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Vaccino obbligatorio? I pareri degli esperti Cosa sappiamo dei tre anti-virus in lizza

Gli esperti si dividono, ma sono tutti concordi sulla necessità di raggiungere l’immunità di gregge e non escludono interventi più marcati, anche perché i coronavirus hanno fatto il salto di specie tre volte in 18 anni ed è rischioso non sradicarli subito …

Ora che sono in dirittura d’arrivo i primi tre candidati vaccini che ha opzionato anche l’Italia e che si inizia a studiare quale potrà essere il piano vaccinale, è scaturito il dibattito sull’opportunità o meno di rendere il vaccino anti-Covid obbligatorio per tutta la popolazione o almeno per alcune categorie.

Il fronte istituzionale verso la raccomandazione

«Non c’è un orientamento per l’obbligo del vaccino, ma lo raccomandiamo», ha detto il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su La7. E il ministro della Salute, Roberto Speranza, su Raitre ha spiegato: «Penso che con la persuasione e con una campagna vera riusciremo a raggiungere l’immunità di gregge senza l’obbligatorietà, ma è evidente che dobbiamo raggiungerla, quindi lo valuteremo in coso d’opera». Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l’emergenza coronavirus, non lo ha escluso in caso di «necessità di ordine pubblico» e ha chiarito a Raitre: «Per il momento anche io ho consigliato di affrontare la strada della volontarietà per gli adulti. È chiaro che, se a un certo punto capissimo che per raggiungere l’immunità di gregge serve il 90-95% e non lo possiamo fare attraverso la strada della persuasione, potrebbe presentarsi la necessità di un obbligo per cause di forza maggiore: cioè per non bloccare completamente l’economia e la mobilità».

«Senza obbligo è probabile un altro salto di specie»

Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano, è fortemente favorevole all’obbligo per tutta la popolazione «per motivi di salute pubblica» e parlando con al Corriere Salute fa luce su un aspetto trascurato del coronavirus: «Tutti i coronavirus hanno il “vizio” di fare il salto di specie: l’uomo non è l’ospite finale. Con i visoni in Danimarca abbiamo rischiato grosso: forse l’opinione pubblica non se ne è resa conto, ma per qualche settimana abbiamo tremato e che il virus fosse mutato e passato all’uomo con caratteristiche che avrebbero messo a rischio tutti i vaccini in sperimentazione. Anzi, noi dovremmo fare un vaccino contro tutti coronavirus un “pan coronavirus”perché hanno tutti queste caratteristiche: in 18 anni hanno fatto il salto di specie tre volte, non fa presagire niente di buono. È probabile che nel prossimo decennio ci sarà un altro salto di specie: se siamo fortunati sarà come la MERS, se siamo sfortunati sarà un altro Covid e se siamo sfortunatissimi sarà anche peggio. Insomma, non possiamo rischiare una cosa del genere. Quando c’è stata la poliomielite il vaccino era obbligatorio», conclude Abrignani.

«Partire con raccomandazione e aspettare i dati»

«Proverei e non mettere l’obbligo e a vedere cosa succede in termini di adesione. Partire con un obbligo mi sembra un messaggio brutto – sostiene Paolo Bonanni, epidemiologo e professore ordinario di Igiene all’Università di Firenze interpellato dal Corriere – . Se poi si vede che c’è una quota importante di persone che per motivi futili o poco ragionevoli rifiutano, si può discutere in una seconda fase di un eventuale obbligo vaccinale, ma mi sembra che il panorama sia ancora abbastanza fluido e inesplorato per tentare una raccomandazione».
«La scelta politica sarà sicuramente di raccomandazione, perché è quella migliore in tema di alleanza medico paziente – dichiara al Corriere Fabrizio Pregliasco, virologo, direttore generale all’istituto Galeazzi di Milano – . L’obbligatorietà dal punto di vista di sanità pubblica è efficiente, ma mi rendo conto che il clima attuale non è facile, crea divisioni, abbiamo solo ora sopito le questioni relative alla legge Lorenzin sulle vaccinazioni infantili, anche perché è importante ottenere velocemente il risultato, perché più velocemente si ottiene, più ci sono vantaggi economici e sociali.

«Per l’obbligo serve una legge»

Il vaccino anti-Covid sarà obbligatorio? «Si può ipotizzare per il personale sanitario», ma non certo per tutti, in quanto «l’obbligatorietà è un meccanismo delicato, riservato solo a casi estremi, e che richiede una legge dello Stato», ha detto il Direttore generale dell’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), Nicola Magrini, in diretta su Facebook.
«Credo che dovrebbe essere obbligatorio per le categorie a rischio, che lavorano negli ospedali e a contatto con i malati», gli fa eco Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma.
«Non esiste da nessuna parte che un vaccino che passa per un processo accelerato diventi obbligatorio. Ci si assumerebbe delle responsabilità gigantesche», ha sostenuto su Sky Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova.

«Potrebbe essere come per la polio»

Di altro avviso Luca Pani, ex direttore Agenzia Generale del Farmaco, che su Focus Live dice: «Senza nessun dubbio il vaccino dovrebbe essere obbligatorio. Si dovrebbe dare prima alle persone più fragili, agli insegnanti e agli operatori sanitari. Che cosa aspettiamo, oltre a una pandemia mondiale che ha messo in ginocchio la sanità e l’economia, per capire che c’è un rapporto rischi-benefici per cui bisogna prendere in considerazione di obbligare tutti a vaccinarsi, con scelte politiche?». «Se le promesse saranno mantenute e tutti ci vacciniamo, tra non molto il Covid-19 avrà fatto la fine della poliomielite. Però dobbiamo vaccinarci tutti», ha chiarito Roberto Burioni, immunologo, docente all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

24 novembre 2020 (modifica il 24 novembre 2020 | 12:45)

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