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Quei pregiudizi (inconsci)  su donne e giovani «Ma smascherarli si può»

Il «non detto» è più pericoloso degli stereotipi manifesti: la proposta di «Osservatori», durante le commissioni di concorso o in azienda, per portare in superficie le resistenze più sottili …

Accade in ufficio, quando si rompe la stampante e il capo (maschio) chiede aiuto. Se risponde una collega donna, segue sorrisino ironico di lui. Ma poi è lei ad aggiustare la macchina. Accade ai colloqui di lavoro, nei concorsi pubblici o ai bandi finanziamenti di ricerca: quando i selezionatori devono scegliere tra maschio e femmina, oltre a curriculum e competenze, entra sornione il non-detto: ma con la maternità e la gestione della famiglia, lei sarà in grado? Accade perfino nella sanità, come hanno mostrato alcune ricerche: al pronto soccorso le donne con sintomi di una malattia coronarica patiscono tempi di attesa superiori agli uomini. Una volta ricoverate sono sottoposte più raramente dei maschi a interventi di angioplastica coronarica. Come mai? Secondo uno studio di qualche anno fa, coordinato da Francesca Valent dell’Istituto di igiene ed epidemiologia clinica di Udine, forse scatta una sottostima del rischio infarto, considerata malattia maschile.

Eccoli qua, i pregiudizi inconsci di genere che spuntano in situazioni impreviste perché prodotto di strutture mentali radicate nella cultura, nelle abitudini e nell’immaginario delle persone. Anche in Paesi dove più avanti è la lotta alle discriminazioni di genere, gli unconsciuos bias sono in azione e orientano scelte che quasi sempre penalizzano il genere femminile. Frenano carriere, limitano la possibilità di crescita anche economica. In fin dei conti, impoveriscono la società: i pregiudizi colpiscono anche i giovani. «Proprio perché inconsci, è difficile che il portatore riesca a capirli fino a prenderne consapevolezza», spiega Maurizio Ferrera, che alla Statale di Milano insegna Scienza politica e ha sollevato il tema in un articolo sul Corriere della Sera, firmato con Barbara Stefanelli. «Però, abbiamo visto che se un osservatore esterno allenato a riconoscere i bias li fa notare esplicitamente a chi deve prendere decisioni, il quadro muta», spiega il docente.

RI-GENERAZIONI – L’INCHIESTA DI LA27ORA

Da qui la proposta di istituire degli Osservatori contro i pregiudizi inconsci, utili a smascherarli durante commissioni di concorso o nel reclutamento al lavoro. Chi ne fa parte dovrà identificare i passaggi in cui si perde di vista la parità e si operano scelte discriminatorie. Un meccanismo dirompente, e non così complicato, che potrebbe funzionare con efficacia e in profondità sul lungo periodo. Si dice d’accordo Paola Mascaro, communications e public affairs vice president di Avio Aero (gruppo GE) alla guida di Valore D, l’associazione attiva per il riequilibrio di genere e l’inclusione: «È utile che qualcuno, adeguatamente formato, da fuori aiuti a vedere queste dinamiche. E occorrono sistemi premianti rivolti alle aziende per favorire l’inclusione». Secondo Mascaro, dentro le imprese va promosso un cambio di cultura manageriale per andare a un modello di servant leadership basato su ascolto, inclusione, maieutica, «caratteristiche più femminili, rispetto a comando o forza». Inoltre, occorrono soluzioni al «tubo che perde»: se vengono assunti junior maschi e femmine, molte di costoro nel percorso di carriera si perdono o rimangono indietro. «Qui entrano i temi della maternità e della famiglia», osserva Mascaro. «Spesso vengono prese decisioni di non assegnare incarichi di lavoro alla neo-mamma senza neanche parlarne con lei. Un altro pregiudizio. C’è poi il costume di fissare riunioni di lavoro alle 19, una via non inclusiva per chi deve gestire la famiglia». Si potrebbe cominciare da qui.

Opera su un piano anche culturale Marina Calloni, docente di Filosofia politica e sociale all’ateneo di Milano Bicocca: a suo parere, «l’incontro con l’alterità trasforma, cambia le nostre visioni, i pregiudizi. Ma bisogna permettere il riconoscimento. E dove non è possibile mutare immaginari violenti, servono azioni contro il ripetersi di stereotipi. Il riconoscimento dell’alterità non limita l’identità ma è un arricchimento». I passi avanti ci sono e dimostrano che molto è possibile. Lo dimostra la medicina di genere che da tempo non considera più identico il corpo di uomo e donna. C’erano cure simili. E situazioni paradossali: le donne erano escluse dai test per nuovi farmaci che a loro venivano però somministrati. Oggi, spiega Francesca Valent, «l’inclusione delle donne negli studi clinici è raccomandata dalle agenzie regolatorie ma ci sono ancora gap. In ambiti come malattie cardiovascolari, renali o l’HIV il bias è più pronunciato di altri settori. I grandi trial clinici hanno uguali partecipanti, nei piccoli test il pregiudizio rimane». Per tornare agli Osservatori, racconta Ferrera che «sono diffusi nel mondo anglosassone in ambito accademico. Ma non sono formalizzati da alcun Paese in processi decisionali pubblici o privati». Esistono però catene retail, tipo Starbucks o Sephora, che offrono ai dipendenti corsi per riconoscere e neutralizzare le discriminazioni, specie quelle razziali.

Ne parliamo al Tempo delle Donne alla Triennale di Milano

L’OSSERVATORIO CHE SVELA IL SOMMERSO CHE CI INCHIODA
In tutte le sue declinazioni è l’elemento passe-partout su cui si regge la democrazia
Domenica 13 alle 10
Il programma

IL TEMPO DELLE DONNE: dal 6 al 26 settembre
Come prenotarsi e cosa vedere online

Dal 6 al 10 settembre il format in streaming Intervista in un interno ci porta nelle case e negli studi di scrittori e scrittrici, artisti e artiste, intellettuali che si raccontano, rivelando un universo di oggetti, affetti, ricordi e fotografie. Si prosegue con le Live Inchieste dell’11, 12 e 13 settembre alla Triennale a Milano, a cui è possibile partecipare di persona prenotandosi su www.iltempodelledonne.it (le inchieste si possono seguire anche in streaming, come tutto il programma del Tempo delle Donne 2020). Più ibridi i workshop di Valore D (a iscrizione), che dal 14 al 18 affrontano alcuni temi chiave come coraggio, cambiamento e leadership al femminile attraverso le voci di relatori e relatrici che coinvolgono il pubblico in collegamento streaming. Il 19 è la giornata di Non basta un garage, ci vuole una visione, quest’anno in streaming, che coinvolge scienziati e scienziate, filosofi e filosofe, artisti e artiste in un flusso di pensiero senza soluzione di continuità, per costruirsi un’opinione su quel futuro che è già qui. Dal 21 al 25 settembre Scrittrici e scrittori porta sui nostri schermi sei incontri . Chiudiamo il 26 con Next Il tecno-umano, tutto in digitale: sei incontri sulla tecnologia con esperti e gruppi di lavoro (questi ultimi a iscrizione).
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4 settembre 2020 (modifica il 4 settembre 2020 | 23:37)

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