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Coronavirus Roma - Cronaca

Truffe e Covid, quei tentativi di arricchirsi con mascherine e vaccini

A Roma si indaga sulla fornitura di 800 milioni di mascherine dalla Cina ma anche nella prima ondata erano emersi tentativi di guadagni illeciti. Lo schema si ripete sui vaccini …

Sotto questo punto di vista la seconda ondata è uguale alla prima: crisi profonda per molti in settori economici diversissimi tra loro, enormi guadagni illeciti per pochi nell’ambito della stessa emergenza. Il tema di fondo dell’inchiesta che ieri, su richiesta del procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, ha portato all’emissione di cinque misure cautelari (una detenzione domiciliare e quattro interdizioni) per la fornitura di 800 milioni di mascherine alla struttura del commissario straordinario, per un affare da 1,25 miliardi di euro complessivi, sembra essere questo. L’approviggionamento di mascherine, guanti, camici e oggi anche vaccini è stata un’occasione per mettere in piedi truffe a vario livello che la pubblica amministrazione a livello locale e nazionale non si è spesso dimostrata in grado di scongiurare, quando non è stata addirittura complice per imperizia ma anche malafede. E se nella prima ondata c’era l’attenuante della fretta e della carenza di dpi reperibili, oggi sembra meno giustificabile la mancanza di controlli.

«Mediatori non autorizzati»

«Soggetti che formalmente non risultano aver ricevuto un incarico in tal senso dal soggetto pubblico e che per tale attività di intermediazione hanno lucrato provvigioni elevatissime», scrive il gip nell’ordinanza di ieri. Uno scenario che aveva fatto ipotizzare un accordo corruttivo, poi riformulato in «traffico di influenze» per il quale la procura di Roma ha già chiesto l’archiviazione in capo al commissario straordinario, Domenico Arcuri. Ma il gip va oltre: «il quadro normativo dei poteri conferiti all’organo Commissariale ed il rapporto personale tra Mario Benotti e il commissario Arcuri, creano una contingenza particolarmente favorevole da sfruttare per fare affari». Dalle indagini emerge che Benotti ha speso questa sua amicizia con Arcuri per avviare la fornitura monstre dalla Cina con l’intermediazione di tre imprese italiane e spartendosi con i rappresentanti di queste le commissioni milionarie ottenute in cambio (ammonta a 70 milioni il sequestro di beni e rapporti finanziari operato dai finanzieri del Nucleo di polizia valutaria una settimana fa). «Benotti — scrive ancora il gip — è persona politicamente esposta per essere stato già consulente presso la presidenza del Consiglio dei ministri e altri vari ministeri ed è stato lui ad aver organizzato per conto del governo l’acquisto e il trasporto delle mascherine». Circostanza che sembra confermata dallo stesso Benotti in una intercettazione: «Glieli abbiamo portati e finanche sdoganati perché Arcuri non era neanche in grado di sdoganarli». Dal canto suo il commissario precisa una circostanza riportata dal gip nelle sue indagini, e cioè che parte delle mascherine della stessa fornitura sarebbe arrivata in Italia senza il controllo preventivo di idoneità: «La struttura commissariale tiene a precisare che la totalità dei dispositivi forniti al riguardo sono stati acquistati e distribuiti ai sensi della normativa vigente. Quanto alla documentazione cui si fa riferimento (sequestrata dai finanzieri a spedizione già avvenuta, ndr) ovvero quella fatta pervenire unilateralmente e senza alcuna richiesta alla struttura commissariale il 2 dicembre 2020 dai fornitori, era nella sua totalità già nella disponibilità degli uffici del Commissario e messa a disposizione degli inquirenti».

Le altre inchieste

Come detto, attorno alle forniture di Dpi già nella prima ondata sono nate inchieste in alcuni casi già concluse. Ad esempio quella che il nove aprile aveva portato in cella Antonello Ieffi, condannato poi a due anni e mezzo di detenzione. Al centro della vicenda giudiziaria una gara da appalto per la fornitura di protezioni individuali del valore complessivo di 15,8 milioni di euro. È in vece prossima alla archiviazione quella che ha visto coinvolta la Regione Lazio come parte lesa nella fornitura da 13,5 milioni di euro da parte della Ecotech: dopo un lungo tira e molla le mascherine non sono mai arrivate ma l’impedimento avanzato dai mediatori si è rivelato reale. Pochi giorni fa, invece, la Procura di Bari ha chiesto il processo per diverse persone all’esito di altrettante indagini sulle truffe commesse con la vendita di dispositivi di protezione individuale non certificati o a prezzi esorbitanti, quando la Puglia era alle prese con la prima ondata di Coronavirus. Analoga truffa è stata scoperta nei mesi scorsi a Torino, dove mascherine di ogni tipo, Ffp1, Ffp2, Ffp3 e chirurgiche, termometri e prodotti igienizzanti in quantitativi ingenti venivano offerti a prezzi imbattibili con la promessa di consegnare il materiale entro 10 giorni. Non mancavano neanche le offerte: per ordini di minimo 500 mila pezzi il prezzo scendeva a 0,90 centesimi cadauna. Unico neo, le forniture che avrebbero dovuto arrivare dalla Malesia non arrivavano mai ai clienti che quando si lamentavano per le mancate consegne si sentivano dire di avere pazienza che il cargo sarebbe arrivato tra qualche giorno.

Il mercato dei vaccini

E non dissimili sono le inchieste più recenti aperte a Roma e Milano sulle offerte di partite di vaccini arrivate allo stesso commissario Arcuri ma anche a diverse Regioni da mediatori di dubbia attendibilità. Le ipotesi vanno dalla truffa alla ricettazione ma quella più avanzata è l’inchiesta avviata a Perugia dal procuratore Raffaele Cantone. I Nas hanno già provveduto a sequestrare diversa documentazione anche in Veneto per capire da dove sarebbero eventualmente arrivati i farmaci, dato che il loro approvvigionamento è per ora in regime di monopolio statale. Il sedicente mediatore che ha proposto una partita di vaccini AstraZeneca alla direzione sanitaria di Perugia ha contattato anche altre Regioni del Centro-Sud, alle quali si è allargata l’inchiesta della Procura umbra.
Il profilo dell’uomo messinese non è quello tradizionale di un truffatore, ed è questo il primo dato saltato all’occhio della Procura quando ha ricevuto la denuncia della Regione Umbria: è un commercialista, vanta una rete di contatti strutturata, si era proposto invano anche per fornire mascherine durante la prima ondata della pandemia e, non si trattasse di materiale non in commercio, sarebbe potuto risultare credibile quando il 28 gennaio si è offerto di procurare vaccini AstraZeneca. Col dettaglio che solo il 30 gennaio sono stati approvati dall’Aifa e che non ne specificava la provenienza. Anche la casa farmaceutica ha sporto denuncia e l’uomo risulta indagato per truffa e sostituzione di persona.

25 febbraio 2021 | 16:38

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