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Coronavirus Milano - Cronaca

Tecno-mascherine, app per tutti sfidano la crisi: la pandemia cambia i mercati

Gli innovatori sfidano la crisi. L’Osservatorio Startup intelligence del Politecnico sui progetti che creano ciò che non c’era: incontro tra creatività e competenze …

Mascherine intelligenti, frigoriferi interattivi, applicazioni che mettono tutti in dialogo con tutto. La pandemia aguzza l’ingegno, apre le menti e ridisegna le procedure. E lo scenario fatto di lockdown, smartworking e digitalizzazione di massa eleva all’ennesima potenza il nesso necessità-virtù e si rivela il mondo ideale per startup e innovatori di professione. Non è una generica percezione, l’Osservatorio Startup intelligence del Politecnico redige regolarmente un rapporto di monitoraggio dei progetti nati da tesi di laurea, laboratori di ricerca o all’interno dell’incubatore PoliHub. E dall’incontro tra creatività e competenze hanno preso forma soluzioni ad alto tasso di innovazione, che hanno incontrato una domanda nuova.

È già sul mercato, per esempio, la mascherina intelligente Narvalo. Per due anni, alla Scuola di design del Politecnico, il giovane designer di origini olandesi Ewoud Westerduin — accompagnato dal suo relatore di tesi Venanzio Arquilla — ha iniziato a concepire una mascherina anti-smog capace di interagire con l’ambiente esterno e interno. E si arriva così a un accessorio in tessuto 3d (sembra la tuta dell’Uomo ragno), traspirante, lavabile, antistrappo, idrorepellente. Per aumentare comfort e funzionalità subentra la tecnologia: una valvola di espirazione per massimizzare il deflusso d’aria, evitando eccessivi accumuli di calore e umidità. Il tutto attraverso filtri sostituibili forniti dalla Bls, fabbrica boutique che da mezzo secolo produce dispositivi di protezione. Inizialmente la leva sono l’inquinamento ambientale, le polveri sottili, ma poi subentra la pandemia e allora viene escogitato in corsa un tappo per il filtro che rende la Narvalo utilizzabile, anche per proteggersi dal virus.

«La situazione che si è creata con la pandemia è un acceleratore — osserva il professor Arquilla — e l’agilità, la flessibilità e la resilienza endogena delle startup, che non sono ancora aziende strutturate per grandi produzioni, ha permesso di rispondere a nuove domande». E in molti casi, aggiunge il docente, «è stata decisiva la capacità di modificare rapidamente il modello di business». Lo hanno fatto, per esempio, gli startupper seriali Marco Mottolese ed Enrico Pandian, rispettivamente inventore di Foorban e quelli di FrescoFrigo. In entrambi i casi l’idea di partenza erano distributori (manco a dirlo: «intelligenti») di alimenti «sani» da piazzare nelle grandi aziende. «Poi è arrivato lo smartworking e il lavoro si è trasferito nelle case — ricorda Cristina Marengon dell’Osservatorio startup del Politecnico — quindi in un caso si è puntato sul delivery e nell’altro a spostare quei frigoriferi nei grandi condomini». E come è andata? «In gennaio ce n’erano in giro per Milano soltanto 38, a marzo, quando tutti eravamo chiusi a casa, erano già diventati più di 150».

Ha trovato il proprio spazio nel periodo del blocco totale di primavera anche FilaIndiana, a sua volta figlia di un’altra startup, Wiseair, allevata dall’incubatore del Politecnico. La tecnologia di geolocalizzazione che permetteva a Wiseair di incrociare i dati sulla qualità dell’aria è stata dirottata per misurare le code davanti ai supermercati. E poi c’è Boom Image studio, che offre fotografi professionisti ai ristoratori costretti a riciclarsi nel servizio d’asporto, e che proprio per questo ha ricevuto riconoscimenti nell’ambiente degli innovatori e, soprattutto, copiosi finanziamenti. Oppure c’è la valvola «Charlotte» inventata da Isinnova per trasformare una normale maschera da sub in respiratore per i pazienti Covid. E anche la produzione è stata «diffusa», cioè distribuita a una rete di aziende e laboratori con stampanti 3D.

«Le aziende seguono e danno credito a questo mondo di startup». E proprio dal versante imprenditoriale Mauro Minniti, consulente di Myco (che a sua volta crea soluzioni digitali per grandi gruppi) conferma che il momento è favorevole: «Persino il mio panettiere si sta attrezzando con una app per l’asporto. Dopo lo stop di aprile adesso si sta rimettendo in moto». Le aziende arrivano con «idee embrionali», illustrano i problemi e chiedono soluzioni nuove, qualcosa che prima non c’era. Ma Minniti avverte: «Non è un gioco, serve molta competenza».

23 dicembre 2020 | 08:18

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Sorgente articoli: Vai

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