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Coronavirus Salute

Usa: «Oltre al Covid, nei bimbi crescono casi di Vrs, virus che si diffonde in inverno»

Negli Usa e in Nuova Zelanda aumento simultaneo di casi e ricoveri legati alla variante Delta e al virus respiratorio sinciziale, di solito diffuso in inverno . Cosa accadrà da noi? …

di Ruggiero Corcella

Negli Usa e in Nuova Zelanda aumento simultaneo di casi e ricoveri legati alla variante Delta e al virus respiratorio sinciziale, di solito diffuso in inverno . Cosa accadrà da noi?

Il campanello d’allarme lo hanno suonato, tanto per cambiare, i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi: oltre al Covid, sempre più bambini contraggono il virus respiratorio sinciziale (Vrs), un virus che di solito circola maggiormente nella stagione fredda.

Secondo quanto riporta il New York Times (qui l’articolo), i funzionari dell’Agenzia governativa hanno espresso preoccupazione per un aumento simultaneo delle infezioni della variante Delta e dei casi di Vrs. Picchi di focolai infettivi, con ricoveri in ospedale, si sono registrati in Texas, Florida, Louisiana, Oklahoma. Anche in Nuova Zelanda, dove attualmente è inverno, le autorità sanitarie hanno segnalato un’impannata nei casi. Gli esperti affermano che i bambini potrebbero essere più vulnerabili del solito ai virus respiratori e alle infezioni stagionali perché sono stati sottoesposti ai germi durante i blocchi decretati all’inizio della pandemia.

In Italia non sono ancora segnalati casi

In Europa, qualcosa di simile era accaduto, stranamente, a metà maggio. E in Italia? «Di solito, d’estate, la presenza di questo virus è sporadica. Nel nostro ospedale, ogni volta che un bambino arriva in Pronto soccorso e viene ricoverato per un problema respiratorio, insieme alla Virologia della Sapienza, facciamo sempre la ricerchiamo sempre 14 virus respiratori tra i quali il Vrs. Ma fino a questo momento non lo abbiamo ancora identificato. Quei pochi bambini che sono venuti alla nostra attenzione in ospedale avevano delle infezioni da rinovirus perché, essendo di dimensioni molto contenute, sembrerebbe che passi attraverso le mascherine. Però fondamentalmente il distanziamento ha fatto sparire tutti i virus respiratori», spiega Fabio Midulla, professore ordinario di Pediatria alla Sapienza Università di Roma, responsabile del Pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I e presidente della Società Italiana di Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI).

Che cos’è il virus respiratorio sinciziale

Professor Midulla cerchiamo di capire meglio con quale microrganismo abbiamo a che fare. «Il virus respiratorio sinciziale è uno dei virus respiratori che circola di più nel mondo. Lo conosciamo da tanto tempo, perché è stato isolato nel 1956. Colpisce a tutte le età, ma in maniera più grave i neonati, i lattanti nei primi mesi di vita e gli anziani con più patologie. Nei bambini piccoli sotto l’ano di età può causare la bronchiolite e le apnee. Esistono poi anche delle popolazioni a rischio, come i bambini cardiopatici o con una grave prematurità o che hanno problemi del neurosviluppo. Nelle persone anziane con comorbidità, ad esempio, è un virus pericoloso come il corona. È un virus a Rna, che purtroppo non dà un’immunità completa e quindi sono molto frequenti le reinfezioni. Di solito la prima infezione è più grave, la seconda e la terza sono meno gravi e si manifestano con una forma respiratoria lieve, simile ad un’infuelnza. Nel mondo ci sono circa 33milioni di infezioni respiratorie in un anno, nell’età sotto i 5 anni, e il 20% è legata al virus respiratorio sinciziale, con 3milioni di ricoveri e circa 100mila morti ogni anno, prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo».

I sintomi

Quali sono i sintomi?«Nei neonati, soprattutto prematuri, il primo sintomo può essere l’apnea e poi quelli tipici di una malattia respiratoria: il bambino respira male, in alcuni casi bisogna somministrare l’ossigeno e in altri si deve addirittura arrivare alla ventilazione non invasiva, quindi occorre ricoverare il bambino in terapia intensiva. L’infezione da Vrs inizia come un semplice raffreddore, perciò tipicamente questi bambini hanno per 1-3 giorni i sintomi di un’infezione delle alte vie respiratorie: starnuti, tosse, mal di gola, febbre. Dal terzo al quinto giorno possono cominciare a manifestare un distress respiratorio, quindi aumento della frequenza respiratoria , movimento di allargamento delle narici (alitamento delle pinne nasali) e/o rientramenti cutanei a livello del torace durante gli atti respiratori. Spesso hanno bisogno dell’ossigeno».

Come si fa la diagnosi?

«La diagnosi è fondamentalmente clinica, in base all’età del paziente, al picco epidemico perché appunto è un virus tipico dell’autunno- inverno, e alla presenza, durante l’auscultazione del torace, di rumori che si chiamano rantoli e sono bilaterali e cioè in tutti e due i polmoni. Infatti una delle diagnosi più difficili, quando c’è un’epidemia di bronchiolite, è non fare diagnosi di polmonite. Di solito quando si sospetta una polmonite? Quando il bambino è molto piccolo, ha la febbre alta e i rantoli sono localizzati, cioè si sentono solo in una parte del polmone. In questi casi occorre sempre sospettare una polmonite».

Le terapie attuali

Esistono delle cure? Quali? «Solo per alcune classi di persone a rischio come i gravi prematuri , i bambini cardiopatici e quelli con problemi del neurosviluppo durante il periodo epidemico si può fare la profilassi con gli anticorpi monoclonali specifici. Altrimenti si propone solo una terapia di supporto: lavaggio del naso e delle alte vie respiratorie; somministrazione di liquidi, perché i bambini quando hanno un problema respiratorio non riescono a mangiare. E nei casi estremi il bambino deve essere idratato per endovena. Solo in alcuni casi si prova con un broncodilatatore, perché uno dei motivi per cui la bronchiolite da Vrs è molto studiata è il suo rapporto con lo sviluppo di asma. Ancora non si sa se è il Vrs che fa diventare il bambino asmatico oppure è soltanto un virus che evidenzia una caratteristica genetica del paziente. I bambini intorno all’anno di età con la bronchiolite e magari hanno una familiarità positiva per asma possono migliorare con il broncodilatatore».

Non esistono vaccino contro il Vrs

E vaccini specifici? «Non ne esistono ancora. Negli anni ‘60 ne era stato messo a punto uno con il virus inattivato in formalina, ma è stato un disastro. Esiste una sperimentazione clinica di fase III (la fase di studio di un farmaco che serve a determinare quanto è efficace, se ha qualche beneficio in più rispetto a farmaci simili già in commercio e qual è il rapporto tra rischio e beneficio, ndr) con un vaccino fatto nelle donne in gravidanza durante l’ultimo trimestre. Il vaccino dovrebbe stimolare la produzione di anticorpi che la mamma trasmette al neonato proteggendolo contro l’infezione da Vrs».

Il vaccino anti-Covid serve?

Il vaccino anti-Covid può aiutare nei bambini più grandi e i ragazzi, diciamo fra i 10 e i 17 anni? «Sicuramente. Si pensa che uno dei motivi per cui i bambini si sono ammalati di Coronavirus e in forma più lieve sia quello dell’immunità allenata (training immunity). Sembrerebbe che tutti i vaccini di solito somministrati in età pediatrica – dal morbillo alla pertosse – in un certo modo stimolino anche l’immunità innata. Quindi il bambino ha un sistema immunitario allenato e che è pronto alla risposta contro i virus respiratori. Esiste anche un’immunità crociata tra coronavirus e virus respiratori, quindi sono convinto che il vaccino contro il Coronavirus possa contribuire a stimolare un’immunità anche contro gli altri virus respiratori».

I rischi alla riapertura delle scuole

A maggio la Spagna , adesso gli Usa e la Nuova Zelanda lanciano l’allarme, perché ? «Nell’emisfero australe adesso è inverno. Quindi siccome il Vrs un virus tipico del periodo autunno- inverno, sono preoccupato per quello che potrà succedere in Europa a partire da settembre-ottobre con la riapertura delle scuole e il rallentamento delle misure di contenimento. Lo abbiamo anche scritto in un editoriale pubblicato su Pediatric Pulmonology (qui l’articolo) dove abbiamo parlato proprio di questo rischio: che cosa succederà quando ricomparirà il virus? Temiamo che avendo saltato una stagione, non avendo mai isolato il Vrs da quando c’è il lockdown per il coronavirus, le mamme abbiano anno una concentrazione minore di anticorpi da trasmettere ai figli. Quindi la nostra paura è che a settembre- ottobre quando ricomincerà a circolare il Vrs potremo avere dei casi più gravi».

I consigli ai genitori

Che consigli dare ai genitori? «Dall’epidemia dovremmo avere imparato alcune cose: lavarsi le mani; se si è malati, mettersi la mascherina; non rimandare i bambini a scuola appena gli passa la febbre, ma aspettare qualche giorno in modo che il bambino non sia più contagioso per gli altri. Le famiglie dovrebbero continuare a mettere in pratica il distanziamento e tutte le semplici regole di contenimento delle infezioni attuate durante l’epidemia. Non farlo, favorirà sicuramente la diffusione dei virus respiratori. Quindi mi auguro che quello che è successo ci abbia insegnato qualcosa. Sicuramente di mantenere alcune regole semplici di distanziamento e di controllo delle infezioni respiratorie».

2 agosto 2021 (modifica il 2 agosto 2021 | 16:26)

Sorgente articoli: Vai

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