiando perdono la capacità di stimolare le cellule T – ha spiegato il dottor Iwasaki al New York Times – e coloro che non sono riusciti a produrre linfociti T sono peggiorati con la malattia. Ma le donne, anche molto vecchie, sopra i 90 anni, sviluppano ancora una risposta immunitaria buona e accettabile».

Le citochine

Rispetto agli operatori sanitari e al gruppo di controllo sano, tutti i pazienti avevano livelli ematici elevati di citochine, le proteine che stimolano il sistema immunitario a mettersi in moto. Alcuni tipi di citochine, chiamate interleuchina-8 e interleuchina-18, erano elevate in tutti gli uomini ma solo in alcune donne. I ricercatori hanno scoperto che quelle donne che avevano livelli più elevati di altre citochine si sono ammalate più gravemente.

I limiti

Lo studio presenta comunque dei limiti: il numero di pazienti esaminato è limitato , con un’età media sopra i 60 anni , dettaglio che rende difficile valutare come cambia la risposta immunitaria con l’età. Lo studio inoltre non ha fornito una ragione valida per spiegare le differenze tra uomini e donne: dal momento che le donne avevano tutte o quasi superato il periodo di menopausa è difficile che siano coinvolti gli ormoni sessuali steroidei, che sono sempre stati individuati come «protettivi». Il fatto che anche le donne anziane sviluppino una protezione robusta delle cellule T è un argomento che dovrà essere ulteriormente indagato.

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 13:12)

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Sorgente articoli: Vai

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