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Trump, le rivelazioni  a Woodward: «Sapevo   da gennaio del pericolo  del virus, ho minimizzato»

In pubblico il presidente Usa ha sempre negato. L’ammissione ora in un’intervista esclusiva con il Pulitzer: sapeva tutto da fine gennaio. «Ho agito per evitare il panico» …

Donald Trump, che per mesi ha minimizzato la gravità dell’epidemia di coronavirus e che, quando la situazione gli è sfuggita di mano, ha accusato la Cina di aver nascosto la pericolosità del Covid-19, sapeva già tutto a fine gennaio. E all’inizio di febbraio aveva discusso della gravità della crisi sanitari col presidente cinese Xi Jinping.

Ma in pubblico continuava a dire che la situazione era sotto controllo, che i pochissimi casi di contagio in America presto si sarebbero azzerati: «Ad aprile, col caldo, il virus svanirà miracolosamente». Non è la prima volta che il presidente viene accusato di aver sottovalutato una crisi della quale conosceva la gravità. Ma Rage, il nuovo libro di Bob Woodward anticipato ieri alla stampa non contiene solo rilievi ben argomentati e supportati da testimonianze più o meno credibili. Nel saggio c’è anche uno straordinario autogol del presidente che, conversando con lo stesso Woodward che lo stava intervistando per Rage, il 7 febbraio gli aveva raccontato del suo colloquio con Xi, aggiungedo che “questo virus è roba grave, mortale: si trasmette nell’aria, respirando ed è molto più pericoloso degli altri virus influenzali” che, pure, uccidono 25-30 mila americani l’anno, anche se la gente non se ne rende conto. Ma il Covid-19, aveva aggiunto Trump, “ha un tasso di mortalità del 5 per cento rispetto all’1, o anche meno, delle altre influenze”. Parole del presidente registrate, col suo consenso, da Woodward e ora trasmesse da tutte le tv Usa.

Insieme agli spezzoni di altre interviste del celebre giornalista (l’”eroe” del Watergate insieme al collega Carl Bernstein, quando, mezzo secolo fa, i due erano giovani cronisti del Washington Post) nelle quali Trump ammette che il virus è pericoloso anche per i ragazzi, anche se in pubblico ha sostenuto il contrario. Poi il presidente che si è opposto ai lockdown e all’obbligo di mascherina ammette di aver minimizzato la gravità della pandemia: “E continuerò a farlo perchè non voglio creare panico”.

Per approfondire

Nel sui libro Woodward riferisce anche che già il 28 gennaio il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Robert O’Brien, aveva avvertito il presidente che “il coronavirus rappresenta la maggiore minaccia per la sicurezza nazionale di tutta la sua presidenza”.

Immediata e durissima la replica del candidato democratico Joe Biden durante un comizio in Michigan: «Il presidente sapeva che una malattia mortale si stava diffondendo nel Paese e non ha fatto il suo lavoro per proteggere i cittadini: ha tradito il popolo americano su una questione di vita o di morte. E’ inosservanza dei suoi doveri, siamo oltre lo spregevole». A caldo è toccato alla portavoce di Trump, Kayleigh McEnany, cercare di difenderlo sostendo che «il presidente non ha mentito agli americani»: è stato prudente per proteggerli senza terrorizzarli.

Poi ha parlato lo stesso Trump in margine a un incontro nel quale ha presentato i nomi dei giudici conservatori che intende promuovere ne,l suo prossimo mandato presidenziale. Trump non ha contestato (nè avrebbe potuto) il libro di Woodward, limitandosi a ribadire che ha minimizzato la crisi per non spargere panico: “Sono un cheerleader dell’America e non voglio spaventarla con cose orrende, bisogna dimostrare leadership per evitare che si diffondano paura e sfiducia”. Poi, come in passato, il presidente è tornato a rivendicare di aver fatto le cose giuste contro la crisi isolando l’America, soprattutto dalla Cina e comprando materiale sanitario in tutto il mondo. I numeri di morti e contagi negli Usa per lui sono buoni e i risultati del lavoro fatto si vedranno presto coi vaccini.

9 settembre 2020 (modifica il 9 settembre 2020 | 22:38)

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