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V-Day, parte oggi la campagna vaccinale contro il Coronavirus. Ecco tutto quello che c’è da sapere

«Nei prossimi mesi continueremo questa campagna per portare il nostro Paese, nei tempi in cui sarà possibile, fuori da questa emergenza», ha detto il commissario all’emergenza Domenico Arcuri
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Il V-Day è arrivato. Oggi, 27 dicembre, saranno somministrate le prime dosi del vaccino contro il Coronavirus – denominato Comirnaty – prodotte dalla società farmaceutica Pfizer-Biontech e arrivate in Italia la mattina di Natale, dopo aver oltrepassato la frontiera del Brennero su un furgone refrigerato. In testa alla lista dei volontari che riceveranno le 9.750 dosi del farmaco ci sono un’infermiera, un operatore socio sanitario, una ricercatrice e due medici dell’ospedale Spallanzani di Roma, uno dei maggiori centri di studio delle malattie infettive a livello nazionale, dove ieri, 26 dicembre, è stato consegnato il farmaco.

L’Italia rinasce con un fiore. È questo lo slogan scelto dal ministero della Salute in occasione della campagna vaccinale e che ha come simbolo una primula. Ieri, dopo l’entrata all’ospedale di Roma, il nuovo vaccino è stato accolto dall’applauso di medici e infermieri. Con loro, anche il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri. «Nei prossimi mesi continueremo questa campagna – ha detto il commissario – per portare il nostro Paese, nei tempi in cui sarà possibile, fuori da questa emergenza. Domani sarà un giorno simbolico molto emozionante, molto partecipato. Siamo convinti che tutti i cittadini comprenderanno l’importanza di questo momento».

MINISTERO DELLA SALUTE | Lo slogan della campagna vaccinale

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, stamattina, ha scritto: «Oggi l’Italia si risveglia. È il Vaccine Day. Questa data ci rimarrà per sempre impressa. Partiamo dagli operatori sanitari e dalle fasce più fragili per poi estendere a tutta la popolazione la possibilità di conseguire l’immunità e sconfiggere definitivamente questo virus».

Tutto quello che c’è da sapere su Comirnaty

08:00 – 27 Dic

In tutto sono 9.750 le dosi del vaccino Pfizer arrivate in Italia. Un numero simbolico. La distribuzione vera e propria comincerà dal 28 dicembre. All’Italia verranno spedite 470mila dosi a settimana.

07:50 – 27 Dic

La professoressa Maria Rosaria Capobianchi, l’infermiera Claudia Alivernini e l’operatore sociosanitario Omar Altobelli sono i primi ad aver ricevuto, in Italia, il vaccino anti-Covid all’Istituto Spallanzani di Roma.

Il ministero della Difesa e l’operazione Eos

Insieme alla campagna creata dal ministero della Salute, parte anche l’Operazione Eos, ideata dal ministero della Difesa, cui collaborerà anche il commissario straordinario per l’emergenza. Spetterà ai mezzi militari distribuire le prime dosi che saranno suddivise tra le Regioni all’Istituto di malattie infettive di Roma. La missione varrà solo per il primo stoccaggio: le dosi che arriveranno in Italia in futuro saranno consegnate direttamente ai 300 siti di somministrazione già individuati. Sarà compito delle Forze Armate occuparsi del trasporto logistico su tutto il territorio nazionale anche dei prossimi vaccini, come quello di AstraZeneca.

Il modulo per il consenso

Per precauzione, l’Ordine nazionale dei biologi ha pubblicato sul proprio sito il modulo per dare il consenso all’iniezione. Come scritto, chiunque si sottoponga «alla somministrazione del farmaco biologico contro il Coronavirus dovrà firmare un documento in cui ammette di essere stato correttamente informato con parole a me chiare, ho compreso i benefici e i rischi della vaccinazione». Viene poi precisato che «possono essere necessari fino a 7 giorni dopo la seconda dose per sviluppare la protezione contro il Covid-19».

Il bugiardino dell’Aifa e gli effetti collaterali

Intanto qualche giorno fa l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha pubblicato una guida nella quale compaiono 35 domande e risposte sul vaccino. I temi spaziano dalle modalità di somministrazione, «due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra», alle stime sulla protezione indotta dal vaccino, «la durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 912 mesi». Tra gli effetti collaterali «debolezza nei muscoli di un lato del viso, paralisi facciale periferica acuta». L’Agenzia, dopo un elenco di spiegazioni sulle condizioni specifiche degli individui, dalla maternità alla predisposizione alle allergie, scrive che saranno 286 gli ospedali a somministrare le dosi.

I nodi ancora da risolvere

E se per gennaio è prevista l’immunizzazione di 1,8 milioni di persone, sembra in realtà che parte del personale che dovrà occuparsene non sia ancora (del tutto) pronto. Secondo quanto riportato da La Stampa, in diverse Regioni non sono ancora stati ripartiti gli incarichi tra chi dovrà somministrare il vaccino e chi invece preparare le siringhe. «Non sappiamo nulla, né chi deve preparare le dosi, né chi deve somministrarle e la formazione è nelle informazioni che sono circolate nelle nostre chat», dice dal Lazio Guido Coen. «Nessuna indicazione su chi deve preparare le fiale e nemmeno sui locali da utilizzare», raccontava il 23 dicembre, dalla Campania, Pierino Di Silverio del sindacato di categoria Anaao.

Anagrafe incompleta

Alla mancanza di personale sanitario, si aggiunge l’anagrafe vaccinale ad oggi incompleta. Di cosa si tratta? Di un sistema digitale costruito su scala nazionale da mettere in piedi dal nulla. Di molti soggetti a cui dovrà essere inoculato il vaccino, non si conoscono ancora età, storia sanitaria, data in cui hanno ricevuto o dovrebbero ricevere la somministrazione. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha lasciato intendere che se la gestione di una macchina simile fosse decentrata, probabilmente funzionerebbe meglio. In altre Regioni, però, le informazioni in possesso delle amministrazioni sono talvolta frammentarie, e su carta. Il che rende tutto più lento e laborioso.

Assunzioni solo a gennaio

Infine c’è la questione tanto dibattuta dei medici che dovranno occuparsi di distribuzione e somministrazione, ma che continuano a mancare all’appello e che sono ancora da trovare. «Siamo pochi», ammette a la Repubblica il manager di un hub del Lazio. La notizia, per adesso, è che le assunzioni non partiranno prima della fine di gennaio. E il V-Day è già qui.

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