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Vaccinati, nei pochi contagiati il virus  si ferma nel naso (e solo per pochi giorni)

Secondo i dati italiani è a rischio contagio il 12% di coloro che hanno ricevuto le due dosi. Ma appare sempre più chiaro che il virus si ferma nel naso e nel rinofaringe (il retro del naso) solo per pochi giorni …

di Laura Cuppini

Secondo i dati italiani è a rischio contagio il 12% di coloro che hanno ricevuto le due dosi. Ma appare sempre più chiaro che il virus si ferma nel naso e nel rinofaringe (il retro del naso) solo per pochi giorni

Se tra i guariti da Covid il rischio di reinfezione è molto raro, tranne pochissime eccezioni, nei vaccinati con due dosi si calcola che la probabilità di contagiarsi —a fronte della rapida diffusione della variante Delta — è di circa il 12 per cento, secondo dati italiani. «C’è una limitata percentuale di soggetti compiutamente immunizzati che possono infettarsi, quasi sempre senza sviluppare malattia, e contagiare. In che misura lo facciano in paragone ai non vaccinati merita ulteriori studi, in particolare mirati a definire quella che è la carica virale nelle loro vie aeree, naso e gola. Insieme al tempo di esposizione, questo rappresenta il fattore determinante per il contagio» ha detto pochi giorni fa Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza, in un’intervista al Corriere.

Le parole di Fauci

Il tema è al centro del dibattito, scientifico e non solo, dopo che le autorità sanitarie Usa hanno espresso preoccupazione. «I vaccinati infettati con la variante Delta possono trasmettere il virus — ha affermato il direttore dei Centers for disease and control prevention (Cdc), Rochelle Walensky —. È stata la scoperta che ci ha spinto a rivedere le raccomandazioni sull’uso delle mascherine». Gli Stati Uniti erano stati i primi, a marzo, a liberare i vaccinati dall’obbligo della mascherina. Ora il passo indietro: anche chi è protetto con due dosi dovrebbe coprire naso e bocca negli ambienti chiusi in zone del Paese dove il tasso di trasmissione è più elevato. Le indagini dei Cdc mostrano che pochi soggetti vaccinati presentano cariche virali elevate (ossia la quantità di virus presente nel naso in un determinato momento), risultando così probabili vettori di trasmissione del contagio. Hanno fatto molto scalpore le parole di Anthony Fauci, capo consulente medico della Casa Bianca: «Si può presumere che le persone vaccinate possano trasmettere il virus come le persone non vaccinate. È un evento molto insolito e raro, ma si verifica».

Il dossier dei Cdc

Il riferimento è a un dossier dei Cdc di cui il Washington Post ha riportato alcuni stralci. Nel documento si legge che la variante Delta è contagiosa come la varicella e le persone infette sembrano trasmetterla, a prescindere dal fatto che siano vaccinate o meno (la varicella ha un R0, che indica quante persone un singolo individuo può infettare in assenza di misure o vaccinazioni, uguale circa a 5, la Delta si suppone da 5 a 8). Affermazioni basate su un’analisi condotta a Provincetown, nel Massachusetts, dove sono stati rilevati quasi 900 casi di Covid (con pochi ricoveri e nessun decesso) dopo la festa nazionale del 4 luglio, nonostante tre quarti dei partecipanti fossero vaccinati. Secondo il documento del Cdc , non è risultata «alcuna differenza» nella carica virale delle persone vaccinate o non vaccinate e questo sembra indicare lo stesso grado di contagiosità. Dati poco tranquillizzanti, che hanno avuto anche l’effetto di rafforzare le posizioni di no-vax e boh-vax («perché devo vaccinarmi se tanto mi contagio lo stesso?»). Scorrendo il dossier, però, viene chiarito che le infezioni dei vaccinati aumentano, ma negli Stati Uniti sono 35mila su 162 milioni, pari allo 0,021%.

L’infezione dura pochi giorni

Fatta questa premessa, ci sono alcuni punti da chiarire, di fondamentale importanza. Elementi che stanno emergendo con chiarezza dagli studi in corso e riguardano la qualità dell’eventuale (e rara) infezione nei soggetti vaccinati con due dosi e la sua durata. Un’indagine in corso all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma mostra che su 2.900 vaccinati circa 40 si sono infettati (1,5%). «Stiamo osservando che in questo 1,5% di vaccinati la presenza del virus rimane confinata al naso e rinofaringe (il retro del naso), mentre i polmoni sono liberi — spiega Carlo Federico Perno, direttore della Microbiologia e virologia al Bambino Gesù —. Questo avviene perché, dopo il vaccino, nei polmoni sono già presenti le difese contro Sars-CoV-2, mentre nel naso no. Però la reazione immunitaria, nei vaccinati, è rapidissima anche nel naso: entro breve tempo le difese arrivano e nel giro di 2-3 giorni riescono a abbattere la carica virale fino ad eliminare il virus. Quindi: il vaccinato in rari casi può infettarsi e, in un ulteriore sottogruppo, avere una carica virale alta, esattamente come i non vaccinati. La differenza è che, mentre un non vaccinato resta infetto e quindi contagioso per diversi giorni (e può ammalarsi gravemente), il vaccinato ha “a disposizione” solo un breve tempo (1-2, massimo 3 giorni) per trasmettere ad altri l’infezione e inoltre è molto raro che si ammali con sintomi gravi. Questa scoperta cambia completamente gli elementi fondanti del dibattito su vaccinati e non e integra, confermandole, le affermazioni di Anthony Fauci».

Il vaccinato non si ammala

«La percezione che si ha è che i soggetti vaccinati abbiano una negativizzazione più rapida rispetto ai non vaccinati e questo potrebbe indicare che il periodo di contagiosità sia inferiore — aggiunge Massimo Andreoni, direttore di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma —. Il vaccinato tende ad ammalarsi meno di Covid e sappiamo che un paziente tende a essere contagioso più a lungo rispetto a un soggetto che si infetta semplicemente, come appunto un vaccinato che si può infettare ma non sviluppa malattia grave». Quanto alla carica virale dei vaccinati, continua l’esperto, «bisogna vedere quale è il tempo in cui si determina, quindi la carica virale dei primi giorni dal contagio può essere uguale a un non vaccinato, ma poi il vaccinato tende a ridurre più rapidamente la carica virale rispetto all’altro». Questo, conclude Andreoni, «è comunque un argomento che dovrà essere ulteriormente indagato».

2 agosto 2021 (modifica il 2 agosto 2021 | 21:05)

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