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Coronavirus Cultura

«Siccome non ho il virus il virus non esiste»

Caro Aldo,
un’altra occasione perduta! Che cosa deve ancora accadere perché la politica, impegnata in una perenne campagna elettorale, esca dalla logica manzoniana del rinviare, del ritardare le decisioni non rinviabili, di vivere dell’hic et nunc incurante della società trascinata alla deriva? Il Covid-19 offriva l’opportunità di ricucire il rapporto tra mondo politico e cittadinanza, oggi… una faglia incolmabile e generatrice dello sfarinamento del tessuto sociale, della sua atomizzazione e dell’affermarsi dell’individualismo esasperato e del radicamento del detto «io mi faccio i fatti miei».
Francesco Gori

Caro Francesco,
La sua lettera prosegue in modo critico sia verso il governo, sia verso i negazionisti del Covid. Ho ricevuto molte mail, anche feroci, contro di loro. Distinguiamo i due piani. A me pare che quest’estate il governo abbia fatto bene a prendere alcuni provvedimenti prudenziali, tipo ripristinare il distanziamento sui treni e chiudere le discoteche; è stato semmai sbagliato riaprirle. Resta un dato: fare un tampone è tuttora troppo difficile. È più semplice fare un test sierologico, che però non dice molto: se l’esito è positivo, occorre comunque il tampone; e la trafila burocratica, tra Ats e medici di famiglia, resta complicata.
Per quanto riguarda i negazionisti, appariva chiaro che l’ostentato rifiuto della mascherina fosse un gesto irresponsabile; tanto quanto scagliarsi contro accorgimenti inevitabili per quanto fastidiosi come fossero soprusi antidemocratici. Una pandemia tira fuori il carattere di un popolo, spesso nel bene ma talora pure nel male. Purtroppo un popolo di individualisti tende a pensare: siccome io non ho il virus, il virus non esiste. Come se tutte le cose del vasto mondo dovessero essere riferite a noi stessi e al nostro ego.
Sono solidale con il Mihajlovic che si batte contro le malattie. Mi piacque meno il Mihajlovic che, richiesto di un parere sullo striscione esposto per omaggiarlo dagli ultrà laziali — «Onore alla tigre Arkan» —, rispose: «Voi dite che Arkan era un criminale. Ma a me non ha mai fatto nulla».

LE ALTRE LETTERE DI OGGI

Storia

«La gelosia di Carducci per il siciliano Verga»

Giosuè Carducci odiò Giovanni Verga a causa di una donna, Lina Cristofori Piva, detta Lidia, moglie del militare di carriera Domenico Piva. Nell’aprile del 1873 Carducci si era recato a Milano a casa della donna. Qui aveva incontrato Verga in atteggiamento da corteggiatore. Due giorni dopo, tornato a Bologna, Carducci scriveva all’amica del cuore lontana: «…ora mi torna a mente il cavaliere]…] Verga, il quale mette una brutta corona di barone, falsa probabilmente come il titolo che gli presti tu, benigna e gentile complice di falsità, il quale scrive una delle solite invenie di racconti di monastero in romanzo epistolare e che ha il coraggio di lisciarti la mano per far paragone della morbidezza con quella del visino del tuo bambino. Ah stupida bestiola d’un falso cavaliere e in tutto imbecille uomo! E dire che fra i miei rivali…ci sarà anche cotesto rifiuto isolano! Un uomo che mette una brutta corona baronale sur una carta da visita e che si lascia dare falsamente del cavaliere e che scrive un romanzo epistolare; e con tutto questo è siciliano, non può essere altro che un vigliacco ridicolo parvenu». In questa lettera Carducci dipinge il Verga come donnaiolo e millantatore e ce ne offre un ritratto francamente razzista. Dà libero sfogo alla sua gelosia . Il bambino di cui scrive è Gino Piva (futuro poeta, sindacalista, corrispondente di guerra e autore di una decina di libri; morì il 30 agosto 1946), partorito il 9 aprile 1873, frutto segreto della intensa relazione sentimentale che Carducci intratteneva con la donna.
Lorenzo Catania

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Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.

MARTEDI – IL CURRICULUM

Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino

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MERCOLEDI – L’OFFERTA DI LAVORO

Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai. 

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GIOVEDI – L’INGIUSTIZIA

Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica

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VENERDI -L’AMORE

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