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Rientro a scuola, in classe senza mascherina. E per i prof quella trasparente

Oggi la riunione del Cts per le ultime decisioni. E intanto crescono le preoccupazioni per i prof che presentano il certificato come lavoratori fragili. In arrivo una circolare …

Giù le mascherine in classe, quando gli studenti sono seduti al proprio banco monoposto e distanziati di un metro. La regola varrà per tutti, dai 6 anni fino alla maturità. Oggi, nella riunione prevista nel pomeriggio, il comitato tecnico scientifico confermerà l’orientamento di queste ultime settimane sull’uso della mascherina a scuola. Gli alunni devono indossarne una – anche di stoffa – quando entrano ed escono, quando vanno in bagno, per arrivare in mensa e anche nell’intervallo. Ma durante le lezioni possono toglierla. Per gli insegnanti invece il Cts prescrive mascherine chirurgiche (che saranno a disposizione di ogni scuola, come il disinfettante) o anche mascherine trasparenti, come quelle per i non udenti, che permettono agli altri di vedere la bocca e l’espressione del volto, purché abbiano tutte le certificazioni di legge E’ possibile dunque che questi dispositivi non siano disponibili per il 14 settembre. E se la situazione dovesse peggiorare, alla vigilia della ripresa il Cts potrebbe proporre regole anti contagio più stringenti per alcune zone del Paese.

L’emergenza

Cosa succederà in classe realmente? Gli insegnanti potranno togliere la mascherina mentre spiegano: per questo è stata prevista una distanza di due metri tra la cattedra e il primo banco, per permettere di stare senza coperture sul volto che impedirebbero di lavorare come si deve. E se un piccolo alunno dovesse aver bisogno per un’emergenza: un pianto, un problema con un compito? L’insegnante si può avvicinare anche se il bambino non ha la mascherina, l’importante che ce l’abbia il docente e che si lavi le mani dopo aver aiutato l’alunno.

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I dubbi sui più grandi

Alla vigilia della ripresa – le scuole riaprono domani con i consigli di istituto e i corsi di recupero – resta molta apprensione sopratutto per gli studenti più grandi, quelli delle scuole superiori: non perché si possano contagiare a scuola se le regole saranno rispettate, ma per i contatti che possono avere nel pomeriggio, con le altre attività, tra sport, svago e lezioni varie. Il Cts ha bocciato l’ipotesi di tamponi a tappeto: ci sono problemi di numeri – nelle sole superiori ci sono 2.5 milioni di studenti – e di responsabilità: ci vorrebbe il consenso dei genitori visto che sono minorenni. Il presidente dei presidi (Anp) Antonello Giannelli ai genitori vorrebbe almeno chiedere l’autocertificazione, in cui si dichiara che il figlio non ha avuto contatti con contagiati e non è in quarantena. La federazione degli infermieri lancia l’idea di mandare nelle scuole almeno 8000 infermieri.

«I lavoratori fragili»

Quello che invece preoccupa non solo i presidi è la questione dei «lavoratori fragili»: in Veneto sono già arrivate centinaia di domande di docenti e personale Ata che chiedono l’esonero dalle lezioni in presenza a causa di malattie e età avanzata (quasi la metà dei docenti ha più di 55 anni). In Toscana le domande sono un migliaio. Il ministero dell’Istruzione, quello della Salute e quello della Pubblica Amministrazione stanno preparando una circolare con regole stringenti nel definire chi può richiedere l’esonero, per evitare dubbi o anche abusi. A decidere sarà comunque il medico della Asl o il servizio dell’Inail. Oltre all’esonero è possibile che i docenti e il personale ausiliario siano utilizzati per servizi non a contatto con i ragazzi.

30 agosto 2020 (modifica il 30 agosto 2020 | 23:38)

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