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Tumori, così si può (e si deve) recuperare il tempo perduto a causa del coronavirus

L’epidemia ha causato ritardi nel 64% degli interventi chirurgici e le visite sono diminuite del 57%. Pazienti e medici insieme hanno preparato un documento-guida concreto per affrontare la fase 2 …

Ogni giorno in Italia circa mille persone scoprono di avere un tumore. In tutto sono tre milioni e mezzo i connazionali che vivono con una pregressa diagnosi di cancro, più o meno il cinque per cento della popolazione. A loro, ai familiari e caregiver è dedicata la Giornata nazionale del malato oncologico, che la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) celebra ogni anno nella terza settimana di maggio.«Per la prima volta da quando è stata istituita 14 anni fa, le oltre 500 associazioni diffuse su tutto il territorio nazionale che costituiscono la Favo non potranno riunirsi insieme a Roma – dice Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione -. Purtroppo, quest’anno l’epidemia di Covid-19 ha reso impossibile celebrarla nelle forme che da sempre la caratterizzano. Ma abbiamo ritenuto importante non far passare sotto silenzio la tempesta che si è abbattuta in questi mesi sui malati di cancro, visto che secondo i dati dell’Isitituto Superiore di Sanità ben il 16% dei decessi registrati durante l’ermergenza SARS-COV-2 ha riguardato persone con una diagnosi di cancro. Così Favo ha deciso d’impostare la 15esima Giornata 2020, celebrata in modo virtuale domenica 17 maggio, principalmente sulla disseminazione di un Documento programmatico sull’oncologia, promosso da noi e realizzato in collaborazione con le principali società scientifiche che rappresentano medici oncologi (Aiom), chirurghi (Sico), radioterapisti oncologi (Airo), infermieri (Fnopi) e psico-oncologi (Sipo) per superare l’emergenza Coronavirus e favorire il ritorno immediato alla normalità delle cure».

Il documento programmatico: una guida concreta per la fase 2

Nel Documento i pazienti e le società scientifiche si uniscono nella richiesta alle Istituzioni interventi urgenti, «perché i tumori non sono meno gravi del Covid-19 e ulteriori ritardi nella programmazione dell’assistenza rischiano di compromettere le possibilità di sopravvivenza di migliaia di malati oncologici – sottolinea Elisabetta Iannelli, segretario nazionale Favo e vicepresidente dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (Aimac). Per questo, con Aiom, Airo, Sico, Sipo e Fnopi (Europa Donna Italia e IncontraDonna hanno aderito in rappresentanza di numerose altre associazioni di volontariato), abbiamo stilato un Documento programmatico che vuol essere una guida concreta affrontare la cosiddetta fase 2 e che tocca diversi punti cruciali: potenziamento della telemedicina, delle cure territoriali e dell’assistenza domiciliare, incremento del numero di interventi chirurgici, aggiornamento del parco tecnologico nazionale degli apparecchi di radioterapia, riattivazione urgente di tutti i programmi di screening, eliminazione degli ostacoli burocratici per ottenere le tutele sociali ed effettiva realizzazione delle Reti oncologiche regionali, con investimenti importanti nella medicina di precisione». Sul sito di Favo è disponibile sia la versione integrale del Documento sia alcuni interventi video dei rappresentanti delle società scientifiche e organizzazioni coinvolte: di Francesco De Lorenzo, del presidente di Aiom Giordano Beretta, del presidente di Airo Vittorio Donato, del presidente di Sico Alessandro Gronchi, del presidente di Sipo Marco Bellani e del portavoce di Fnopi Tonino Aceti.

No ai ritardi delle terapie anticancro e niente paura ad andare in ospedale

L’emergenza causata da Covid-19 ha imposto un’improvvisa riorganizzazione di strutture, servizi e personale sanitario, destinati quasi esclusivamente a far fronte alla presa in carico dei pazienti affetti dal coronavirus, creando inevitabili conseguenze anche in oncologia. I medici hanno dichiarano che, negli ultimi due mesi, diagnosi e biopsie sono state praticamente dimezzate, ritardi negli interventi chirurgici per il 64%, visite ai pazienti settimanali diminuite del 57% (dati sondaggio IQVIA). Numeri che evidenziano importanti ritardi, ma che sono anche l’effetto della grande paura dei malati oncologici a recarsi in ospedale per la preoccupazione del contagio, per cui moltissime sonno state le rinunce e i rinvii spontanei decisi dai diretti interessati. «Una paura oggi non più giustificata per il superamento della prima fase di emergenza e per la recente costruzione di percorsi e strutture dedicati – spiega il presidente dell’Associazione Italiana di Onlogia Medica o Giordano Beretta, responsabile dell’Oncologia Medica di Humanitas Gavazzeni Bergamo -. Nella fase 2, tutti i pazienti possono rivolgersi con fiducia e serenità alle loro strutture di riferimento, dove sono stati attivati protocolli specifici per la protezione dal contagio. I pazienti oncologici e le loro famiglie non devono trascurare diagnosi e trattamenti per paura di contrarre il virus, altrimenti rischiano di compromettere i brillanti successi che negli ultimi anni sono stati raggiunti nella cura del cancro».

Proposte concrete per colmare le lacune del Ssn

«Nel Documento, oltre alla descrizione delle azioni e iniziative messe in atto nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) per superare la fase di emergenza e garantire ai malati percorsi di sicurezza e la piena ripresa delle attività diagnostiche e terapeutiche, vengono proposte per ogni ambito oncologico misure di potenziamento e aggiornamento del Ssn per colmare le carenze messe in luce dall’emergenza coronavirus, affrontate soprattutto grazie alla straordinaria opera di dedizione e sacrificio degli operatori sanitari – prosegue Laura Del Campo, direttore Favo -. Vogliamo contribuire con proposte concrete. Ad esempio, nella fase di emergenza le visite di follow-up sono state convertite a contatti telefonici e telematici, che non hanno la pretesa di sostituire le visite fisiche, ma hanno consentito la tempestiva discussione degli esami di laboratorio e strumentali e di eventuali sintomi di malattia. Nella fase 2 vanno uniformati a livello nazionale i programmi di telemedicina, utili non solamente per i pazienti liberi da malattia e in follow-up, ma anche per coloro che sono in trattamento attivo. Vanno adottati i patient-reported outcomes elettronici, perché portano molti benefici: nella gestione tempestiva di sintomi e tossicità delle cure, nella qualità di vita, e nella riduzione di accessi in pronto soccorso e ospedalizzazioni».

Integrare ospedali e territorio: ruolo cruciale degli infermieri

L’emergenza ha dimostrato le criticità che possono derivare dalla scarsa interazione e integrazione tra ospedale e medicina del territorio. «Sono molteplici le Regioni inadempienti nella capacità di garantire il livello di assistenza sanitaria distrettuale – aggiunge Tonino Aceti, portavoce della  Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi) -. Per questo chiediamo di realizzare modelli organizzativi per la presa in carico dei malati oncologici con l’integrazione tra strutture ospedaliere e territorio, prevedendo il trattamento oncologico domiciliare in tutte le situazioni cliniche che lo consentono. Un ruolo di primo piano in questo senso va attribuito alla figura dell’infermiere di famiglia e di comunità in tutte le Regioni, come previsto nel Patto per la Salute 2019-2021 per le cronicità, oggi introdotta in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Le associazioni di pazienti e le società scientifiche chiedono poi, fino a quando la pandemia non sarà sconfitta, il monitoraggio a domicilio delle persone colpite da tumore per una diagnosi precoce del Covid-19».

Più interventi chirurgici per recuperare quelli rinviati

Anche gli interventi chirurgici devono riprendere a pieno ritmo. «Nella fase 2 va incrementata l’attività chirurgica del 20-30%, per permettere la progressiva presa in carico dei pazienti non trattati nei mesi dell’emergenza ed è necessario creare posti aggiuntivi di terapia semi-intensiva postoperatoria, per poter effettuare le chirurgie maggiori in sicurezza – evidenzia Alessandro Gronchi, presidente della Società Italiana di Chirurgia Oncologica (Sico) e responsabile della Chirurgia dei Sarcomi all’Istituto Nazionale Tumori di Milano -. Inoltre è opportuno estendere l’obbligo di eseguire tamponi nasofaringei per Covid-19 e l’eventuale sierologia per i pazienti candidati a chirurgia oncologica, pur in assenza di sintomi».

Svecchiare il parco-macchine per una radioterapia più efficiente

Altra arma insostituibile nella cura del cancro è la radioterapia, che nella prima fase di emergenza non ha ridotto l’attività negli ospedali italiani. «Questo risultato è stato reso possibile, oltre che dallo sviluppo di una corretta organizzazione, anche dalla possibilità di effettuare trattamenti che, mediante l’applicazione di nuove tecnologie, riducono il numero totale delle sedute di radioterapia – chiarisce Vittorio Donato, Presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia clinica (Airo) -. Serve però un aggiornamento del parco tecnologico nazionale degli apparecchi di radioterapia, per eseguire in tutto il territorio quelle procedure di trattamento altamente tecnologico che permettono un minor numero di applicazioni, con migliore impatto sulla qualità di vita dei pazienti».

Anche un sostegno psicologico via web può aiutare

Accanto al monitoraggio a livello nazionale della qualità assistenziale in tutte le strutture per le cure palliative, pazienti e specialisti chiedono il potenziamento del sostegno psicologico, anche grazie alla telemedicina. «Praticamente tutti i malati di cancro, quando scoprono la presenza di un tumore e anche per molti anni a seguire accusano un contraccolpo psicologico ed emotivo – chiarisce Marco Bellani, presidente della Società Italiana di Psico-Oncologia (Sipo) -. Diverse statistiche hanno dimostrato che circa il 70% dei malati mostra sintomi di disagio. Ma solo un terzo dei casi di disagio psichico grave viene riconosciuto, mentre la sofferenza psicologica dovrebbe essere rilevata subito, come avviene per i parametri vitali. Disturbi d’ansia e depressivi interferiscono in maniera significativa sia con l’adesione alle cure sia con la qualità della vita, per questo è importante  l’attivazione di percorsi flessibili che consentano di reclutare e mettere a sistema professionisti esperti in psiconcologia. Ed è già stato provato da alcune ricerche scientifiche che sostegno un psicologico (anche breve e via web) può migliorare la vita dei malati».

Ricominciare subito gli screening e semplificare la burocrazia

Infine il Documento chiede attenzione sul fronte della prevenzione e degli interventi socio sanitari. «L’epidemia ha causato la sospensione per tre mesi degli screening per tumori al colon retto, mammella e  cervice uterina, che si tradurrà in un significativo ritardo diagnostico – ricorda  De Lorenzo -. Per questo è necessario riattivare con urgenza tutti i programmi di screening oncologici, prevedendo misure atte a facilitarne l’accesso in sicurezza, tramite percorsi dedicati possibilmente in strutture Covid-free».Sul fronte delle tutele sociali, la necessità di ridurre assembramenti negli ospedali e negli uffici pubblici rende ancora più urgente lo snellimento delle procedure burocratiche. «Va previsto l’invio telematico alla ASL della certificazione medica per il riconoscimento dell’esenzione per patologia oncologica (cod. 048) eliminando, quindi, ulteriori passaggi a carico dell’assistito – conclude Iannelli -. È necessario l’invio telematico del piano terapeutico, o del suo rinnovo, direttamente da parte del medico curante al medico di medicina generale ed alla Asl, senza necessità di ulteriori passaggi a carico dell’assistito. Va semplificata la procedura di certificazione del rischio da Covid-19 per i lavoratori dipendenti pubblici e privati, prevedendo un unico certificato medico o mediante autocertificazione da parte del diretto interessato sulla base dell’esenzione per patologia (cod. 048). Deve inoltre essere chiarito che l’indennità economica “reddito di ultima istanza” (bonus 600 euro) è cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità e con le analoghe provvidenze economiche previdenziali per invalidità previste per i liberi professionisti iscritti alle rispettive casse ordinistiche».

16 maggio 2020 (modifica il 16 maggio 2020 | 11:43)

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